"Memorial: non dimenticheremo! Non perdoneremo!". Sul Donbass continuano a cadere le bombe ucraine

"Memorial: non dimenticheremo! Non perdoneremo!". Sul Donbass continuano a cadere le bombe ucraine

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Il Ministero degli esteri della Repubblica popolare di Lugansk, nella consapevolezza dell'importanza di rompere il muro del silenzio calato sull'aggressione ucraina al Donbass, tuttora in corso, conta anche sull'opera di varie organizzazioni volontarie che operano nella Repubblica. È il caso di “Memorial: non dimenticheremo! Non perdoneremo!”, di cui proponiamo una nota sull'azione svolta a favore delle vittime della guerra.


L'appello del Ministero degli esteri della LNR coincide, con beffarda casualità, con la scarcerazione, il 3 novembre da parte della Corte d'appello di Milano, del sergente italo-ucraino della Guardia nazionale ucraina Vitalij Markiv, condannato in primo grado a 24 anni per corresponsabilità nella morte di Andrea Rocchelli e Andrej Mironov, nel 2014, a Slavjansk.


Pur se l'epilogo della vicenda di Markiv sembra fare il paio con quella, qualche anno fa, della “Jeanne d'Arc” ucraina Nadežda Savcenko, condannata a 22 anni di colonia penale da un tribunale russo (catturata mentre cercava di entrare in territorio russo, infiltrata in una colonna di profughi dal Donbass, era stata giudicata colpevole di concorso in omicidio, per la morte dei giornalisti russi Igor Korneljuk e Anton Vološin, rimasti uccisi nell’area di Lugansk, il 17 giugno 2014, da colpi di obice mirati seguendo le indicazioni di tiro fornite, secondo l’accusa, dalla volontaria del battaglione “Ajdar”) e poi graziata da Vladimir Putin, l'attuale esito giudiziario milanese pone più di un interrogativo.


Pur lasciando da parte le sceneggiate fascio-radicali sponsorizzate dal solito PD, il clima attorno cui si è consumato lo scherno milanese non può non far presagire ulteriori tragedie per le popolazioni delle Repubbliche popolari, ora che il regime nazi-golpista ucraino può vantare un beneplacito “europeista” ai propri crimini in Donbass.


Siamo doverosamente convinti che la presenza in aula, sia in occasione della prima sentenza, nel 2017, sia ora per il giudizio d'appello, dell'inamovibile Ministro degli interni golpista Arsen Avakov (non lo avevano scalfito nemmeno le lotte a coltello con quello che sembrava un avversario granitico, quale Mikhail Saakašvili e non lo ha toccato nemmeno il passaggio da Petro Porošenko a Vladimir Zelenskij: vien dunque da chiedersi quali potenze esterne, oltre quelle conosciute, egli rappresenti a Kiev) non abbia in alcun modo influito sul giudizio. In ogni caso, stando alle notizie di PavlovskyNews, Avakov sembrava esser così sicuro del verdetto, tanto da pagare “di tasca propria”(?!) 24.000 euro per il Falcon con cui lui e Markiv se ne volavano a Kiev, dove l'ex detenuto è stato accolto da eroe e ricevuto da Zelenskij con "Bravissimo. Mi congratulo con lei, è un piacere conoscerla. Ottimo che abbiamo combattenti simili. Abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere".


Già, cosa hanno fatto? Lo stesso giorno del verdetto milanese, Zelenskij aveva telefonato a Giuseppe Conte, ufficialmente per ringraziarlo (ha atteso novembre...) degli aiuti in occasione delle alluvioni del giugno scorso in Subcarpazia. Il giorno successivo, a Kiev, la prima delegazione straniera a congratularsi con il nazista scarcerato erano i diplomatici dell'ambasciata britannica. E forse non casualmente.


Aleksej Selivanov, su ren.tv, ipotizza una grossolana messinscena per creare l'immagine del futuro “leader” della piazza ucraina, così necessario a Washington e Londra, nient'affatto soddisfatti dei risultati sia di Porošenko che di Zelenskij: una messinscena, a partire dalla condanna di primo grado – 24 anni sulla schiena pesano e un futuro leader li può far pesare come punto d'onore - e poi 3 anni e mezzo di prigione, simbolici (non potevano scarcerarlo immediatamente: la faccenda sarebbe stata troppo sfacciata) e infine l'assoluzione e il rientro trionfale a Kiev, dove lo stesso Avakov (la Guardia nazionale risponde proprio al Ministro degli interni) si ingegna a fare da sfondo, lui, che nessuno riesce a mettere in secondo piano, al sergente-eroe. Fantasiosa, come ipotesi; ma chi avrebbe scommesso due anni fa su Vladimir Zelenskij?


Intanto sul Donbass continuano a cadere le bombe ucraine. Ma non se ne può parlare: da tempo la “democratica” rete feisbuc blocca o cancella ogni notizia che provenga da agenzie quali News-Front o il Servizio analitico del Donbass.


Fabrizio Poggi 
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Essere, non apparire...

o la lotta per la giustizia sull'esempio dell'attività dell'organizzazione “Memorial: non dimenticheremo, non perdoneremo!” della Repubblica Popolare di Lugansk

 

          Da sette anni va avanti la guerra in Donbass. Una guerra autentica, con morte, dolore, sofferenza. E, cosa più importante, con l'impunità dei criminali: quelli che impartiscono gli ordini e quelli che li eseguono. Di fatto, nel XXI secolo, lo stato ucraino ha innalzato al rango di legalità il metodo del terrore: l'assassinio di chi è “contrario” alla sua politica; si può essere uccisi, torturati, umiliati, arrestati senza motivo; si possono emettere verdetti sulla base di una legislazione che viola apertamente ogni norma di diritto internazionale sui diritti umani.

           Il tutto è complicato dalla situazione politica internazionale attorno al conflitto “nel sudest dell'Ucraina”. In tale maniera, fredda e distaccata, il mondo definisce la nostra guerra civile per il diritto, semplicemente, a vivere. E anche coloro a cui il Donbass, all'inizio, guardava con speranza... Europa e USA, hanno tirato avanti, scandendo chiaramente e a gran voce l'obiettivo principale  di questa guerra, definendo il conflitto un'aggressione militare della Federazione Russa ai danni dell'integrità territoriale e della sovranità dell'Ucraina. Difficile prevedere cosa accadrà in futuro. Una cosa però è chiara: gli USA, per conto loro, non arretreranno e, gradualmente, passo dopo passo, andranno avanti sulla strada della conferma delle proprie posizioni riguardo l'aggressione russa nei confronti dell'Ucraina, in tutte le istanze internazionali in grado di elevare tale cosiddetta aggressione al rango di cosa provata e universalmente riconosciuta.

          Rendendosi conto della pratica inutilità dei tentativi del sistema giudiziario repubblicano di attuare l'istituto della responsabilità nei confronti delle alte cariche della leadership politico-militare ucraina, dei colpevoli del crimine di genocidio, dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, gli attivisti non potevano rimanersene in disparte. Avendo esperienza di attività investigativa, conoscenze pratiche di diritto umanitario internazionale, operando dal 2014 a contatto con la popolazione dei territori colpiti dall'aggressione ucraina, si è deciso di dar vita a una organizzazione pubblica in grado di operare sul terreno del diritto internazionale.

          È così che, nel febbraio 2018, è stata ufficialmente registrata l'organizzazione pubblica “Memorial: non dimenticheremo, non perdoneremo!”. Indirizzi principali di attività dell'organizzazione sono l'assistenza giuridica qualificata nella stesura delle istanze rivolte agli organi giudiziari internazionali, allo scopo di difendere la giustizia, attirare l'attenzione della comunità internazionale sui crimini commessi dal potere ucraino contro gli abitanti della Repubblica Popolare di Lugansk, e anche ottenere compensazione per i danni morali e materiali causati dalle azioni delle formazioni armate ucraine. Gli attivisti dell'organizzazione si occupano anche di redigere gli appelli volti a riconoscere come anticostituzionali quegli atti giuridici ucraini, o anche singoli paragrafi di essi, che violino i diritti degli abitanti del Donbass, de jure tuttora cittadini d'Ucraina.

          L'organizzazione “Memorial: non dimenticheremo, non perdoneremo!” riunisce persone di professioni e punti di vista diversi, che vivono in aree diverse della Repubblica, tutte unite da due obiettivi: ottenere una giusta valutazione degli eventi che accadono in Donbass dal 2014 e aiutare le persone venutesi a trovare di fronte alla terribile realtà della guerra.



 

          La spina dorsale dell'organizzazione è costituita da alcune persone che hanno attraversato il difficile percorso della guerra insieme alla Repubblica:

          Svetlana Konoplëva, di S?ast'e, nella regione di Lugansk, militante per la liberazione dal neo-nazionalismo ucraino. A suo tempo, ha organizzato il movimento anti-majdan nella propria città, divenendo l'anima delle proteste di fronte all'edificio del SBU a Lugansk; entrata poi a far parte del corpo elettivo della prima sessione parlamentare. Durante i combattimenti più accesi, Svetlana mise a frutto la propria professione di infermiera. Per il suo coraggio e la sua contrapposizione al potere criminale ucraino, Svetlana Konoplëva fu arrestata dalle truppe ucraine al momento del loro sfondamento nell'area di Novosvetlovka e rimase per tre terribili mesi nelle prigioni ucraine - molto diverse dagli “standard europei del sistema penitenziario – fatte di reclusione sotterranea, torture, freddo e fame.

         Tat'jana Veretëkhina, personaggio pubblico, esperta in media. Dal 2014 si dedica a infrangere l'assedio informativo alzato dall'Ucraina e dai suoi consiglieri europei e americani attorno allo scontro civile in Donbass. Conduce la battaglia in campo informativo, mostrando apertamente l'enorme tragedia di questa guerra, soprattutto l'uso di metodi e mezzi proibiti in un conflitto nel cuore dell'Europa nel XXI secolo. Mantiene contatti con i sostenitori del Donbass in tutto il mondo.

          Sergej Belov, ha preso parte al movimento di protesta contro il colpo di stato a Kiev nel febbraio 2014. Come psicologo, Sergej ha dedicato la maggior parte della propria vita ai bambini e, nel difficile periodo della guerra, continua ad assistere i piccoli della Repubblica, soprattutto quelli che vivono nei villaggi in prossimità del fronte. Si occupa di attività informativa, della diffusione di materiali riguardanti la lotta di liberazione nazionale del Donbass dal neo-nazismo ucraino. Rappresenta l'organizzazione, alla Camera sociale della Repubblica popolare di Lugansk.

          Anna Soroka, funzionario del Capo dell'Amministrazione della LNR, V.D. Bolotov; dal 2015 al 2017 ha diretto il progetto “Non dimenticheremo, non perdoneremo!”. Attualmente, è vice Ministro degli esteri della Repubblica popolare di Lugansk, presidente della Commissione speciale per la certificazione e raccolta di prove sui crimini di guerra della leadership politico-militare ucraina contro gli abitanti della LNR; dottore in scienze giuridiche, professore associato; presidente della Direzione di “Memorial: non dimenticheremo, non perdoneremo!”.

          "In linea di principio, la società ucraina, come anche l'intera comunità internazionale” dice Anna Soroka, “deve rendersi conto che l'Ucraina, quale stato europeo, membro di molte organizzazioni governative internazionali, ha un numero enorme di obblighi, ai sensi delle Convenzioni di Ginevra del 1949 ratificate e implementate, dei Protocolli aggiuntivi I e II alle Convenzioni di Ginevra del 1977, della Convenzione del 1980 sulla proibizione o limitazione dell'uso di mine, trappole esplosive e altri dispositivi e, naturalmente, della Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo. Il nostro obiettivo è quello di richiamare l'attenzione della comunità internazionale sul fatto che lo Stato ucraino è uno Stato criminale, in cui si è scelto il terrore quale mezzo per l'esercizio del potere. Si è in presenza di un meccanismo politico distorto, il cui obiettivo principale è quello di giustificare il genocidio della popolazione del Donbass e sostenere, di fronte al mondo intero, la "teoria artificiosa dell'aggressione russa", dichiara Anna Soroka.

          “L'idea di dar vita all'organizzazione” dice ancora Anna Soroka, “è sorta nel 2014, allorché molti cittadini, anche lontani dall'attività di difesa dei diritti umani, sperimentando su di sé le conseguenze dell'aggressione ucraina, vedendo tutto l'orrore del genocidio perpetrato dall'Ucraina contro la popolazione del Donbass, si posero la legittima domanda su dove fossero rivolti gli sguardi delle istituzioni internazionali di difesa dei diritti. Nella primavera del 2015, un gruppo di avvocati, specializzati in diritto penale internazionale e in diritto costituzionale ucraino, resero per la prima volta di pubblico dominio le leggi anticostituzionali e, di fatto, per il loro contenuto, inumane, adottate dal regime politico-militare ucraino per giustificare il genocidio contro il popolo del Donbass. Gradualmente, si giunse alla cognizione che, con gli sforzi degli attivisti sociali, si sarebbe potuto aiutare le istituzioni statali nella raccolta e certificazione delle prove dei crimini di guerra commessi dalle formazioni armate ucraine nella regione di Lugansk. L'idea di difendere i diritti dei concittadini, riunì persone delle più diverse sfere di attività: insegnanti, funzionari delle forze di sicurezza testimoni diretti della morte di popolazione civile, giornalisti e blogger che avevano visto con i propri occhi le sofferenze delle persone coinvolte nella guerra e, naturalmente, vittime dirette dell'aggressione militare ucraina”, dice Anna.

          ““È molto doloroso esprimere a parole e cifre tutto l'orrore della guerra riversatosi su una pacifica città. Come possiamo trasmettere l'orrore che attanaglia i bambini durante i bombardamenti delle artiglierie? Viviamo nell'epoca digitale, quando la maggior parte delle persone preferisce vedere una volta, piuttosto che sentire cento volte. Così che, la nostra organizzazione attribuisce enorme importanza alla raccolta di foto e video di testimonianze dell'aggressione ucraina, registrazioni video con le testimonianze delle vittime. Cerchiamo di spiegare alle persone che ogni fotogramma fissato, un normale video ripreso col cellulare, in tribunale può diventare parte dei materiali d'accusa contro i crimini di guerra ucraini. Parliamo loro dell'importanza di portare a conoscenza della comunità mondiale tutti gli orrori della guerra, della necessità di sforzi costanti per demolire il "muro informativo" che i media mondiali hanno innalzato attorno agli eventi in Donbass,  rispecchiando tutto ciò che qui accade, dalla posizione dello stato aggressore, l'Ucraina. Siamo indignati per il cinismo dei media ucraini, che arrivano al punto di distorcere la verità del conflitto, da permettersi di presentare i civili uccisi dai nazionalisti ucraini, come vittime della cosiddetta "aggressione russa". In stretta collaborazione con i corrispondenti di guerra dei media repubblicani, con blogger, corrispondenti internazionali, venuti qui per raccontare al mondo la verità sull'aggressione ucraina in Donbass, abbiamo costituito un imponente database di materiali fotografici e video, che rispecchiano tutti gli orrori della guerra, la vita delle persone che vivono nelle condizioni di una incessante aggressione militare. Ora, parte di questi materiali ci consente di realizzare esposizioni fotografiche, organizzate dai nostri partner internazionali in tutto il mondo, per presentare una informazione oggettiva sulla guerra in Donbass”, dichiara Sergej Belov, parlando dell'attività informativa dell'organizzazione.

          “L'attività della nostra organizzazione” dice Svetlana Konoplëva, “è direttamente collegata alle persone vittime dell'aggressione armata. Nel compilare il questionario del colloquio con le vittime, l'intervistatore deve cogliere tutto il terrore, tutto il dolore provato dalle persone, rispettare le loro sofferenze morali, essere comprensivo per la negatività e l'aggressività da essi accumulate. Io personalmente ho dovuto scontrarmi con tutti gli orrori della guerra, essendo rimasta prigioniera del battaglione nazionalista “Ajdar” e avendo sperimentato, come molti altri membri dell'organizzazione, i bombardamenti, la morte di amici e compagni, il blocco umanitario. Ciò aiuta a trovare momenti di contatto con le persone, parlare con loro alla pari, instaurare un rapporto di fiducia, infondere la persuasione che la giustizia debba trionfare e che i criminali di guerra, coi nostri sforzi comuni, verranno giudicati e puniti per tutto quello che hanno fatto contro i nostri cittadini”, dichiara Svetlana Konoplëva.

         “Il nostro obiettivo è quello di aiutare  le persone nelle cui case è giunto un ospite non invitato: la guerra”, continua Svetlana. “Per una persona abituata a vivere in condizioni confortevoli di un normale agglomerato cittadino di un paese in pace, è spesso difficile immaginare in quali condizioni debbano vivere i nostri concittadini nei villaggi venutisi a trovare a ridosso della linea di demarcazione, con bombardamenti quotidiani e blocco umanitario. Noi collaboriamo con alcuni benefattori della Federazione Russa e, per quanto possibile, cerchiamo di inoltrare il necessario ai cittadini più vulnerabili di tali insediamenti, anziani, disabili, bambini. Incontrandoci con le vittime, conoscendo i loro problemi, cerchiamo di trasmettere, alle istituzioni repubblicane, informazioni sulle loro difficoltà; facciamo del nostro meglio per stabilire un contatto. E, naturalmente, attribuiamo grande importanza alla necessità di rimuovere, o colmare, quello sfondo psicologico negativo in cui le persone, in particolare i bambini, sono costrette a vivere", dice Svetlana, a proposito del lato umanitario dell'attività.

          “Grandissima importanza riveste la comprensione della necessità del nostro lavoro da parte del capo della LNR, Leonid Ivanovi? Pase?nik e il suo completo sostegno”, dichiara Anna Soroka. “L'attività di raccolta delle prove dell'aggressione militare ucraina non sarebbe possibile senza una stretta collaborazione con gli organi statali e le altre organizzazioni sociali. Nel 2018, con decreto del capo della Repubblica popolare di Lugansk, è stata istituita una Commissione speciale per la raccolta e la registrazione delle prove dei crimini di guerra della leadership politico-militare ucraina contro gli abitanti della LNR, che ha l'obiettivo di fissare e sistematizzare tutti i materiali legati ai crimini del governo ucraino. L'esistenza della Commissione consente di riunire un'enorme massa di dati, raccolti da istanze diverse, in modo da ricavarne un quadro completo delle conseguenze dell'aggressione militare ucraina e poter trasmettere tutte queste informazioni alle organizzazioni internazionali. Con il patrocinio di giuristi russi, un migliaio di cause e ricorsi sono stati presentati alle istanze giudiziarie internazionali. Come quota parte del leader della LNR, un membro dell'organizzazione “Memorial: non dimenticheremo, non perdoneremo!” fa parte della Camera sociale della LNR, il che consente di abbracciare con la massima ampiezza tutte le sfere di attività dello stato e della società, rinsaldare il legami reciproci, con l'obiettivo di sviluppare nella Repubblica una viva società civile. Insieme ai partner della Repubblica popolare di Donetsk, abbiamo organizzato il Tribunale del popolo d'Ucraina. Il risultato, sono stati vari volumi delle prove presentate sulle responsabilità del regime ucraino nel genocidio del popolo del Donbass.

          In ogni caso, obiettivo di attività principale dell'organizzazione “Memorial: non dimenticheremo, non perdoneremo!”, era e rimane il ripristino della giustizia. Operiamo per creare i presupposti per l'istituzione di un Tribunale di guerra internazionale per l'Ucraina; intendiamo fare tutto quanto dipende da noi affinché la russofobia, sull'area mondiale, venga spezzata a nostro favore. Abbiamo l'obbligo di essere degni della memoria dei caduti, custodire la memoria della loro generosità, perpetuando le loro gesta, compiute per noi, che viviamo qui e ora", conclude Anna Soroka.

 

Cronaca della creazione del memoriale alle vittime dell'aggressione ucraina

“Non dimenticheremo! Non perdoneremo!” a Lugansk

Tribunale del popolo d'Ucraina

 

 

 

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