López Obrador umilia i parlamentari europei: “Uniti come pecore al servizio di corporazioni imprenditoriali e finanziarie”

López Obrador umilia i parlamentari europei: “Uniti come pecore al servizio di corporazioni imprenditoriali e finanziarie”

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«Questi legislatori europei molto conservatori, con una mentalità colonialista, approvano una risoluzione che condanna il governo del Messico. […] Cattivi politici, legislatori e media sono al servizio delle grandi corporazioni imprenditoriali, finanziarie e oligarchie, e non al servizio delle loro genti, ecco perché prendono decisioni politiche contrarie ai loro popoli. […] E con tutto questo, i loro popoli, non hanno nulla a che vedere, perché [i cittadini europei] sono straordinari, e meriterebbero un destino migliore

Queste sono solo alcune delle “contundenti” parole – come si usa dire in America Latina – che l’11 marzo, il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (AMLO), ha indirizzato agli europarlamentari parlando nella sua conferenza stampa mattutina che svolge confrontandosi con diversi rappresentati dei media informativi.

Il motivo del suo duro attacco è stata l’approvazione della “Proposta di risoluzione comune” contro la politica del governo messicano che, secondo i firmatari della stessa, non fa nulla per garantire la protezione e la creazione di un ambiente sicuro per i giornalisti e i difensori dei diritti umani, anzi aiuterebbe a comprometterla.

La risoluzione è stata approvata il 10 marzo, con un voto di 607 a favore, 2 contrari e 73 astensioni e i firmatari della stessa comprendono quasi tutto l’arco parlamentare, anche se in netta maggioranza del Partito Popolare. Non mancano nemmeno quelli del gruppo ‘S&D’ (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici), tra i quali è presente anche Andrea Cozzolino del “nostro” Partito Democratico.

Uno dei principali promotori della Proposta di risoluzione è stato Leopoldo López Gil, venezuelano trasferitosi in Spagna nel 2014, e padre di uno dei più noti oppositori politici del presidente del Venezuela Nicolás Maduro.

Come è risaputo, per tutti i paesi latino americani dove è in carica un governo realmente socialista, o semplicemente progressista e riformista (come in Messico) i legislatori conservatori spagnoli, spesso col supporto dei rappresentanti del PSOE (partito socialista), sono in prima fila nell’impegnarsi a delegittimare quei presidenti legittimamente eletti nel Continente latinoamericano.

Le parole del Presidente AMLO con cui ho aperto l’articolo, erano state precedute da una lettera, altrettanto dura nei contenuti, inviata il giorno prima al Parlamento europeo a nome del governo messicano.

Sia le parole di AMLO che la lettera simboleggiano un forte “manrovescio” agli europarlamentari che, secondo il presidente messicano, si sono prestati, consapevolmente o meno, alla volontà altrui.

La risoluzione è composta da 14 punti, e in ognuno si elencano denunce contro la politica del Presidente López Obrador, come ad esempio “un aumento vertiginoso delle violenze, delle violazioni dei diritti umani e degli attacchi nei confronti dei giornalisti, dei difensori dell'ambiente e delle popolazioni e comunità indigene”.

Ma, come si è ben capito, il Presidente AMLO non ha accettato questo attacco frontale. La sua lunghissima esperienza politica e l’impegno da sempre praticato per una più equa giustizia sociale gli sono stati sufficienti per capire che le accuse presentate dagli europarlamentari sono del tutto strumentali al fine di screditare la sua presidenza agli occhi dell’opinione pubblica, di altri governi e degli Organismi internazionali.

Tutto questo è un copione che AMLO conosce a memoria, e sa bene che si ripete ogni volta per delegittimare un governo non prono alla volontà degli USA o di qualche altro Paese europeo. In queste occasioni si mettono in moto sempre gli stessi meccanismi. La medesima cosa è stata orchestrata nei confronti di Cuba più di una volta nell’anno passato, e sempre dal Parlamento europeo.

Un esempio clamoroso di come queste accuse strumentali siano utilizzate a proprio uso e consumo di chi le propone, o di chi gli sta dietro, lo si capisce per la mancanza di condanna, con relative sanzioni, per gli orribili crimini commessi da decenni in Colombia, con migliaia di civili assassinati dall’esercito e la repressione criminale messa in atto dalla Forza di Polizia contro le manifestazioni popolari tenutesi nel 2021.

Ma si sa, la Colombia è salvaguardata da qualsiasi denuncia sulla violazione dei diritti umani che abbia conseguenze sanzionatorie, perché è il principale alleato degli Stati Uniti nel continente latinoamericano e unico Paese del Sud America fatto entrare nella NATO con il ruolo di ‘Partener Globale’-

Ora, il loro fango, lo stanno buttando addosso al Presidente López Obrador, perché, a differenza dei governi messicani che lo hanno preceduto – conservatori e neoliberisti – l’attuale non si prostra davanti agli interessi nordamericani o di qualche altro paese europeo. AMLO, a queste subdole manovre politiche, ha reagito sia con dichiarazioni pubbliche che formali, come la lettera di cui ho accennato (qui in originale), e della quale segue la mia traduzione.

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Ciudad de México, 10 de marzo de 2022

Comunicato del Governo della Repubblica al Parlamento europeo

 Ai membri del Parlamento europeo:

Basta con la corruzione, le bugie e l'ipocrisia.

È un peccato che si uniscano come pecore alla strategia reazionaria e golpista del

gruppo corrotto che si oppone alla ‘Quarta Trasformazione’, promossa da milioni di

messicani per affrontare le mostruose disuguaglianze e violenze ereditate dalla politica

economica neoliberista che per 36 anni si è imposta nel nostro Paese.

Sappiate, deputati europei, che il Messico ha cessato di essere una terra di conquista e, come in rare volte nella sua storia, sta facendo valere i principi libertari di uguaglianza

e democrazia. Qui non si reprime nessuno, si rispetta la libertà di espressione e il lavoro dei giornalisti. Lo Stato non viola i diritti umani come avveniva nei governi precedenti, quando voi, tra l'altro, essendone complici, avete taciuto.

Il Messico è un Paese pacifista che ha optato per la non violenza e siamo dalla parte del dialogo, non della guerra; noi non inviamo armi in nessun Paese, qualunque sia lo stato delle cose, come voi invece state facendo.

Se noi fossimo nella situazione che descrivete nel vostro infamante libello, il nostro presidente non sarebbe sostenuto dal 66% dei cittadini, come ieri ha pubblicato la società Morning Consult nel suo sondaggio, che lo colloca al secondo posto tra i principali governanti del mondo. E, per inciso, con più approvazione dei governanti europei.

Per la prossima volta informatevi e leggete le risoluzioni che vi vengono sottoposte prima di esprimere il vostro voto. E non dimenticatevi che ora non siamo più la colonia di nessuno. Il Messico è un Paese libero, indipendente e sovrano.

Evolvete, lasciatevi alle spalle la vostra ossessione interventista mascherata da buone intenzioni. Voi non siete il governo mondiale e non dimenticate quello che disse quel gigante delle Americhe, il presidente Benito Juárez: “Tra gli individui, come tra le nazioni, il rispetto per il diritto dell’altro è la pace.

Governo della Repubblica.

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Sui nostri media, in quest’anni, poco o nulla si è parlato del Presidente AMLO, e in molti non conoscono il suo profilo politico, essenziale per comprendere meglio il perché di questo attacco venuto dal Parlamento europeo.

López Obrador, con la sua coalizione “Juntos Haremos Historia” (Uniti Faremo la Storia), è stato il candidato alla presidenza più votato della storia messicana, con oltre 30 milioni di preferenze. Il suo successo deriva dal forte impegno messo sul campo nel corso della sua carriera politica, combattendo la corruzione, battendosi per un’equa ridistribuzione della ricchezza e per la creazione di un efficiente stato sociale.

A quanto pare, un’altra delle sue caratteristiche è l’indipendenza dagli interessi delle grandi corporazioni straniere. Ne è un esempio la costruzione della nuova raffineria di “Dos Bocas en Paraíso” che entrerà in funzione alla fine di questo anno.

AMLO, il 13 marzo, ha pubblicato un video dove spiega che il petrolio che si estrae dal Messico è stato sempre venduto alle raffinerie statunitensi, e che “erano più di 40 anni che non si costruiva una raffineria nel Paese”.

«Noi esportavamo petrolio grezzo e poi importavamo benzina [per mancanza di sufficienti raffinerie n.d.t.], ma adesso stiamo cambiando questa politica e saremo noi che raffineremo tutto il petrolio per i carburanti, diventando così del tutto autosufficienti, e arrivando ad avere un costo della benzina tra i più bassi al mondo».

Se in precedenza sui nostri media non cerano state eclatanti notizie per occuparsi di AMLO, questa volta non avrebbe dovuto verificarsi la stessa cosa. È inaccettabile che in tutti i media latinoamericani è stata ampiamente diffusa la notizia, con decine di milioni di cittadini che ne discutono, mentre qui da noi si fa finta di nulla su un’accusa così grave contro il Parlamento europeo.

Vedere che in Europa c’è unanimità nell’oscurare una notizia come questa (meno che in Spagna, sempre attenta alle sue ex colonie) è molto preoccupante.

Dico “oscurare”, perché le accuse che squalificano in modo inequivocabile i parlamentari europei (ovviamente salvo eccezioni), sono state pronunciate dal presidente di un Paese come il Messico e non da quello della ‘Repubblica di Nauru’, l’isoletta Stato sperduta nell’Oceano Pacifico (senza voler mancare di rispetto al suo Presidente Lionel Aingimea).

Il Messico ha il terzo esercito più potente dell’America Latina e il suo PIL è il secondo tra i paesi di quel continente. Quindi, i sonori schiaffoni che AMLO ha dato metaforicamente al Parlamento europeo e ai suoi rappresentanti, avranno pure qualche peso a livello internazionale.

Il tutto mi fa pensare che non sia stata solo una mancanza di attenzione, ma si è fatto finta di nulla. Non è dipeso dal fatto che erano occupati a raccontarci la narrazione del “Mondo Libero” che sta combattendo “l’Impero del Male”, ritirando fuori anche il vecchio e retorico linguaggio da Guerra Fredda.

Penso invece che si sia scientemente evitato di far conoscere all’opinione pubblica europea quello che in altri paesi pensano di noi, soprattutto dopo il nostro servilismo nei confronti degli Stati Uniti sulla gestione della crisi ucraina, i quali non hanno voluto trovare una soluzione, come invece inizialmente sembrava cercare l’Unione europea.

Qui poco se ne parla, ma in America Latina, e non solo, molte sono le persone – e tanti gli analisti politici – che in rete si confrontano tra loro e si dicono sempre più delusi dai governanti europei che, in modo umiliante, si sottomettono a qualsiasi decisione presa dagli Stati Uniti.

Sembra però che ai direttori dei grandi media nostrani di questo non gliene importi, e forse preferiscono che l’opinione pubblica continui credere che la “Vecchia Europa” sia ancora vista come un faro di democrazia, indipendenza, libertà e giustizia sociale.

Per finire, segnalo questo video che racchiude alcune delle accuse che il Presidente Andrés Manuel López Obrador ha rivolto al Parlamento europeo e ai suoi rappresentanti, sperando che qualcuno di loro, magari per caso, ne venga a conoscenza.

Però l’articolo lo voglio chiudere con un’altra emblematica frase presa dal discorso che AMLO ha fatto nella sua conferenza stampa:

«È una specie di colpo di Stato. Non più il tradizionale colpo di Stato militare, è un colpo di Stato morbido, con il potere dei media che massivamente controlla l'opinione pubblica».

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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