La piazza dove l'eco dell'Urlo s'è persa

712
La piazza dove l'eco dell'Urlo s'è persa


di Michelangelo Severgnini

 

Sul numero del Manifesto del 4 aprile 2025 compare un articolo di Mario Ricciardi dedicato alla manifestazione del 5 a Roma, indetta dal M5S a cui hanno aderito molti altri. Il titolo è “La svolta autoritaria dell’Europa moderata”.

L’articolo così argomenta: “Stiamo assistendo infatti a un processo di repressione in atto in diversi paesi, che corre il rischio di soffocare e di ridurre al silenzio tutte le voci che si sono levate in più di un anno per denunciare le violazioni dei diritti umani a Gaza, e il pericolo che esse si traducano in un genocidio ai danni del popolo palestinese. Ciò è avvenuto attraverso un uso crescente della forza: si comincia con la distorsione e la soppressione delle notizie provenienti dalla Palestina, e si arriva alle persecuzioni di chi protesta e alla repressione violenta delle manifestazioni. Ormai ci siamo abituati alle immagini di poliziotti che picchiano studenti che in alcuni casi sono chiaramente minorenni. Scene che in passato avremmo associato a regimi autoritari, ma che invece, e questo è l’elemento che desta maggiore preoccupazione, in molti casi avvengono per volontà di governi centristi, spesso, come in Germania, con il sostegno della sinistra socialdemocratica”.

Li sento solo io gli scricchiolii?

La sinistra a gettoni ha deciso da tempo di schierarsi a livello continentale contro Israele, contro il genocidio (avvenuto, in corso, all’orizzonte, non si capisce) e in solidarietà con il popolo palestinese. Lo fa dall’inizio. In Italia lo fa il Manifesto, lo fa AVS, lo fanno gli studenti di sinistra, lo fanno i centri sociali, lo fa la Chiesa, lo fa la sinistra delle associazioni e delle Ong. 

Al dibattito in corso portano in dote questa militanza indefessa, cominciata a fine 2023.

Da allora è tutto un denunciare le voci “soffocate e ridotte al silenzio” che si levano contro il genocidio a Gaza.

La loro campagna però, ahimè, non è retroattiva. Pertanto eventuali altre voci “soffocate e ridotte al silenzio” negli anni precedenti, magari anche su altre questioni, cadono in prescrizione e sono consegnate all’oblio.

Peccato. Perché il film “L’Urlo” è stato girato nel 2019 e sin dall’inizio quegli ambienti hanno fatto di tutto per “soffocarlo e ridurlo al silenzio”. Poi è venuta la pandemia, anche lì molte voci sono state “soffocate e ridotte al silenzio”, ma nessuno di loro è intervenuto, anzi. Anzi, il 25 novembre 2022 loro esimi rappresentanti erano in prima fila nella sala a Napoli in cui fu interrotta la proiezione del film “L’Urlo”. E non solo non hanno fatto nulla per impedire l’interruzione, ma l’hanno motivata e in alcuni casi eseguita.

Uno di loro è stato annunciato sul palco di Roma, sabato 5 aprile: padre Alex Zanotelli. Queste le sue parole quella sera: “Quando vedo la sofferenza di questa gente e poi vedi che razza di proiezione abbiamo fatto, davvero rimani male. Se qualcuno se lo vuole vedere per avere un'altra opinione, se lo veda pure. Ma non in un contesto come questo, siamo qui per qualcosa d’altro. Di fatti, tutti coloro che stanno lavorando in mare, cavoli, c'è ResQ, c'è Mediterranea, ci sono tutti. Davvero capisco la loro rabbia. Hanno ragione di arrabbiarsi, perché siamo davanti, davvero, a tanta sofferenza umana. Ma cosa volete di più?“, (https://www.youtube.com/watch?v=-HuBcB2xGmA).

Dal momento che “loro” sono lì per qualcos’altro, precisamente cosa dovrei andare a fare in quella piazza? A subirmi un’altra censura, benedetta da Cristo e dalla sinistra a gettone?

Ora hanno sussulti di umanità (o di paura) di fronte al Riarmo. Ora si battono per la Palestina e contro la produzione di armi.

E perché dunque hanno interrotto una proiezione che denunciava la vendita di armi italiane alle milizie di libiche, il saccheggio delle risorse libiche, la sospensione della democrazia in Libia, la tratta di esseri umani, la tortura? 

Un’idea ce l’ho.

Ma prima sentiamo Donatella Di Cesare, che sempre il 4 aprile sulle pagine del Fatto Quotidiano conclude con queste parole un articolo dal titolo “L’Italia pacifista ora può cambiare il bellicismo UE”: “Si pone allora un nuovo problema politico, cioè se l’Italia, ormai emblema del pacifismo, riuscirà a ricondurre l’Europa a quel progetto originario, sconsideratamente abbandonato. È un compito arduo per cui l’attuale governo Meloni è del tutto inadeguato – non solo per il suo filo-atlantismo. Ma è questo l’obiettivo a cui mirare: che l’Italia pacifista cambi la rotta bellica dell’Europa”. 

Non c’è traccia in questa esposizione (al di là dell’ottimismo e della volontà di potenza) di una riflessione critica su ciò che loro hanno rappresentato negli ultimi 15 anni, con il loro interventismo culturale in Siria, in Libia, sulla questione migranti, sulle libertà violate in pandemia. “L’Italia ormai emblema del pacifismo” è una sentenza di auto-assoluzione. Un momento. Quale pacifismo?

Nella redazione del Fatto Quotidiano è consolidata una pregiudiziale pro-rivoluzioni arabe smentita dai fatti che ancora oggi altera di conseguenza il racconto del reale, quando si viene a parlare di Mediterraneo. Sulla base di questa pregiudiziale è impossibile parlare serenamente di Libia con loro. Nell’estate 2023 fui persino incaricato dalla redazione di intervistare Abdul Hadi Al-Huweej, ministro degli Esteri del Governo Hammad di Bengasi. 

Una volta raccolta l’intervista e girata alla redazione, è stata cestinata perché “di parte”. Un’intervista di parte. Forse si aspettavano lo trattassi come un beduino amico di un signore della guerra. Ho chiesto lui in prima domanda come si sentisse a essere un “ministro parallelo”. Lui rispose che “paralleli” sono i ministri di Tripoli, illegali, sostenuti dall’Italia, mentre lui aveva ricevuto la fiducia del parlamento libico eletto dai Libici per ricoprire quella carica.

Era il ribaltamento della storia. E non si poteva fare. Doveva essere una voce “soffocata e ridotta al silenzio” (l’intervista si trova ora all’interno della seconda edizione del libro “L’Urlo - schiavi in cambio di petrolio” a p. 279): https://www.ladedizioni.it/prodotto/lurloschiaviincambiodipetrolio/).

Con forza bellicista hanno imposto quello che padre Alex Zanotelli definisce “qualcos’altro”.

E allora? Allora ci sono 3 possibilità: 1) o ci sono arrivati solo ora al rischio “bellicista”, noi ce ne  rallegriamo, ma allora fanno ammenda, si riscrive insieme la storia di questi ultimi anni (perlomeno dall’inizio della presidenza Obama); 2) o non hanno comunque ancora capito la situazione, per cui “svolta autoritaria dell’Europa moderata” è solo un gioco di parole, un ossimoro, un espediente letterario come tanti a cui siamo ormai abituati, dai bombardamenti umanitari in poi, ma non capiscono veramente il senso dell’accostamento di queste parole; 3) o avevano capito e hanno capito benissimo pure adesso e sanno che in una dinamica di bellicismo di maniera (e per soldi), c’è sempre spazio per una sostanziosa opposizione, puntando ad aver davanti decenni di prosperità per la sinistra della Nato.

Molti hanno parlato di operazione “fiato sul collo”: la piazza 5S è talmente fluida che si può fare egemonia, perché è comunque la piazza nostra. Pertanto mi auguro sia una bella giornata oggi a Roma e buona egemonia a tutti.

Sapendo però che la fluidità non è una caratteristica, è uno strumento per portarsi via tutto quello che la piena travolge.

Io non ci sarò in una piazza che non sì è mai dimostrata disposta a raccogliere le mie denunce, che precedono la pandemia, precedono l’Ucraina, precedono Gaza. 

Perché è bene dare un peso a certe parole. Perché L’Urlo è “qualcos’altro”.

E quella piazza è un buco nero dove l’eco dell’Urlo si è persa.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Il dito e la luna del riarmo europeo di Marco Bonsanto Il dito e la luna del riarmo europeo

Il dito e la luna del riarmo europeo

Basta che se ne parli di Francesco Erspamer  Basta che se ne parli

Basta che se ne parli

Trump, la UE e il grande affare sulla pelle dei migranti di Geraldina Colotti Trump, la UE e il grande affare sulla pelle dei migranti

Trump, la UE e il grande affare sulla pelle dei migranti

Israele, la nuova frontiera del terrorismo di Clara Statello Israele, la nuova frontiera del terrorismo

Israele, la nuova frontiera del terrorismo

La retorica "no border" e Salvini: due facce dello stesso imperialismo di Leonardo Sinigaglia La retorica "no border" e Salvini: due facce dello stesso imperialismo

La retorica "no border" e Salvini: due facce dello stesso imperialismo

La minaccia di Israele di Giuseppe Giannini La minaccia di Israele

La minaccia di Israele

La piazza dove l'eco dell'Urlo s'è persa di Michelangelo Severgnini La piazza dove l'eco dell'Urlo s'è persa

La piazza dove l'eco dell'Urlo s'è persa

La California verso la secessione dagli Stati Uniti? di Paolo Arigotti La California verso la secessione dagli Stati Uniti?

La California verso la secessione dagli Stati Uniti?

Gli Stati Uniti d'America tra mito "democratico" e realtà di Michele Blanco Gli Stati Uniti d'America tra mito "democratico" e realtà

Gli Stati Uniti d'America tra mito "democratico" e realtà

Un sistema da salari da fame che va rovesciato di Giorgio Cremaschi Un sistema da salari da fame che va rovesciato

Un sistema da salari da fame che va rovesciato

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti