Maduro: «Siamo in economia di guerra eppure abbiamo mantenuto lo Stato sociale»

Maduro: «Siamo in economia di guerra eppure abbiamo mantenuto lo Stato sociale»

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Il 1 gennaio 2021 l’emittente teleSUR ha mandato in onda un’intervista realizzata dal noto giornalista  e scrittore spagnolo Ignacio Ramonet al presidente venezuelano Nicolas Maduro. 

Un’intervista che ripercorre un anno molto denso come il 2020. Segnato dalla pandemia che in Venezuela si è andata ad innestare su una situazione già molto delicata creata nel paese dalle criminali sanzioni USA. 

In ogni caso, come segnalato dal presidente venezuelano, il paese resiste: «Siamo nel mezzo di un’economia di resistenza, un’economia di guerra. Siamo passati da un reddito di 56 miliardi di dollari nel 2013 a meno di 500 milioni di dollari nel 2020. Che ognuno tragga le proprie conclusioni. Eppure abbiamo mantenuto lo Stato sociale come dettato dalla nostra Costituzione».

Perché il Venezuela con la sua eroica resistenza mostra al mondo che un altro mondo è possibile mentre si appresta ad accogliere una seconda ondata progressista nella regione: «Ora, senza dubbio, vedo che sta arrivando una seconda ondata. La seconda ondata di governi progressisti, popolari, nazionalisti, latinoamericani. Sta arrivando una seconda ondata che è in pieno sviluppo. Perché sta arrivando questa seconda ondata? Perché il capitalismo neoliberista è esaurito. Il capitalismo neoliberista genera povertà, esclusione, repressione».

Questa l’intervista completa tradotta in italiano da Contropiano:

 

Signor Presidente, mi permetta innanzitutto di ringraziarla per la gentilezza con cui ci ha concesso questa intervista. È diventata una tradizione per noi incontrarci ogni primo gennaio per fare il bilancio dell’anno passato e anche per voi per dirci come vedete le prospettive per il prossimo anno.

L’intervista si articolerà in nove domande: tre sulla politica interna, tre sull’economia e tre sulla politica internazionale.

Vorrei iniziare con la politica interna. Il 2020, che si è appena concluso, passerà alla storia come “l’anno della pandemia Covid-19” con un bilancio terrificante su scala planetaria, in termini di contagi e vittime… In questo panorama spaventoso, i dati presentati dal Venezuela sono molto incoraggianti, molto positivi, e sono tra i migliori al mondo…

Come spiega questi buoni risultati nonostante i blocchi e le misure coercitive unilaterali imposte contro il suo paese dalle autorità statunitensi ed europee? Esiste forse un “modello venezuelano” per la lotta contro il Covid?

Bene, prima di tutto vi ringrazio per questa opportunità, questa finestra che ci aprite per comunicare con molte persone oneste nel mondo, in Europa, negli Stati Uniti, in America Latina, nei Caraibi, in Africa… Queste interviste fanno già parte di una tradizione che viene pubblicata il 1° gennaio e che inizierà il nuovo anno 2021.

In effetti, abbiamo fatto un grande sforzo per fronteggiare il coronavirus. Potrei dirvi che esiste un modello venezuelano. Lo dico con umiltà, perché in Venezuela c’è un sistema sanitario pubblico libero e di qualità costruito nella Rivoluzione. E perché, nonostante le persecuzioni e le sanzioni penali che ci impediscono di acquistare attrezzature mediche nel mondo e che ci impediscono di acquisire, in modo naturale, i farmaci di cui il Paese ha bisogno, siamo riusciti a mantenere, aumentare e perfezionare il sistema sanitario pubblico fondato dal comandante Chavez.

La “Misión Barrio Adentro” è stato il primo passo per costruire il nostro sistema primario di medicina di base con più di 14.000 ambulatori, con il medico di famiglia, ecc. Tutto questo con l’appoggio di Fidel Castro, di Cuba e, da sedici anni, di migliaia di medici e personale sanitario cubano… Nel frattempo, abbiamo anche formato migliaia di medici, infermieri e infermiere…

Quando, lo scorso marzo, il Venezuela ha iniziato ad affrontare il Covid, ricordo articoli del Miami Herald, dei giornali spagnoli El País e ABC, del New York Times, ecc. che “prevedevano”, come sempre con il Venezuela, il “crollo” della società venezuelana, il “crollo” del nostro sistema sanitario, davano cifre davvero terrificanti e tragiche.

Quella guerra psicologica fa effetto… Perché leggi quei numeri e dici: “Mio Dio, cosa succederà”. A marzo, quando si è saputo che si trattava di una pandemia, beh, abbiamo attivato tutti i meccanismi della medicina preventiva. Abbiamo mobilitato circa 16.000 brigate mediche – che sono ancora attive – per andare a rintracciare i casi con i test PCR, i test rapidi, per andare di casa in casa, nei quartieri, nelle comunità.

Abbiamo deciso di fornire un trattamento completo a tutti i pazienti Covid, tutti! E per ottenere il loro ricovero nel sistema sanitario pubblico e una piccola percentuale nelle cliniche private, il sistema privato con il quale abbiamo stabilito un perfetto coordinamento, per dare loro cure e ricovero al 100% dei casi.

Oggi posso dirvi che il 95% dei casi di Covid che abbiamo avuto – circa un centinaio di migliaia di casi di contagio – in Venezuela, sono stati rilevati in tempo, hanno avuto cure mediche ospedaliere e hanno avuto tutti i loro farmaci.

Abbiamo individuato un gruppo dei migliori farmaci nazionali e internazionali, abbiamo efficacemente garantito un trattamento completo a tutti i pazienti: a quelli asintomatici, a quelli lievemente infetti, a quelli moderatamente infetti e, naturalmente, a quelli gravemente infetti nelle loro diverse modalità.

Inoltre, la scienza venezuelana è riuscita a creare due farmaci: uno chiamato DR10 e un altro che io chiamo le “gocce miracolose José Gregorio Hernández”, che sono due terapie che permettono di attaccare e neutralizzare al 100% il coronavirus. Questo è il nostro piccolo contributo.

Questi due farmaci, li stiamo certificando con l’Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS) e con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Molto presto il Paese entrerà nella fase di produzione di massa, per il consumo nazionale, di questi due farmaci, che sono veramente incoraggianti.

Quando parliamo del “modello venezuelano”, dobbiamo anche menzionare una formula che abbiamo creato dopo le lunghe quarantene volontarie nei mesi di marzo, aprile, maggio, giugno e luglio. Perché, in seguito, abbiamo provato un metodo, che è il nostro metodo, che chiamiamo “7 + 7”: sette giorni di quarantena radicale profonda, sempre volontaria, e sette giorni di flessibilità.

Questo ci ha permesso di combinare l’indispensabile protezione sanitaria con l’attività economica, la necessaria ripresa economica combinata con una rigorosa quarantena volontaria per interrompere i cicli di contagio. Questo è il modo in cui abbiamo costruito il nostro metodo.

Da dove lo apprendiamo, Ramonet? Dallo studio delle esperienze nel mondo. Dallo studio delle esperienze positive, come ci sono state in Cina, in Vietnam, a Cuba, in Nicaragua, in Nuova Zelanda, in una tappa in Corea del Sud…

Da quelle esperienze e dallo studio delle esperienze dannose come quella degli Stati Uniti, del Brasile, della Colombia, che hanno riempito di coronavirus quei Paesi fratelli, di malattie e di morte. Così abbiamo raggiunto un equilibrio tra la necessaria quarantena, la necessaria cura, la necessaria disciplina, con flessibilità.

Bisogna anche dire che il Venezuela è stato il primo Paese delle Americhe, in tutto il continente, a prendere misure di quarantena. Se ricordo bene, l’OMS ha dichiarato la pandemia l’11 marzo e qui la quarantena è stata decretata il 13 marzo… Cioè molto prima di qualsiasi altro Paese della regione.

Sì, e abbiamo avuto un grande successo con pochissimi casi nei primi tre mesi. Poi c’è stato un fenomeno: il ritorno massiccio di migliaia di migranti venezuelani dalla Colombia, dall’Ecuador, dal Perù. In fuga dal coronavirus, dalla violenza, dalla “corona-hambre” [la miseria e la povertà causata dal Covid-19, ndt] Alcuni sono arrivati a piedi dall’Ecuador, dal Perù, da Cali, da Medellín, da Bogotà alla frontiera.

Abbiamo ricevuto più di 270.000 venezuelani, di cui quasi 250.000 dalla Colombia. Un’“onda” che è arrivata a giugno, luglio. Il confine è molto poroso, anche molto lungo. Un gran numero di questi migranti è arrivato con mezzi illegali, attraverso i “trochas” [un sentiero che permette di camminare attraverso la giungla o il sottobosco, ndt].

Per questo si parla di “trochismo”: molti di loro sono arrivati dalla Colombia, dall’Ecuador, dal Perù e sono arrivati direttamente nelle loro comunità, il che ha fatto crescere il numero dei casi di Covid. Attualmente è controllato. Oggi posso dire che, nonostante abbiamo fatto una totale flessibilizzazione nel mese di dicembre 2020 – necessaria per le famiglie, per l’economia – abbiamo un buon livello di controllo.

E ora abbiamo firmato un accordo con la Russia per acquistare 10 milioni di dosi di vaccino Sputnik-V. Stiamo completando la fase 3 degli studi su questo vaccino Sputnik-V, che sono molto favorevoli. E inizieremo la fase di vaccinazione. Ma non si può ingannare la gente: i vaccini aiuteranno, ma proteggeranno solo per sei mesi o due anni, non è per sempre. La gente deve saperlo. Molte persone che si stanno vaccinando ora nel mondo, si stanno vaccinando con l’aspettativa che sia la fine definitiva di ogni pericolo di infettarsi dal Covid. No, è un esperimento. La vaccinazione di massa è ancora un esperimento che sarà valutato.

Signor Presidente, nel corso dell’ultimo anno sono proseguiti anche gli attacchi e i sabotaggi – in particolare contro l’industria elettrica e l’industria petrolifera – diretti e finanziati dall’estero contro la Rivoluzione Bolivariana. In questo senso, la sconfitta dell’incursione armata chiamata “Operación Gedeón” [guidata da mercenari statunitensi con la partecipazione di ex militari venezuelani che consisteva nello sbarco di due gruppi armati per rovesciare il governo e assassinare il Presidente, ndt], nel maggio 2020, ha dimostrato, ancora una volta, la forza dell’unione civile-militare. Quali sono le chiavi di questa unione che sembra resistere a tutte le prove? Quali nuove minacce armate teme contro il Venezuela e contro se stesso?

Beh, lavoriamo molto. In primo luogo, lavoriamo con le parole, con l’esempio, con le azioni di governo permanente. Lavoriamo sull’ideologia, la politica, i valori di tutta la società. Il Venezuela ha dimostrato, in questo anno 2020, ancora una volta, la grande forza delle sue nuove istituzioni, dei valori costituzionali. E ha dimostrato una grande forza di coscienza dell’“unione civico-militare-polizia”, come la chiamo io.

Il Venezuela è sotto attacco da una guerra permanente. Nessuno deve essere lasciato nel dubbio che l’imperialismo americano, come impero, abbia deciso di riconquistare, di ricolonizzare il Venezuela, di distruggere la nostra rivoluzione, di distruggere le nostre istituzioni.

Durante questi quattro anni di presidenza di Donald Trump, abbiamo conosciuto una versione estremista della politica imperialista contro il Venezuela. Estremismo totale. Trump ha autorizzato più volte – che si saprà a tempo debito, Ramonet – il mio assassinio. A Trump piaceva il sangue, la morte. Ha fatto assassinare Soleimani e altri. E in diverse occasioni ha autorizzato piani, coordinati con il Presidente Iván Duque della Colombia, per assassinarmi. Questi piani sono ancora in vigore oggi. Noi, di tanto in tanto, scopriamo elementi e prendiamo misure per la protezione, non solo della mia vita, della vita della mia famiglia, della vita dell’alto comando politico-militare, della vita della leadership del Paese, della vita delle istituzioni.

Abbiamo recentemente smantellato un piano nato a Riohacha, sulla costa atlantica della Colombia. Lì, il 21 dicembre 2020, si è svolta una riunione guidata da tre funzionari dei servizi segreti colombiani strettamente legati all’ex presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, inviato da Iván Duque per organizzare un piano per attaccare la nostra centrale idroelettrica di Guri, per attaccare le nostre raffinerie, per cercare di distruggere, con un’esplosione, la sede dell’Assemblea Nazionale. Questo piano è stato chiamato “Boicot a la Asamblea Nacional”.

La stiamo smantellando in questo momento, con le prove in mano, con le testimonianze delle persone che hanno partecipato a quell’incontro a Riohacha. Il governo colombiano ha taciuto, perché abbiamo scoperto il piano segreto che avevano per questi giorni in dicembre e gennaio. Siamo sotto attacco permanente, sotto minaccia permanente.

Ma la chiave è la consapevolezza. Indubbiamente, se ci chiedessero: qual è la chiave per mantenere in piedi la Rivoluzione Bolivariana? La risposta è: verità, parole d’impegno, azione permanente, avere iniziativa politica. E la coscienza superiore del popolo, la coscienza superiore della nostra Forza Armata Nazionale Bolivariana.

Quest’anno è stata approvata una legge – la Legge Costituzionale che governa le Forze Armate Nazionali Bolivariane – e in questa legge sono stati espressi gli elementi teorici delle azioni del soldato venezuelano: antiimperialismo, bolivarismo, latinoamericanismo. La Forza Armata si è dichiarata una Forza Armata anti-oligarchica.

Ci sono principi, elementi chiave: formare la coscienza, accrescere i valori con la verità. Questa è una chiave fondamentale dell’unione civile-militare-polizia che sostiene, in un combattimento permanente, la nostra Rivoluzione.

Signor Presidente, le elezioni legislative del 6 dicembre scorso hanno dato una nuova e clamorosa vittoria al Chavismo e ai suoi alleati. Il 5 gennaio si concluderà il mandato della precedente Assemblea, dominata dall’opposizione. Il Chavismo riprenderà il controllo dell’Assemblea Nazionale. Tuttavia, una parte dell’opposizione si è rifiutata di partecipare a queste elezioni e non ne riconosce i risultati. Quali iniziative intende prendere per convincere questa opposizione a partecipare a un nuovo dialogo per procedere verso la definitiva pacificazione della vita politica?

Beh, sì, una parte importante dell’opposizione ha adottato la visione estremista imposta da Washington in questa era di Trump. Ma l’era di Trump sta finendo e vedremo come reagirà ora quella parte dell’opposizione. Abbiamo sempre dialogato e negoziato con tutta l’opposizione, compresa quella che si è esclusa dal sistema politico democratico del Paese. Abbiamo parlato anche con loro, invitandoli ad occupare i loro spazi. L’opposizione venezuelana ha seguaci, militanti, ha elettori. Ebbene, hanno il diritto di occupare i loro spazi politici.

Spero che, con l’insediamento della nuova Assemblea nazionale il prossimo 5 gennaio per il periodo 2021-2025 – sono cinque anni, dal 5 gennaio 2021 al 5 gennaio 2026, questo è il mandato costituzionale e qui i mandati costituzionali sono per cinque anni per il potere legislativo, non un giorno di più, non un giorno di meno – spero che questa Assemblea Nazionale che si sta costituendo richieda un grande, inclusivo, ampio, molto ampio dialogo. Mi offro di partecipare come uno in più a questo dialogo, seduto su una sedia come uno in più; mi tolgo le spalline presidenziali e mi siedo lì per contribuire all’incontro e alla riconciliazione dei venezuelani. Spero che da quel dialogo convocato dall’Assemblea Nazionale possano scaturire buoni risultati e che diventi un epicentro politico di dialogo, di riunione, di riconciliazione.

Speriamo che tutta l’opposizione partecipi alle elezioni del 2021 per i governatori che abbiamo e che sono molto importanti, hanno un mandato costituzionale e ci sono 23 governatorati nel Paese.

L’ultima volta, Ramonet, che abbiamo combattuto contro tutta l’opposizione unita contro le forze bolivariane, è stata l’elezione dei governatori, il 15 ottobre 2017. Su 23 governatorati, ne abbiamo vinti 19. Abbiamo ottenuto il 54% del voto nazionale. Una vittoria incredibile. Quella è stata l’ultima volta che abbiamo potuto misurarci. Inoltre, posso aggiungere, vogliamo misurarci con tutta l’opposizione in tutti gli Stati del Paese, a mani nude, o come vogliono loro, nel taekwondo, nel pugilato, come vogliono, ma alle elezioni, preferirei alle elezioni. Poi, nel 2022 arriverà l’elezione dei sindaci in 335 comuni, molto importante per il governo locale. E nel 2022, devo ricordare che il 10 gennaio 2022, farò tre anni di Presidenza.

C’è la possibilità di revoca…

Sì, c’è il diritto a un referendum revocatorio. Se qualcuno dell’opposizione volesse raccogliere le firme, e se le raccogliesse, rispettando i requisiti costituzionali e legali, noi, nel 2022, avremmo un referendum revocatorio, andremmo a misurarci anche noi.

E poi, nel 2024, pioggia, tuoni o fulmini, ci saranno le elezioni presidenziali in Venezuela. Quindi abbiamo una grande agenda elettorale, un’agenda politica e, al di là dell’agenda elettorale, al di là dell’agenda politica, c’è un’agenda economica di ripresa, c’è un’agenda sociale, c’è un’agenda morale di lotta alla corruzione. Vorrei parlare di tutti questi temi con tutta l’opposizione ed essere in grado di raggiungere un consenso.

Ora posso dirle sinceramente Ramonet, lei è un cittadino franco-spagnolo, conosce molto bene l’Europa. Gran parte della colpa dell’estremismo dell’opposizione, dell’esclusione dell’opposizione dalla vita politica del Paese, dell’abbandono delle sue aree naturali e dei suoi elettori, è dell’Unione Europea e dei governi europei. Non solo Donald Trump, perché l’Unione Europea ha seguito l’esempio di Donald Trump, sostenendo tutte le politiche di barbarie, di estremismo di destra, tutte le politiche insensate e impresentabili. L’unico posto al mondo in cui l’Unione Europea sostiene queste politiche è in Venezuela. Dovremo comprendere il perché. Gran parte del fatto che la destra venezuelana, l’opposizione, stia entrando in una politica di saggezza, partecipazione e dialogo, ha a che fare con l’Unione Europea, che ha una grande influenza sulla mente di questi leader politici in questo settore dell’opposizione. Speriamo che l’Unione Europea parli con loro di dialogo e li aiuti a riflettere e a correggere.

Ora parleremo di economia, volevo chiederle quanto segue: il suo governo ha scelto, un anno fa, di permettere una parziale dollarizzazione dell’economia e che del commercio. Potrebbe fare un bilancio di questa dollarizzazione? Perché è stata presa questa misura? Quali benefici ha portato? Quali inconvenienti ha portato? Fino a quando sarà mantenuta? E un’altra domanda che alcuni analisti si pongono: Rivoluzione e dollarizzazione, non c’è contraddizione?

Beh, innanzitutto il Venezuela è soggetto a una situazione molto particolare. Siamo perseguiti da tutte le fonti di finanziamento. Potrei dirti, Ramonet, che praticamente l’imperialismo degli Stati Uniti ha proibito l’uso della valuta del dollaro da parte dello Stato venezuelano. Così ti è chiaro.

Taglio corto sulla tua domanda dicendoti questa grande verità: il Venezuela non ha il diritto di vendere petrolio al mondo e di raccogliere i proventi in dollari. Il Venezuela non ha il diritto, come Stato, di gestire conti per pagare medicine, cibo nel mondo. Non ha il diritto.

Abbiamo i nostri modi di spostare le risorse, ma devono essere tutti modi atipici, paralleli al mondo del dollaro. Tutto questo mostra come il dollaro, come il sistema bancario statunitense sia utilizzato per cercare di imporre un modello economico, un modello politico, un cambio di regime in Venezuela. Questa è la vera verità.

Siamo nel mezzo di un’economia di resistenza, un’economia di guerra. Siamo passati da un reddito di 56 miliardi di dollari nel 2013 a meno di 500 milioni di dollari nel 2020. Che ognuno tragga le proprie conclusioni. Eppure abbiamo mantenuto lo Stato sociale come dettato dalla nostra Costituzione.

Qui, l’istruzione pubblica gratuita e di qualità è stata mantenuta per il nostro popolo. Qui, la salute pubblica gratuita e di qualità è stata mantenuta e aumentata. Qui il diritto all’alloggio è stato mantenuto; abbiamo un record mondiale nella costruzione e nella consegna di alloggi e ho appena consegnato 3.400.000 case. Stiamo costruendo 1.095 unità abitative sociali al giorno. Un record, un vero record mondiale. E qui i livelli di occupazione sono stati mantenuti.

Che cosa è crollato? Il reddito nazionale e il reddito dei lavoratori. Il reddito dei lavoratori è stato colpito a seguito del furto, per il 99%, del reddito nazionale in valuta estera.

E in mezzo a tutto questo, cosa è successo? È emersa un’economia prima surrettizia, ora aperta e pubblica, dove il dollaro è controllato, soprattutto a livello commerciale. Ho dei numeri che, per la prima volta, vi darò ufficialmente. A livello di commercio e a livello di alcune attività, il dollaro ha funzionato come valvola di sfogo per il reddito, per il commercio e per la soddisfazione dei bisogni di importanti settori della vita venezuelana. È stato una valvola di sfogo.

Ma posso darvi i dati di quest’anno 2020, vedete? Tutta l’attività commerciale è raccolta in questi numeri. Nel 2020, posso dirvi, in particolare negli ultimi due mesi di novembre e dicembre, l’attività commerciale nel Paese è quintuplicata rispetto all’anno scorso. Quintuplicato in bolivar e in dollari.

Ora, posso dirvi che, in dollari – questi dati sono freschi –, l’importanza relativa delle spese effettuate dalle famiglie, a seconda del mezzo di pagamento utilizzato, posso dirvi che il 77,3% delle transazioni commerciali nel Paese, nel 2020, sono state effettuate in Bolivar con metodi di pagamento digitali. Così si può ancora vedere il peso della moneta nazionale, e noi lo recupereremo. Solo il 18,6% è stato effettuato in contanti in valute convertibili, fondamentalmente dollari.

Si può vedere qui, per esempio, nel mese di giugno, luglio i pagamenti in valuta estera sono saliti a più del 20%, ma il risultato annuale è già il 18,6% dei pagamenti in contanti in dollari, in molte attività dei centri commerciali, tra cui il commercio di strada, il commercio informale. E il 3,4% in bolivar fisici, che si sa che hanno una guerra contro la valuta fisica.

Andiamo, quest’anno 2021, verso un’economia digitale più profonda, più in espansione. Mi sono posto l’obiettivo: economia digitale al 100%, che tutti abbiano i loro metodi di pagamento in carte di debito, carte di credito…

Il denaro fisico scompare, quindi in una certa misura…

Scompare. Per il Venezuela è un grande vantaggio. Creeremo anche alcuni formati di pagamento in valuta digitale, con un conto di risparmio in valuta estera nella banca venezuelana. I conti di risparmio e i conti correnti in valuta estera sono stati autorizzati e le persone potranno pagare al prezzo della valuta in Bolivar nel mercato generale del paese.

Questo significa che il dollaro è una valvola di sfogo. Non si può dire che il Venezuela sia, come l’Ecuador per esempio, un’economia dollarizzata. Non dipende dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come Panama. No! Il Venezuela ha la sua moneta, il bolivar, e noi la difenderemo nel 2021 migliorando le entrate. Dobbiamo migliorare la qualità della valuta venezuelana.

obbiamo continuare a diminuire l’inflazione, che è ancora molto alta, anche se l’abbiamo controllata gradualmente. Ma è difficile, a causa dell’intera situazione del reddito nazionale. Quindi non possiamo parlare di una dollarizzazione dell’intera economia.

Quindi alla domanda: c’è una contraddizione tra la dollarizzazione e la rivoluzione? La risposta è, per quanto possiamo vedere: no. C’è una certa complementarietà.

Signor Presidente, il Venezuela è stato vittima di uno spettacolare furto di beni all’estero. Lei è stato derubato, in particolare, della società Citgo negli Stati Uniti e anche delle riserve auree depositate a Londra. Quali iniziative ha intrapreso il suo governo per recuperare questi beni? Qual è la situazione attuale? Quali speranze ha di recuperarli?

Abbiamo sempre la speranza, perché abbiamo la ragione giuridica, abbiamo la ragione nazionale, repubblicana. Si tratta di beni della Repubblica. L’oro di Londra appartiene alla Repubblica, gestita dalla sua Banca Centrale del Venezuela. I conti bancari congelati in Portogallo, Spagna, Italia, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, sono conti bancari di quasi 30 miliardi di dollari che se attivati e recuperati costituirebbero un’iniezione immediata di ripresa e rilancio economico del Venezuela, solo con il recupero di quel denaro.

Siamo stati derubati della compagnia Citgo, una compagnia con ottomila stazioni di servizio negli Stati Uniti. È congelata, sequestrata dal clan Trump, l’hanno tenuta d’occhio da quando Donald Trump è diventato presidente con il suo gruppo imprenditoriale per rubarci la Citgo. Con la complicità di questi subdoli banditi, ladri, dell’estrema destra venezuelana, capeggiati da Juan Guaidó, hanno rubato la Citgo. C’è speranza di recuperarla.

Abbiamo avuto difficoltà a difendere il Venezuela e i suoi interessi perché, anche per pagare gli studi legali internazionali, ci viene impedito di farlo. Perché, ripeto, ci hanno congelato e ci hanno rubato i conti.

Ma, beh, in Venezuela troviamo sempre un modo per avere buoni studi legali, per avere avvocati coraggiosi, competenti, capaci, e per difendere i nostri interessi sta arrivando una nuova Assemblea Nazionale. L’Assemblea Nazionale che è stata l’epicentro del saccheggio, del furto, della rapina del Venezuela se ne sta andando.

Questo cambierà molto la situazione perché sta arrivando una nuova Assemblea Nazionale con pieni poteri legislativi e credo che questo ci aiuterà a progredire nell’obiettivo di recuperare ciò che appartiene alla Repubblica. Non appartiene a Maduro, non appartiene a un gruppo, ma è patrimonio della Repubblica, è denaro e patrimonio di tutti i venezuelani, di tutte le venezuelane.

Signor Presidente, nell’attuale difficile situazione economica nazionale e internazionale, segnata dalle conseguenze, come lei sottolinea, sia del blocco che della pandemia, quali sarebbero le principali questioni da risolvere per rilanciare la crescita economica del suo Paese? In che misura può contribuire a ciò il recente voto su una legge “anti-bloqueo”?

Beh, siamo allenati alle difficoltà. Il Libertador si definiva “l’uomo delle difficoltà”. E il nostro popolo come “popolo in difficoltà”. Abbiamo già indicato e guidato un piano di recupero che ha avuto come asse, questa settimana, la Ley Antibloqueo.

La Ley Antibloqueo svolge il ruolo di fondamentale portamento nel processo di recupero del reddito nazionale. Con il recupero del reddito nazionale, dobbiamo gradualmente recuperare i fattori e gli equilibri della macroeconomia. Recuperare il reddito dei lavoratori e mantenere un processo di recupero del mercato interno nazionale.

Posso darvi un’informazione importante su come, nel 2020, abbiamo fatto progressi nel processo di creazione di un’economia alternativa, un’economia post-rentista, un’economia produttiva. Abbiamo aumentato la produzione alimentare di 400.000 tonnellate, per esempio, e abbiamo superato i livelli di carenza di prodotti e di cibo, che esistevano tre, quattro o cinque anni fa. Con produzione nazionale.

Vorrei congratularmi con gli imprenditori e i produttori, l’agroalimentare. Stiamo facendo il piano per il CLAP 2021. Oggi ho approvato il piano per il CLAP 2021, che significa il mercato alimentare mensile per 7 milioni di famiglie.

Da intendersi: i CLAP sono i comitati locali di approvvigionamento e produzione che costituiscono uno strumento fondamentale nel mercato alimentare. Non c’è dubbio che c’è spazio per migliorare, per aumentare. Ne parleremo già a gennaio, con il Ministero dell’Alimentazione, il Vice Presidente Esecutivo.

Ho già approvato le linee di lavoro per la produzione nazionale di tutti i CLAP, di tutti gli alimenti distribuiti ai 7 milioni di famiglie nazionali. Prima, importavamo il 60 o 70% di quel cibo. Quindi, dal 2021 in poi, con la Ley Antibloqueo, recupereremo il reddito nazionale, recupereremo l’equilibrio macroeconomico, contenendo l’inflazione ancora di più l’anno prossimo e riprendendo la crescita economica reale, dell’economia reale.

Il 2021 segna l’inizio di una nuova crescita progressiva, sostenuta, vera e propria, vi dico, dell’economia reale, dell’economia produttiva. Non dell’economia finanziaria, della speculazione, della menzogna, della farsa, no, è la crescita dell’economia che produce cereali, latte, carne, mais, arepas, vestiti, petrolio, oro, ecc. Dell’economia reale.

Credo che tutta questa crudeltà che è stata applicata contro il Venezuela ci abbia lasciato una grande lezione e siamo sulla strada dello sviluppo della nostra vera economia, che sarà molto forte, molto potente, vedrete, e inoltre, stiamo dando un esempio al mondo.

Possiamo essere banditi dal dollaro, possiamo essere banditi dal finanziamento e dal rifinanziamento nel sistema bancario occidentale, possiamo essere perseguitati e i nostri conti portati via, ma non siamo stati fermati e non lo saremo mai. E ciò che emerge qui darà un esempio al mondo che un altro mondo è possibile, che bisogna dire basta al ricatto del dollaro e del sistema finanziario del Fondo Monetario Internazionale.

In Venezuela stiamo dimostrando, con la resistenza, con una resistenza molto dura, che un altro mondo è possibile. Andremo avanti, lo vedrete.

Signor Presidente, ora parleremo di politica internazionale e cominceremo parlando dell’America Latina. Qualcosa sta cambiando in America Latina. Ai governi progressisti del Messico e dell’Argentina si sono aggiunti la recente vittoria del MAS in Bolivia, il successo del plebiscito in Cile, la sconfitta di Bolsonaro alle elezioni municipali in Brasile, la rivolta popolare in Perù, le proteste in Guatemala e in Colombia, le ragionevoli prospettive di vittoria del candidato Araúz alle prossime elezioni presidenziali in Ecuador e la clamorosa vittoria del Chavismo alle elezioni legislative del 6 dicembre in Venezuela.

Tutto ciò crea un’atmosfera molto diversa da quella che esisteva di recente quando alcuni parlavano di “fine del ciclo progressista”. Come vede la situazione geopolitica in America Latina per questo 2021 che sta iniziando?

Ebbene, posso dire che i movimenti popolari radicali di lotta, i cosiddetti movimenti progressisti, i movimenti di sinistra, i movimenti rivoluzionari sono una realtà in America Latina e nei Caraibi. Noi siamo l’alternativa dei nostri popoli, ognuno con il suo profilo, le sue caratteristiche, il suo discorso, il suo governo.

Non si può, per esempio, paragonare la leadership dei movimenti popolari in Colombia con quella dell’Ecuador, o del Venezuela, o del Brasile. Ognuno ha il suo profilo, la sua consistenza, la sua forma, il suo discorso, il suo coraggio, le sue opportunità, ma, senza dubbio, dal Messico alla Patagonia e in tutti i Caraibi c’è un movimento popolare potente, radicale, ribelle. C’è un potente movimento progressista e un potente movimento di sinistra. C’è una potente leadership rivoluzionaria.

All’avanguardia è l’ALBA, la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América. La vittoria in Bolivia è stata una grande vittoria per ALBA e, beh, sta ricomponendo quella che è una grande alleanza per la pace, lo sviluppo sociale, la vita dei nostri popoli. Cuba, Nicaragua, Venezuela, Bolivia e Caraibi sono senza dubbio all’avanguardia, insieme ai nostri leader caraibici, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda, Dominica e Grenada.

L’ALBA è sempre rimasta in piedi. L’ALBA è nata come risultato e prodotto della prima ondata guidata da Chavez in quest’epoca, la prima ondata che ha portato allo storico incontro tra Chavez e Fidel, che ha portato al ritorno al potere del Sandinismo, che ha portato alla vittoria di Evo, di Correa, che ha portato alla vittoria di Kirchner. Ebbene, da quella prima ondata l’ALBA è emersa e si è costituita, forte.

Ora, senza dubbio, vedo che sta arrivando una seconda ondata. La seconda ondata di governi progressisti, popolari, nazionalisti, latinoamericani. Sta arrivando una seconda ondata che è in pieno sviluppo. Perché sta arrivando questa seconda ondata? Perché il capitalismo neoliberista è esaurito. Il capitalismo neoliberista genera povertà, esclusione, repressione.

Qui vediamo Cile, Perù, Ecuador, Colombia, tutta l’ala del Pacifico: repressione, miseria, disoccupazione. La Colombia quest’anno ha più di 90 massacri, più di 250 ex combattenti delle FARC assassinati. E cosa dicono i media, cosa dice il mondo? Sono silenziosi.

Così il modello repressivo, antipopolare, escludente, che genera miseria – il capitalismo neoliberista – non ha alcuna risposta per il popolo. È un esaurimentomolto profondo e la cosa naturale è che emergeranno nuove leadership che sorprenderanno non solo l’America Latina e i Caraibi, ma anche il mondo.

Andiamo verso una seconda ondata, non lo dico semplicemente per ottimismo, per fede – che io ho, sono un uomo ottimista, di fede, di fede nei popoli, di fede nella lotta, di fede nella storia dei nostri Paesi – lo dico come risultato dell’osservazione diretta della realtà e con i dati che voi, anche, avete riportato nella vostra domanda.

Signor Presidente, negli ultimi anni, con l’aumento dell’ostilità verso il Venezuela da Washington e da molte capitali europee, il suo governo ha rafforzato i legami con diverse potenze come Cina, Russia, Iran, Turchia, India e altre che hanno difeso la sovranità del Venezuela. Può dirci quali sono le prospettive di progetti di cooperazione e sviluppo con queste potenze?

Siamo aperti al mondo. Senza dubbio, sono particolari le nostre relazioni con la Federazione Russa, con la Repubblica Popolare Cinese, con la Repubblica Islamica dell’Iran, con Cuba. Sono speciali anche con l’India, conoscete la mia grande identità con l’India, con la sua spiritualità, con il suo popolo. E con molti altri Paesi. Con la Turchia, con il mio fraterno Presidente Erdogan. E con l’Africa, con molti Paesi del mondo abbiamo grandi ed eccellenti relazioni.

Vogliamo che queste relazioni si consolidino, continueremo a lavorare. Grazie alla Ley Antibloqueo, sono già stati fatti progressi spettacolari in nuove alleanze in vari campi di investimento nell’economia. Non posso dire molto, è la caratteristica della Ley Antibloqueo, fare senza parlare e dirlo quando è già stato fatto.

Questo è il principio: fare, fare, fare, andare avanti senza dire nulla, per evitare la guerra imperialista, per neutralizzarla e per dire più tardi, quando sarà tutto fatto e compiuto, quando avrò il risultato qui in mano. Ora, nella stessa linea della Ley Antibloqueo, invito anche gli investitori dell’America Latina, del Messico, di Panama, i nostri colleghi investitori della Colombia, del Brasile, dell’Argentina, di tutta l’America Latina e dei Caraibi, degli Stati Uniti: venite, ecco un mondo per investire a condizioni speciali.

Se qualcuno ha danneggiato gli investitori di ogni tipo, i detentori di debiti degli Stati Uniti, se qualcuno li ha danneggiati è Donald Trump e la sua politica ostinata ed estremista contro il Venezuela.

Perché gli investitori americani hanno qui le porte aperte per investire nel petrolio, nel gas, nella petrolchimica, nella petrolchimica, nelle telecomunicazioni, nel turismo, nella finanza, in quello che vogliono. Trump ha fatto un grande danno ai detentori del debito. E posso anche dirvi, come scoop, che noi ai detentori del debito, per impegno della Repubblica, li abbiamo pagati nel periodo 2014-17 più di 76 miliardi di dollari.

Con il Comandante Chavez, nel periodo 2010-2013, abbiamo pagato fino a 56 miliardi di dollari. Ecco il conto, come dice un mio amico, ecco il conto: 76 miliardi più 56 miliardi sono 132 miliardi di dollari che abbiamo pagato dal 2010 al 2017 fino a Trump.

Quelli erano i profitti degli investitori finanziari. I detentori del debito hanno perso tutto quando hanno congelato i nostri conti, quando hanno attaccato le nostre entrate petrolifere. Ho confermato a tutti i detentori del debito, a tutti gli investitori americani, la nostra volontà di negoziare e rinegoziare, e di adempiere a tutti i nostri impegni d’ora in poi e raggiungere accordi poiché abbiamo i migliori rapporti.

Sanno che siamo ben pagati, che siamo persone di parola, affidabili per l’attività finanziaria, economica, lo sanno, e sanno che Trump ha fatto un grande danno ai loro investimenti, lo sanno perfettamente.

Ci sono investitori, Ramonet, che rappresentano addirittura gruppi, sindacati di pensionati statunitensi, gruppi sociali negli Stati Uniti che hanno acquistato, per affidabilità, obbligazioni del debito venezuelano e ora, guarda, Trump le ha interrotte, Trump le ha distrutte. Un altro mondo è possibile anche sotto questo aspetto.

Quindi mando un messaggio, approfitto della sua domanda per mandare un messaggio a tutti gli investitori del mondo: siamo pronti, preparati, abbiamo la Ley Antibloqueo, c’è la nuova Assemblea Nazionale che sta per sviluppare una serie di leggi per rendere più flessibile tutto ciò che è investimento nell’attività economica venezuelana, il Venezuela è aperto al mondo per gli investimenti.

Signor Presidente, è proprio la recente sconfitta elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti e l’imminente arrivo della nuova amministrazione democratica del Presidente Joe Biden che costituiscono un particolare momento di cambiamento nella vita politica internazionale. Cosa si aspetta da questa nuova amministrazione statunitense? Quale messaggio di benvenuto invia a Joe Biden?

A questo proposito sono obbligato ad essere prudente. Non significa che non abbia un pensiero chiaro, io sì, sui cambiamenti negli Stati Uniti, sulla clamorosa sconfitta di Donald Trump. Trump se ne va; vediamo se con la partenza di Trump se ne vanno anche le sue politiche dannose ed estremiste contro il Venezuela. Vedremo…

Ci sono molte pressioni. Ieri ho ricevuto informazioni su questo ladro e assassino di nome Leopoldo López: sta assumendo, a Washington, due società di lobbying vicine al Partito Democratico per iniziare a fare pressioni a favore dell’estremismo di destra in Venezuela prima del nuovo governo Biden. Sapete che la politica degli Stati Uniti si muove sulla base del lobbismo. È anche legale.

Ora stanno assumendo nuovi lobbisti legati a Biden, legati al nuovo segretario di Stato [Anthony Blinken] nominato da Biden, quindi, beh, speriamo che arrivi il 20 gennaio, che il presidente Joe Biden presti giuramento e che prendiamo strade diverse.

Ho sempre detto, si spera che con la partenza di Trump le sue politiche estremiste e crudeli contro il Venezuela spariranno, si spera, e il dialogo con Biden e gli Stati Uniti sarà ripristinato su un’agenda costruttiva. Speriamo, speriamo. Intanto aspettiamo, nelle mani di Dio, sempre noi, dipendenti dai nostri sforzi.

Io dico sempre al popolo venezuelano, al popolo del mondo: non dipendiamo da nessuno, dipendiamo sempre dai nostri sforzi, dipendiamo dai nostri pensieri, dalle nostre parole, il resto è profitto, come dice il nostro popolo. Speriamo che sia per il bene, il cambiamento negli Stati Uniti, per l’umanità, e speriamo che sia anche per il bene del Venezuela. Questo è ciò che desidero.

Grazie mille, signor presidente, siamo giunti alla fine di questa intervista. Non mi resta che augurare a lei, alla sua famiglia e, ovviamente, al Venezuela e a tutto il suo popolo un felice anno nuovo.

Bene, grazie mille per questa opportunità. Prima della valanga di menzogne, di manipolazioni, di attacchi che ci sono nella stampa mondiale… vedo sempre, nella stampa e nella televisione di Madrid, attacchi e attacchi.

Madrid è diventata l’epicentro dell’attacco dell’ala di estrema destra contro il Venezuela, si legge il New York Times, il Miami Herald, la stampa colombiana e il mondo in generale: attacchi spietati, incessanti, inclementi… Ma bene, ecco la nostra verità e per la nostra verità diamo la nostra vita e con la nostra verità andiamo sulle strade del futuro.

Il 2021, che segnerà il bicentenario della battaglia di Carabobo [il 24 giugno 1821 la vittoria delle forze patriottiche di Simon Bolivar contro le truppe monarchiche nella battaglia di Carabobo fu decisiva nella guerra d’indipendenza del Venezuela, ndt], sarà un anno emblematico.

È stato fissato dallo stesso comandante Chavez: “Nel 2021, 200 anni dopo Carabobo”, disse Chavez, “dobbiamo arrivare liberi, indipendenti e sovrani”. E così siamo arrivati: liberi, indipendenti, sovrani nella resistenza, ma anche nella vittoria. Buon anno.

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