Euromajdan. Le rivelazioni dell'ex ministro Dmitrij Tabachnik sul governo Janukovic
Curiosa la ricostruzione presentata da Dmitrij Tabachnik, ex ministro dell'istruzione ucraino all'epoca del presidente Viktor Janukovic. Nulla di particolarmente nuovo in questa ricostruzione di come “avrebbero potuto andare le cose se...” nel febbraio 2014. Della fuga di Janukovic si seppe già nei giorni immediatamente successivi al golpe. Che anche Azarov fosse riparato a Mosca, ugualmente era noto da subito a tutti. E, con ogni probabilità, anche se majdan Nezaležnosti (piazza Indipendenza) fosse stata sgomberata il 19 febbraio, come suppone Tabachnik, molto improbabile che americani e europei non avrebbero continuato le trame per portare a termine il lavoro iniziato da anni e che, nei mesi immediatamente precedenti al febbraio 2014, aveva assunto le proporzioni di una pre-insurrezione. Forse, solo un intervento “esterno” avrebbe potuto mutare i termini dell'equazione.... chissà
Tabachnik: non solo Janukovic, ma anche Azarov sono responsabili del rifiuto di disperdere Euromajdan
L'ex ministro dell'istruzione Dmitrij Tabachnik, oggi residente in Crimea, ha dichiarato che non solo l'allora presidente Viktor Janukovic, ma anche il primo ministro Nikolaj Azarov sono responsabili del rifiuto di disperdere euromajdan.
«In un'ora e mezza si sarebbe potuta portare a termine la de-occupazione delle forze nazionaliste, buttandole fuori da majdan. Ma la decisione non venne presa... Ricordo questo ping-pong, quando Azarov, con aspetto sofferente, riferiva a Janukovic ciò che stava accadendo, delle innumerevoli violazioni della legge, ma allo stesso tempo non proponeva soluzioni», ha detto Tabachnik a Ukraina.ru. https://cdn.politnavigator.news/wp-content/uploads/2025/02/original-2.jpg
Tabachnik ricorda come lui stesso, all'età di 30 anni, a capo dell'amministrazione del presidente Leonid Kuchma, avesse dato ordine al Berkut di disperdere i militanti nazionalisti che cercavano di irrompere nella cattedrale di Santa Sofia di Kiev e di organizzarvi i funerali del capo dello scismatico “Patriarcato di Kiev”. I radicali erano stati dispersi coi manganelli dei reparti speciali, nonostante tra la folla dei nazionalisti figurassero anche “pezzi grossi” come l'ex presidente Kravchuk. (Leonid Kravchuk, insieme a Boris Eltsin e al bielorusso Stanislav Šuškevic furono “protagonisti” dello scioglimento dell'URSS, nel famigerato complotto della Belovežskaja puša del 26 dicembre 1991; ndt).
Tabachnyk sostiene che il 19 febbraio 2014 euromajdan avrebbe potuto essere ripulita.
«Il Berkut Cerkassy e di Crimea erano dispiegati a 100-120 metri di distanza dalla tribuna di majdan. Col pretesto di un falso micro-infarto o micro-ictus, Turcinov (Aleksandr Turcinov sarebbe poi diventato il primo presidente a interim golpista; ndt) dette disposizione di caricarlo su un'ambulanza e portarlo via da lì. Allo stesso modo anche Parubyj (successivamente, da speaker della Rada, si incontrò con la presidente della Camera Laura Boldrini; ndt) venne avvolto di fasce e portato via da majdan. Tutti i capi dei banditi se l'erano data a gambe.
Il ministero degli interni aveva messo a punto un piano di espulsione: si sarebbe dovuto creato un corridoio attraverso la Kreshchatik (strada principale di Kiev, che passa anche per majdan Nezaležnosti; ndt), per cui sarebbero stati filtrati coloro che avevano ucciso poliziotti o erano insanguinati. Si sarebbero semplicemente smistati i comuni teppisti. Per la mattina del 19 febbraio avrebbe potuto essere tutto concluso.
Ma il demone maligno dell'Ucraina, il Biden in via di rimbambimento, rimase al telefono per tutta la notte con Janukovic. L'ambasciatore americano Pyatt consentì le comunicazioni. In conclusione, nel cuore della notte, il presidente ucraino diede ordine al ministro degli interni di cessare di espellere i rivoltosi da majdan», ricorda Tabachnik, supponendo anche che Janukovic fosse stato intimorito dalle minacce degli americani nei confronti delle «persone a lui più vicine – presumibilmente i suoi nipoti».
(traduzione fp)