Il paese dei balocchi: lo Stato è il bancomat delle imprese

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Il paese dei balocchi: lo Stato è il bancomat delle imprese

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di Alessandro Volpi*

Il paese dei balocchi. L'assemblea di Confindustria a Bologna ha avuto momenti incredibili. Il neo presidente Orsini, dopo aver tracciato una severa requisitoria contro il mondo cinico e baro, ha sostenuto la necessità assoluto che lo Stato italiano - la collettività - fornisca altri 8 miliardi di euro alle imprese, naturalmente quelle rappresentate da Confindustria. Si tratta davvero di una richiesta incredibile.

Le imprese italiane, in particolare quelle più grandi, ricevono in media una cinquantina di miliardi di euro l'anno in sussidi, fra fondi europei e risorse pubbliche italiane, mentre investono le proprie con estrema cautela, registrando incrementi annui inferiori all'1% anche in presenza di significativi cofinanziamenti pubblici. Varrebbe poi la pena ricordare che è lunga la lista delle imprese che hanno sede fiscale all'estero. Solo per indicarne alcune: Luxottica, Pirelli, Illy, Segafredo, Mediaset, Armani, Campari, Prysmian, Enel, Eni, Stellantis, Cementir... Nella stessa ottica può essere utile ricordare che nella recente fase inflazionistica, una buona parte della lievitazione dei prezzi si è trasformata in una forte crescita dei profitti ed è stata pagata dunque dai consumatori.

Ma, nonostante tutto ciò, servono subito 8 miliardi di soldi pubblici alle imprese di Confindustria. Sempre dal palco di Confindustria, a Bologna, la presidente Meloni, dichiarandosi aperta fautrice della linea Orsini, ha espresso grande soddisfazione per l'andamento della Borsa e per le valutazioni delle Agenzie di rating. Ora, in merito all'andamento della Borsa, sarebbe utile ricordare che la bolla finanziaria milanese ha beneficiato in primis i grandi fondi finanziari e i grandi azionisti: solo per fornire alcuni esempi, è sufficiente ricordare che Francesco Gaetano Caltagirone ha guadagnato in quattro mesi, da gennaio, per l'aumento dei prezzi di Borsa, quasi 2 miliardi di euro, più o meno la stessa cifra guadagnata dagli eredi Del Vecchio, mentre i Benetton hanno intascato 500 milioni e così via.

Meloni dovrebbe ricordare che "i piccoli azionisti" di queste realtà, nella gran parte dei casi, sono titolari di redditi assai alti e possiedono pacchetti del valore di qualche milione di euro. Ma per la premier la Borsa è un indice di grande ripresa per gli italiani e le italiane del "popolo". Così come la stessa presidente, accompagnata a Bologna da uno stuolo di ministri, si galvanizza per il giudizio di Moody's, quella stessa agenzia contro cui si era scagliata perché espressione di un capitalismo avido...Viva l'Italia.

*Post Facebook del 28/05/2025

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