Il caso di Fano e la criminalizzazione dei giovani

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Il caso di Fano e la criminalizzazione dei giovani

È stata la goccia (parafrasando un luogo comune) che ha fatto traboccare il vaso di Pandora.
L'episodio dello studente diciottenne che è stato sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio per aver protestato contro l'obbligo della mascherina in classe è diventato virale, scatenando polemiche politiche, mettendo in luce le conseguenze di una gestione della pandemia fino ad oggi mirata a criminalizzare i giovani rei di voler socializzare, di volersi divertire, di fare sport, di amare, di voler costruire con il gruppo di pari la propria identità socio-psichica.
La scuola negata e poi "concessa", che ha il dovere costituzionale di accompagnare in un percorso di formazione ha fallito nel suo compito di aiutare concretamente i ragazzi a elaborare e gestire la drammatica eccezionale situazione dell'emergenza covid.
Il ragazzo non è il personaggio psichicamente disturbato che i media hanno descritto. Se lo fosse stato, a maggior ragione, essendo fragile, sarebbe dovuto essere seguito e aiutato.
Un suo docente afferma "Io lo seguo da un anno ed è sempre stato corretto con i compagni, che gli vogliono anche bene"
In città tutti i giovani che frequentano l’istituto si dicono solidali con il ragazzo, ma la discussione si è aperta anche tra i docenti, le famiglie, il preside.
La questione è divenuta subito virale anche sul web e specialmente sui social frequentati dai più giovani, impazza l’hashtag #fatemiunTso.
La condanna del Tso, quale soluzione scelta dal preside, dai vigili, dal sindaco e dai medici, è unanime, nonostante pareri anche difformi.
A livello disciplinare sarebbe stata sufficiente una sospensione o l'obbligo di seguire le lezioni in Dad.
Ma il dirigente scolastico avrebbe anche potuto chiamare uno psicologo per parlare con il ragazzo.
Invece ha chiamato i vigili urbani che hanno portato via a forza il ragazzo, davanti a una scolaresca attonita.
Adesso anche il Sindaco cerca di giustificarsi e tirarsi fuori dalla gravissima responsabilità di aver firmato il TSO, che, ricordiamo, dopo l'applicazione della legge Basaglia, può essere attivato solo in condizioni eccezionali in cui non si possa in altro modo proteggere la persona pericolosa per sé e per la comunità.
Solitamente si utilizza in casi di ripetuto tentato suicidio, di notte, qualora il paziente psichiatrico di un DSM territoriale abiti da solo.
il sindaco Massimo Seri, improvvisatosi sceriffo, sposta l'attenzione: "Il problema vero qui è capire chi è questo presunto ’costituzionalista’ che ha manipolato questo ragazzo".
Intanto la posta online del sindaco è stata intasata da mail a firma anche di docenti e psicologi.
Vito Inserra di "Libera.mente ODV" ha dichiarato
"No, non funziona così, la letteratura in questi casi prevede l’ascolto immediato della persona e anche con tempi lunghi e necessari a fare abbassare i livelli dell’accadimento. Due ore non sono bastate a convincerlo? bene, si prosegua con tutto il tempo e la pazienza della relazione necessari. Non ci sono risorse umane e disponibilità di servizi di territorio adeguati? Non è una giustificazione per passare in breve alle ‘vie di fatto’ come è accaduto con questo giovane che non voleva fare la guerra ai marziani o proclamarsi Napoleone visto il periodo. Voleva solo, in modo evidente e scomodo per tutti, dire che la nostra Carta va attesa anche nelle libertà personali. Questo giovane era in quei momenti pericoloso, per se stesso prima di tutto, e anche per altre persone? Questo giovane aveva bisogno di assistenza medicale e farmacologica eventuale adeguata? Questo giovane non poteva ricevere assistenza adeguata in quel contesto del fatto accaduto? Beh, è in questi casi che scatta l’obbligo coatto sanitario. Insomma non prendiamo l’abitudine a dare risposte brevi per questioni che invece necessitano di ponderazione di calma di preparazione all’ascolto di cultura di salute e non di malattia.

È difficile e impegnativo ciò? Sì, lo è e tale comportamento fa la differenza tra una medicina di territorio civile e adeguata e una medicina vista solo e principalmente come correzione e non come salute e guarigione».

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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