Corriere della Sera, se anche lo sport è motivo di becera propaganda geopolitica

Corriere della Sera, se anche lo sport è motivo di becera propaganda geopolitica

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Nel Corriere della sera di domenica due chicche in materia di geopolitica. La prima è a firma di Danilo Taino il quale, dopo avere sparso fiumi di lacrime sulla palese crisi di egemonia americana, di cui gli eventi di Capitol Hill sono solo l'ultimo, clamoroso episodio, e dopo aver scritto che nemmeno il cambio della guardia alla Casa Bianca potrà rovesciare la tendenza in corso, attacca da destra la Ue perché "l'alleanza con gli Usa è ancora la sola possibilità che l'Europa ha di difendere i propri valori, le proprie istituzioni e la propria economia (...) La presidente Ursula von der Leyen aveva promesso che la sua sarebbe stata una Commissione geopolitica. Finora non ce n'è stata traccia, anzi l'accordo sugli investimenti con la Cina fa pensare che la Ue continui a ritenere che nel gioco delle grandi potenze di oggi si possano fare affari indipendentemente dalla scelte politiche". Il servilismo nei confronti degli Stati Uniti impedisce al nostro di vedere che gli Stati capitalisti (Usa compresi) hanno sempre fatto, fanno e sempre faranno affari indipendentemente dalle scelte politiche perché i loro "valori", indipendentemente dalle chiacchiere sui valori umani che entrano in gioco solo se e quando fa comodo, sono esclusivamente quelli del profitto e della più spietata competizione, per cui è del tutto normale che la Ue non abbia la minima intenzione di perdere l'occasione di sfruttare il vuoto di leadership creato dalla crisi americana per rafforzare la propria posizione sui mercati mondiali.
 
La seconda ci fa capire che lo spirito della guerra fredda permea ormai di sé ogni aspetto della informazione di regime. Ivi comprese le pagine sportive. Così Sconcerti, critico ufficiale del Corriere per il calcio, prima si esibisce in un panegirico nei confronti della Juve, non per i suoi meriti sportivi ma per il fatto che da 97 anni ha la stessa proprietà ("Gli Agnelli c'erano con il fascismo, durante la guerra, nella ricostruzione, nel boom, con tangentopoli, nel tempo del web. Non hanno girato insieme al calcio è stato il calcio a girare attorno a loro. Quando si parla dei privilegi della Juve si parla di questo, dei rapporti che ha costruito, degli ambienti che si è creata intorno, delle complicità (a partire dalla tua!)...di tutto l'infinito gioco economico e politico che la vita di una grande azienda costruisce in un secolo"). Dopodiché si scandalizza del fatto che l'Inter, al contrario, "dipende adesso non tanto da una propria crisi ma da una decisione di politica interna del governo cinese. E' inaccettabile". Capito? Che a gestire l'Inter sia una azienda cinese non è un problema finché si tratta di un'azienda privata, ma se ci mette il naso il governo cinese...Insomma a Sconcerti va benissimo che il calcio non abbia più alcun reale significato sportivo, che sia divenuto uno show business in cui vince chi ha più soldi, o più appoggi politici come lui stesso ammette nel caso della Juve. Non gli va bene che quegli appoggi (o quei vincoli) politici vengano dall'arcinemico governo cinese, invece che da una "nobile" dinastia di padroni privati italiani (o anche stranieri, come gli sceicchi che hanno comprato la Premier League inglese o i fondi americani che hanno comprato la Roma).

Carlo Formenti

Carlo Formenti

Giornalista, professore e ricercatore in pensione. Autore di "Il socialismo è morto. Viva il socialismo! Dalla disfatta della sinistra al momento populista" (Meltemi, 2019)

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