L’incubo della diga di Kakhovskaya e la telefonata Shoigu - Austin

L’incubo della diga di Kakhovskaya e la telefonata Shoigu - Austin

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Il conflitto ucraino si è concentrato nella regione di Kherson, con gli ucraini che attaccano e i russi che stanno tentando di ritirare le proprie truppe oltre il fiume Dniepr tentando di non subire eccessive perdite, che invece stanno infliggendo alla controparte che si espone al fuoco di sbarramento.

Kiev punta a fare di questa ritirata più o meno ordinata una débacle, come annuncia Newsweek, ripetendo quanto avvenuto di recente presso Kharkiv. Una forzatura che non ha una ragione tattica, dal momento che la riconquista della zona è certificata dalla decisione dei russi di ritirarsi, ma ha una motivazione più politica.

Serve infliggere più danni possibili al nemico, ma soprattutto serve un successo e un successo immediato, dal momento che potrà venir buono per la campagna elettorale di Midterm nella quale i democratici potranno rivendersi la vittoria come frutto dell’impegno dell’amministrazione Usa nei confronti di Kiev. Un successo che sarebbe attestato da tutti i media mainstream e potrebbe fruttare qualche voto in più al partito.

La Diga

Al di là del calcolo politico, giusto o sbagliato che sia, resta che l’intreccio tra il piano militare e quello politico crea un’urgenza fittizia nell’agenda dei generali, col rischio di far debordare le normali operazioni militari in azioni catastrofiche.

Sul punto non è solo a tema la possibilità di un attacco forzoso degli ucraini contro i russi in ritirata, ma ben altro. Infatti, c’è la possibilità che nel novero delle opzioni possibili sia contemplata anche la distruzione della diga che serve la centrale elettrica di Kakhovskaya.

Tale evento provocherebbe una piena del fiume che andrebbe a travolgere circa 80 insediamenti e taglierebbe le linee di approvvigionamento di acqua dolce alla Crimea per i prossimi anni.

Ne scrive in dettaglio il sito Aviapro, secondo il quale tale opzione sarebbe allo studio degli strateghi ucraini, mentre, al contrario, Zelensky afferma che siano i russi a volere tale sviluppo.

Inutile ricordare come Zelensky affermasse che i russi bombardavano la centrale atomica di Zaporizhye contando sul fatto che nessun media occidentale avrebbe messo in dubbio la sua parola, (ormai indiscutibile verbo); ciò nonostante il fatto che equivaleva a dire che i russi sparavano contro se stessi, dal momento che la centrale era sotto il loro controllo. Tant’è.

Al di là della controversia sulle responsabilità, resta la possibilità che nell’ambito della guerra si dia anche questo disastro naturale, che peraltro forse permetterebbe agli ucraini di evitare, almeno in quell’area, che i russi approfittino dell’inverno ormai prossimo per avviare una controffensiva, cosa prevista da tanti analisti.


La telefonata dei ministri della Difesa

Il fatto che ci sia una qualche criticità nell’aria è evidenziato anche dalla telefonata intercorsa ieri tra il ministro della Difesa americano Lloyd Austin e quello russo Sergei Shoigu.

Poco si sa di quanto si sono detti, ma che sia importante lo denota il fatto che i due non si parlavano dallo scorso maggio. Il portavoce del Pentagono, il generale Pat Ryder, ha dichiarato che Austin avrebbe ribadito al suo interlocutore che gli Stati Uniti avrebbero continuato a sostenere l’Ucraina, ma ovviamente non c’era bisogno di una telefonata per cose tanto scontate.

Più interessante  quanto trapelato da Mosca: “‘Austin ha sottolineato l’importanza di mantenere le linee di comunicazione durante la guerra in corso contro l’Ucraina’. Il Cremlino ha dichiarato: ‘Sono state discusse questioni di attualità della sicurezza internazionale, compresa la situazione in Ucraina’”.

Scarne informazioni che però dicono che l’America, o almeno parte di essa, vuole evitare incidenti a rischio escalation in Ucraina e che il dialogo tra i due ministri non ha riguardato solo la guerra, ma anche di come evitare la catastrofe nucleare.

Non sappiamo se la conversazione abbia riguardato anche la criticità della diga, ma non si può escludere, dal momento che, nel caso, si tratterebbe di una escalation di notevole livello, data l’indignazione che la sua distruzione provocherebbe in Occidente contro Mosca, che sarebbe certamente indicata come responsabile dell’accaduto.

Se è lecito sperare che i due abbiano parlato anche della diga, è certamente fondato ritenere che si sia aperta una possibilità per quanto riguarda le prospettive ultime del confronto Usa (Nato) – Russia.

Potrebbe cioè essere riemersa nell’ambito del dialogo che si snoda all’interno dell’amministrazione Usa l’opzione cubana, brandita anche da Biden alcuni giorni fa e affondata con l’attentato del ponte di Kerch, che ha avuto un alto valore simbolico più che militare, rescindendo appunto le possibilità di dialogo emerse in quei giorni.

In attesa delle midterm

E però è certo che tali prospettive non potranno avere alcuno sviluppo prima delle elezioni di midterm, in costanza delle quali anzi, come abbiamo accennato, si vorrebbe una chiara vittoria ucraina. Per cui resta la domanda del perché parlarne con la controparte adesso e non attendere l’esito delle elezioni ormai alle porte.

Non è impossibile ritenere che l’amministrazione Usa si sia voluta accertare della riuscita della controffensiva ucraina, che potrebbe anche non riuscire dal momento che le guerre hanno il difetto di non andare sempre come si spera.

Da qui la possibilità che la telefonata servisse agli Usa per chiedere ai russi di non ostacolare troppo tale sviluppo, assicurando da parte loro di contenere, nell’occasione, l’aggressività ucraina e soprattutto di avviare un percorso di tipo cubano dopo le midterm (d’altronde di recente ha fatto considerazioni in tal senso anche l’ex presidente Obama, di cui Biden è stato Vice).

Scenario immaginifico, certo, ma a supporto di tale ipotesi aleatoria gioca il fatto che l’amministrazione Usa le stia tentando tutte per evitare una sonora sconfitta alle prossime elezioni, usando anche la politica estera, com’è buona tradizione delle elezioni americane (vedi la presa di ostaggi americani in Iran durante le elezioni che avrebbero dovuto confermare Carter, l’operazione Restore Hope, lanciata da Bush padre in Somalia durante la campagna della mancata rielezione e altro).

Si può notare, per esempio, come gli Usa abbiano chiesto una maggiore produzione petrolifera all’Opec per abbassare il prezzo della benzina, ricevendo un rifiuto (che ha costretto Biden ad attingere alle riserve strategiche).

Comunque, al di là delle considerazioni più o meno immaginifiche, la telefonata tra i due ministri della Difesa va accolta come un segnale positivo, mentre resta sospeso l’incubo della diga di Kakhovskaya.

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