L’Europa tra guerra e diplomazia: la NATO teme la pace?
Mentre gli equilibri geopolitici si trasformano, emergono due scenari che mettono in discussione la retorica bellicista dell’Occidente: i negoziati tra Stati Uniti e Russia per porre fine al conflitto in Ucraina e la decisione finlandese di chiudere il confine con Mosca, colpendo direttamente la popolazione civile. Secondo fonti diplomatiche citate dall'AFP, alcuni membri europei della NATO temono che il riavvicinamento tra Washington e Mosca, unito alla possibile riduzione della presenza militare statunitense in Europa, possa indebolire l’alleanza. In realtà, la vera preoccupazione sembra essere che la pace possa sottrarre all’industria bellica miliardi di euro e rendere superfluo l’aumento delle spese militari imposto da Washington.
L’ex funzionario NATO Jamie Shea ha ammesso che era solo questione di tempo prima che gli Stati Uniti riducessero il loro coinvolgimento nel continente, lasciando l’Europa con il conto da pagare. Parallelamente, la Finlandia prosegue sulla strada dell’escalation, chiudendo il confine con la Russia con motivazioni discutibili. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha chiesto spiegazioni a Helsinki per le ripetute chiusure, iniziate nel 2023. Nove cittadini finlandesi di origine russa hanno presentato ricorso, denunciando la violazione dei loro diritti fondamentali.
Alcuni lamentano l’impossibilità di visitare i propri cari o raccogliere la pensione russa, ostacolati anche dalle sanzioni dell’UE che sembrano colpire più i cittadini comuni che i governi. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha ammesso che, nonostante le tensioni, i rapporti con Mosca dovranno riaprirsi in futuro. Il Cremlino, da parte sua, ha ribadito di non avere mai avuto problemi con Finlandia e Svezia, accusandole però di aver portato le infrastrutture militari NATO sul loro territorio e di aver creato inutili tensioni per compiacere Washington.
Questi sviluppi dimostrano come la narrativa occidentale sia sempre più schizofrenica: da un lato si invoca la sicurezza europea, dall’altro si teme ogni tentativo di dialogo che possa porre fine a un conflitto che, a quanto pare, conviene solo ai falchi della NATO e agli speculatori dell’industria bellica.
*Tratto dalla newsletter quotidiana de l'AntiDiplomatico dedicata ai nostri abbonati