Perché Renzi non è un'anomala parentesi

Perché Renzi non è un'anomala parentesi

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Renzi ha sempre e coerentemente pensato solo alla propria personale affermazione, fin da quando faceva il boyscout o partecipò alla berlusconiana Ruota della fortuna o, fiutato il vento liberista, cominciò a fare politica nel Partito Popolare Italiano per poi confluire nella Margherita (insieme ai radicali il gruppo che più ha contribuito all’americanizzazione dell’Italia) e con quella nel Pd per allontanarlo dal socialismo (mission accomplished).

Ha sempre fatto e soprattutto detto quello che gli faceva comodo e che i suoi interlocutori volevano sentire, non importa se al prezzo di travisare e svilire concetti un tempo nobili. In maniera trasparente è ed è sempre stato un narcisista, un cazzaro e un bullo: “Voleva vincere sempre, se no portava via il pallone e tutti ziti”, spiegò un suo amico d’infanzia.

Ciò nonostante decine di milioni di italiani lo hanno apprezzato e sostenuto, una parte di loro solo per un paio di anni, altri molto più a lungo. Non dimentico che il 40% degli elettori lo votò alle europee e un'identica percentuale disse sì al suo progetto di rottamazione del Senato al referendum costituzionale (il 40% lo aveva preferito a Bersani già alle “primarie” del 2012, che divenne il 70% a quelle del 2013 – se non avesse vinto immagino che ce ne sarebbero state altre nel 2014 ed eventualmente nel 2015: certa gente non molla mai).

Non dimentico neppure di esser stato insultato, in quegli anni, da tanti piddini perché fin dall'inizio (nella mia vita ho fatto errori ma non questo) ho sostenuto che si tratta di un pallone gonfiato più pericoloso di Berlusconi perché Berlusconi legittimava l’egoismo di chi già era egoista mentre Renzi ha reso individualisti tanti italiani in precedenza capaci di solidarietà e generosità. Per questo sono stato accusato di essere un fascista. Adesso sembra che i suoi consensi siano precipitati eppure sto ancora aspettando qualche autocritica, qualcuno che ammetta di essere stato un idiota e ne spieghi le ragioni, a evitare che possa ricapitare in futuro. Invece in troppi sono convinti che avevano ragione allora e hanno ragione adesso – chiaro sintomo di una renzizzazione profonda, forsde irreversibile.

In sostanza, Renzi non nasce da circostanze fortuite né è un’anomala parentesi della Storia: è ciò che la maggioranza degli italiani (tutti i berlusconiani, inclusi quelli pentiti, e buona parte dei piddini) hanno permesso, voluto, desiderato. Infatti nessuno gli tira monetine, neanche adesso, come invece fecero (giustamente) con un politico molto più intelligente di lui e molto meno dannoso per il paese. Ma era un’altra Italia.

Francesco Erspamer

Francesco Erspamer

 

Professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill

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