Le 2.000 persone arrestate in Francia non sono prigionieri politici?
Dalla prima scintilla dei liceali, in Francia l’incendio sta divampando ed in molti ricordano l’epoca dei Gilet Gialli. Ma la lacerante crisi economica in cui tutti i paesi dell’UE sono precipitati a causa dell’eutanasia (indotta dagli Stati Uniti) della guerra alla Russia, rende queste fiamme perfino più complicate da spegnere per i burocrati filo-Nato e UE. Il regime reagisce nell'unico modo che conosce: repressione totale e nessuna risposta ai liceali che chiedono un'istruzione in grado realmente di autodeterminarli; nessuna risposta ai pompieri che si uniscono alla lotta per rivendicare giustizia sociale e nessuna risposta, in generale, per tutti coloro che in queste ore stanno prendendo le strade, agricoltori in testa, per protestare contro una situazione socio-economica che semplicemente lascia loro l’unica opzione della sopravvivenza.
Tensions en cours à Saint-Denis : face à face entre lycéens et policiers devant le commissariat.
— CLPRESS / Agence de presse (@CLPRESSFR) October 1, 2026
Usage de gaz lacrymogène pour disperser la foule. pic.twitter.com/qrJXq9xKz3
Il ministro dell’Istruzione francese Edouard Geffray ha dichiarato che oggi più di 400 scuole sarebbero state chiuse a causa dei disordini, sostenendo che il movimento studentesco fosse stato «preso in ostaggio da gruppi violenti». Giovedì il governo ha tenuto una riunione di crisi, al termine della quale l’ufficio del primo ministro, citando i servizi di intelligence, ha affermato che le violenze erano state organizzate dal partito di sinistra La France Insoumise (Francia Indomita, LFI) e «dai suoi rappresentanti di estrema sinistra». Il portavoce di LFI, Manuel Bompard, ha esortato il governo «a non cadere nelle teorie del complotto né a trattare gli studenti delle scuole superiori come bambini».
Le immagini della repressione della polizia sono state in parte mostrate dagli organi di stampa italiana, che non hanno nascosto il numero di arresti: al momento sono oltre duemila.
Duemila arresti che, se fossero avvenuti in Iran, Cina o Russia, sarebbero stati subito descritti come "prigionieri politici del regime"; avremmo già decine di inchieste giornalistiche, conosceremmo i nomi di tutti i ragazzi portati in carcere, potremmo leggere già decine di risoluzioni d’urgenza del Parlamento europeo ed ascoltare le solite strazianti dichiarazioni di facciata dei campioni dei diritti umani a giorni e paesi alterni.
Ma avviene in Francia, nell'Unione Europea (contro tredicenni!), e questo passaggio i media “liberi” non lo compiono. Anzi, provano come sempre a ribaltare il piano: si parla delle violenze dei manifestanti, anche se, al contrario di quelle pilotate dall’Occidente in Iran, non ci sono cecchini ma liceali che hanno bruciato cassonetti e qualche autobus. E poi, sulle immagini di questo arresto shock, i media “liberi” non hanno altra via se non l’autocensura.
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Un tredicenne ammanettato come un pericoloso criminale per aver rivendicato per lui e la sua generazione un futuro diverso dalle barbarie imposte da Macron e dai burocrati di Bruxelles. Ma, questa è la conclusione dei media “liberi”, la Francia è una “democrazia” . E per portare avanti questa barzelletta, a cui credono solo gli ultimi lettori che gli sono rimasti, devono nuovamente autocensurarsi sull’ultimo sondaggio di TF1 e France 2 che mostra come Macron rappresenti oggi solo il 18% dei francesi....
Vito Petrocelli


