Missili tedeschi contro il ponte di Crimea?

02 Marzo 2024 12:00 Fabrizio Poggi

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Secondo quanto scritto il 1 marzo sul proprio canale Telegram dalla direttrice di RT, Margarita Simon’jan, sarebbero circolate registrazioni audio in cui alti ufficiali della Bundeswehr stavano discutendo dettagli sul possibile bombardamento del ponte di Crimea e sul numero di missili necessari allo scopo.

La “discussione” sarebbe avvenuta intorno a metà febbraio, così che mentre ora il cancelliere Olaf Scholz nega l’eventualità di una aperta partecipazione NATO al conflitto in Ucraina, due settimane prima quegli stessi ufficiali tedeschi parlavano tranquillamente della partecipazione di USA e Gran Bretagna alla guerra, dandola come cosa acquisita.

Indicativo che, appena alla vigilia Scholz, secondo quanto scritto da Tagesschau, avesse dichiarato che Berlino non fornirà a Kiev missili alati “Taurus” a lunga gittata che, se «non correttamente manovrati, possono colpire obiettivi anche nell’area di Mosca», ribadendo anche il no tedesco all’invio di soldati tedeschi in Ucraina.

E, secondo alcune ipotesi, la “fuga” dei colloqui telefonici tra il capo operazioni-esercitazioni del comando dell'aeronautica militare, l'ispettore della “Luftwaffe” e gli addetti del centro operazioni aeree tedeschi, potrebbe essere non altro che una vendetta dei servizi segreti britannici. È questa l’opinione, ad esempio, dell’osservatore della Rossijskaja Gazeta Timofej Borisov.

A dir poco curioso il fatto che uno degli interlocutori della registrazione audio menzionasse l’intenzione del Ministro della guerra Boris Pistorius di elaborare i termini di consegna dei “Taurus” e parlasse quindi del loro utilizzo contro il ponte di Crimea: «Abbiamo studiato approfonditamente la questione» è detto nella registrazione, «e purtroppo abbiamo concluso che il ponte, per le sue dimensioni, è simile a una pista di decollo. Pertanto, potrebbero non bastare 10 o nemmeno 20 missili».

Si è parlato anche dell’addestramento di militari ucraini, evidentemente all’impiego di tali missili. Importante, vien detto, «nella programmazione di tali operazioni, indicare nelle immagini i punti fondamentali».

Timofej Borisov, nel ricordare le parole pronunciate il 29 febbraio da Scholz, a proposito del rischio di colpire obiettivi vicini a Mosca, ne conclude che, proprio per questo, il cancelliere non consentirebbe alla fornitura di “Taurus” a Kiev. Per la prima volta, osserva Borisov, nelle parole di un leader europeo, è stata menzionata Mosca quale eventuale obiettivo e, soprattutto, Scholz ha affermato di non potersi fidare di Vladimir Zelenskij per il controllo di tali missili a lungo raggio, dal momento che il capo golpista è sotto il completo controllo degli anglosassoni e lui, Scholz, non è sicuro che Zelenskij non le possa utilizzare per scopi propri, contrari a quelli tedeschi.

D’altronde, secondo Scholz, i tedeschi non potrebbero controllare i “Taurus” forniti, perché ciò richiede la presenza di personale della Bundeswehr in Ucraina e per questo è necessaria l'approvazione del Bundestag. Rimane il fatto, chiosa Borisov, che il solo desiderio del cancelliere, per quanto forte e sincero sia, di non mandare i missili è un po’ poco.

Dunque, a parere di Borisov, l'indignazione degli anglosassoni è stata causata dalle parole di Scholz, secondo cui i tedeschi non potrebbero fare ciò che invece stanno tranquillamente facendo anglosassoni e francesi. Vale a dire: il personale militare tedesco non può trovarsi sul territorio ucraino per programmare i lanci di propri missili a lungo raggio, come fanno, ad esempio, gli inglesi con i missili “Storm shadow”.

In altre parole, gli inglesi avrebbero inteso le parole di Scholz sui militari anglosassoni in Ucraina, come una rivelazione di segreti militari, di cui, peraltro, sembrano essere “all’oscuro” solo le testate liberal-democratiche, in particolare quelle italiche. E, così, per vendicarsi di una “pagliuzza” cacciata dai tedeschi negli occhi degli anglosassoni, questi ultimi hanno risposto con una trave negli occhi degli “avversari”, favorendo la fuga di parole a proposito del ponte di Crimea.

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