L'arresto di Duterte. Cosa sta accadendo nelle Filippine?
di Fabio Massimo Parenti
Lo scorso 11 marzo Rodrigo Roa Duterte è stato preso in custodia nel suo Paese a seguito del mandato d'arresto spiccato quattro giorni prima dalla Camera Preliminare della Corte Penale Internazionale (CPI) dell'Aja. L'ex presidente delle Filippine è accusato di crimini contro l'umanità dall'Ufficio del Procuratore, in base all'Articolo 7(1)(a) dello Statuto di Roma, per gli omicidi di cui si sarebbe reso responsabile guidando le operazioni di polizia contro il traffico di stupefacenti portate avanti tra il 2011 e il 2018, prima in veste di Sindaco di Davao City, capoluogo dell'omonima regione nell'isola meridionale di Mindanao, e poi come capo di Stato del Paese asiatico[1].
Reazioni politiche
La notizia ha fatto molto scalpore nelle Filippine, dove Duterte e la sua famiglia godono ancora di grande popolarità. Una delle figlie, Sara, è infatti stata eletta vicepresidente alle elezioni del 2022 nelle file del partito regionalista Hugpong ng Pagbabago (HNP), radicato nella regione di Davao, in tandem con il candidato presidente Ferdinand Marcos Jr., leader del Partito Federale delle Filippine (PFP) nonché figlio dell'ex dittatore Ferdinand Marcos Sr., scomparso nel 1989. L'intera coalizione, battezzata UniTeam, vinse quella tornata con il 58,77% dei consensi.
In meno di due anni, tuttavia, lo scontro al vertice tra le due fazioni ha portato alla rottura di UniTeam e ad una spaccatura all'interno del governo tra Marcos jr. e Sara Duterte, pronti a correre separatamente alle elezioni generali di medio termine del prossimo 12 maggio, per le quali il presidente in carica ha già approntato la nuova Alyansa para sa Bagong Pilipinas, composta da PFP, Lakas-CMD, NUP, NPC e Partito Nazionalista.
L'arresto di Rodrigo Duterte, prelevato a Manila, rappresenta un fatto del tutto inedito: l'ex presidente è stato di fatto consegnato alle autorità della CPI in tempo di pace e dal governo del suo stesso Paese, che ha mobilitato almeno 7.000 agenti di polizia per impedirne un'eventuale fuga[2]. La cattura ha scatenato un'ondata di reazioni in un contesto politico segnato da toni molto accessi e da una fortissima polarizzazione politica. Decine di migliaia di persone sono scese in strada in tutto il Paese, in particolare a Davao[3], mentre centinaia di filippini residenti nei Paesi Bassi si sono recati all'Aja, davanti alla sede della CPI, per chiedere, insieme alla figlia Sara, che Duterte sia liberato e riportato a casa[4].
Il sospetto di molti osservatori è che la cattura sia stata agevolata da Marcos jr. non certo per ragioni di legalità internazionale ma semplicemente per eliminare dalla scena un avversario politico che, già lo scorso ottobre, aveva annunciato la sua ricandidatura a sindaco di Davao, carica attualmente ricoperta dal figlio minore Sebastian Duterte[5].
Una digressione storico-giuridica
La storia degli organi giudiziari permanenti con giurisdizione internazionale rimanda al secolo scorso, quando nel 1945 l'ONU istituì la Corte Internazionale di Giustizia, con sede all'Aja, allo scopo di dirimere le controversie tra Stati e risolvere questioni legate all'applicazione del diritto internazionale. Negli anni Novanta, con apposite risoluzioni, l'ONU diede vita a due tribunali penali internazionali (TPI), uno per l'ex Jugoslavia (1993) e l'altro per il Ruanda (1994), al fine di portare alla sbarra i leader politici e militari ritenuti responsabili di crimini contro l'umanità.
Nel primo caso, tuttavia, secondo diversi analisti il processo nei confronti dei leader serbi imputati, e in particolare del deposto presidente Slobodan Milosevic, fu fortemente condizionato dall'influenza della Casa Bianca e di fondazioni private statunitensi attraverso finanziamenti al fondo separato per il TPI istituito dal Consiglio di Sicurezza, oltre che dalle interferenze della NATO nei compiti di polizia giudiziaria dello stesso Tribunale[6].
Entrambi i tribunali penali internazionali sono decaduti rispettivamente nel 2017 e nel 2015, ma nel frattempo, sulla scorta dell'esperienza accumulata e sulla base delle pressioni delle ONG per i diritti umani, nel 2002 era già stata creata la Corte Penale Internazionale (CPI), un nuovo strumento giudiziario permanente, indipendente dall'ONU. Attualmente sono 125 gli Stati nel mondo che hanno ratificato lo Statuto di Roma, il documento che regola la Corte, e tra questi c'erano anche le Filippine fino al 2018, quando lo stesso Duterte annunciò l'intenzione di ritirare il Paese, come effettivamente ufficializzato l'anno dopo. Eppure, i giudici della CPI, in base al principio di non retroattività, ritengono di poter giudicare i reati eventualmente commessi dall'ex presidente prima di quella data.
Recentemente, la stessa CPI aveva spiccato, tra gli altri, due mandati d'arresto internazionali eccellenti: quello indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, accusato per aver lanciato la guerra su larga scala in Ucraina, e quello destinato al primo ministro israeliano Benjamin Netanayahu, per l'operazione militare condotta a Gaza in risposta agli attentati di Hamas del 7 ottobre 2023. Russia e Israele, così come gli stessi Stati Uniti e la Cina, non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma e dunque non riconoscono le sentenze della Corte, che tuttavia potrebbe eseguirne la cattura dei leader in quei Paesi esteri che ne fanno invece parte. Per questo motivo, alla fine del 2023, Putin aveva rinunciato a raggiungere di persona il Sudafrica per il vertice dei BRICS.
Dopo il mandato a Netanyahu, tuttavia, gli Stati Uniti e diversi Paesi europei si sono scagliati contro la CPI, delegittimandone il ruolo e di fatto depotenziandone l'autorevolezza. Forse anche per questo, i giudici dell'Aja hanno voluto reagire di fronte allo scherno internazionale ed alleviare la loro sete di "giustizia" puntando, poco coraggiosamente, ad un "pesce più piccolo" come Duterte. Basterà a rilanciare un organismo sempre più impotente?
Un quadro dello scontro in atto nel Paese
In questo quadro di aperto scontro tra le due grandi famiglie della scena politica filippina, con forti basi elettorali rispettivamente nel Nord e nel Sud del Paese, i Marcos e i Duterte hanno anche diverse visioni di politica estera. Se durante la sua presidenza, Rodrigo Duterte aveva più volte ostacolato l'Accordo di Cooperazione con Washington per la Difesa Rafforzata (EDCA) firmato nel 2014 dal predecessore Benigno Aquino III, in seguito agli incontri di Marcos Jr. con Anthony Blinken nell'agosto 2022 e con Kamala Harris nel novembre successivo, l'intesa è stata riconfermata.
L'accordo, che consente alle truppe statunitensi di operare all'interno di diverse strutture militari del Paese, sta nuovamente trasformando le Filippine nell'attore ASEAN più ostile nei confronti della Cina. Senza mezzi termini, il deputato centrista Rufus Rodriguez aveva descritto la visita dell'allora vice di Joe Biden come "un chiaro segnale alla Cina che gli Stati Uniti stanno sostenendo le Filippine nelle loro dispute territoriali con Pechino"[7].
Pur definendosi socialista, la collocazione politica di Duterte è, come spesso avviene nelle Filippine ed in altri Paesi del Sud-est asiatico, del tutto particolare con prese di posizione e sfumature che non corrispondono, almeno in parte, alle categorie ideologiche e culturali occidentali. A questo riguardo, molti osservatori hanno preferito parlare di "dutertismo"[8]. In un Paese tradizionalmente cattolico ed anticomunista, il suo pragmatismo è stato particolarmente apprezzato, così come la sua fermezza nella lotta contro il narcotraffico e le storiche organizzazioni criminali che lo gestiscono quali la Bahala Na Gang, diffusa anche negli Stati Uniti tramite la diaspora filippina, le Waray-Waray gangs, concentrate nelle province centrali di Leyte e Samar, ed il comitato Kuratong Baleleng, nato negli anni Ottanta per contrastare la guerriglia comunista nei territori del Mindanao. Alcune di queste risultano collegate, a vario livello, al famigerato Cartello di Sinaloa e alle Triadi[9].
Alcune uscite pubbliche fortemente provocatorie, come quella in cui Duterte dichiarava di voler sterminare tre milioni di tossicodipendenti[10] o quella in cui insultava pesantemente l'Ambasciatore statunitense Philip Goldberg[11], hanno innescato enormi polemiche a livello internazionale.
Eppure, come rimarcato in una durissima risposta all'allora presidente statunitense Obama, che ne aveva subito criticato le operazioni anti-droga, il suo atteggiamento nasceva dall'esasperazione di buona parte della popolazione filippina per la superpotenza nordamericana che, dopo aver colonizzato il Paese tra il 1898 e il 1946 prendendo il posto della Spagna, ha continuato ad interferire pesantemente nella sua politica interna per l'intera fase della Guerra Fredda, fino alle ingerenze dei giorni nostri. "Chi è lui? Io sono il presidente di uno Stato sovrano e abbiamo da tempo smesso di essere una colonia. Non ho alcun padrone al di fuori del popolo filippino"[12].
In effetti, la visione "sovranista" di Duterte si era in qualche modo concretizzata non tanto in un avvicinamento alla Cina - effettivo all'inizio del suo mandato, poi rivisto nel 2021[13] - quanto piuttosto in un distanziamento dagli Stati Uniti, nell'idea di rafforzare l'indipendenza delle Filippine evitando che il Paese potesse farsi testa di ponte per Washington nella regione Asia-Pacifico. Non è un caso che Pechino, tramite la portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning, ha definito l'arresto di Duterte "un importante episodio improvviso", ha spiegato che la Cina sta seguendo da vicino l'evolversi degli eventi e ha chiesto alla CPI di attenersi al "principio di complementarietà", "esercitare con prudenza le sue funzioni e i suoi poteri in linea con il diritto" ed "evitare politicizzazioni o doppi
[1] https://unipd-centrodirittiumani.it/it/notizie/cpi-larresto-dellex-presidente-filippino-duterte-rappresenta-un-passo-cruciale-per-garantire-la-responsabilita-dei-crimini-contro-lumanita
[2] https://www.manilatimes.net/2025/03/10/news/7000-strong-force-to-arrest-duterte/2069807
[3] https://www.youtube.com/watch?v=0a6NilBsR-I
[4] https://www.viory.video/en/videos/a3541_14032025/it-was-a-kidnapping-philippines-vp-sara-duterte-joins-protest-outside-icc-over-arrest-of-former-president-father-rodrigo
[5] https://apnews.com/article/philippines-duterte-mayor-election-davao-2607694be5e3fb6a725ace2ef31b9e6a
[6] https://www.aljazeera.com/news/2019/3/17/philippines-officially-out-of-the-international-criminal-court
[7] https://www.pna.gov.ph/articles/1189095
[8] https://thediplomat.com/2017/05/is-the-philippines-duterte-really-a-leftist/
[9] https://www.abs-cbn.com/news/02/13/19/sinaloa-cartel-in-cahoots-with-chinese-syndicates-for-philippine-ops-pdea
[10] https://www.swissinfo.ch/ita/duterte-io-come-hitler-sterminer%C3%B2-tossicodipendenti/42486440
[11] https://www.theguardian.com/world/2016/aug/10/philippines-leader-calls-us-ambassador-gay-son-of-a-whore-prompting-summons
[12] https://www.bbc.com/news/world-asia-37281821
[13] https://www.rand.org/pubs/commentary/2021/11/dutertes-dalliance-with-china-is-over.html