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"Morti Covid". L'importante precisazione del Prof. Giuseppe Remuzzi (direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano)

 

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I morti… ovvero quello che conta.
 

Il Tg3 si è collegato con Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri.




Dopo aver sostenuto che il semi-lockdown è “anche per uniformarci a quello che sta succedendo in Europa” e che comunque, se si tiene conto delle indicazioni relative alla diffusione del virus per fasce di età, probabilmente la curva tenderà nel giro di qualche settimana ad appiattirsi e poi a scendere, ha ammesso che “prevedere queste cose è come prevedere il futuro”.


Quanto alla situazione negli ospedali, Remuzzi ha detto: “Moltissimi di questi pazienti potrebbero essere curati con successo a casa. Purtroppo la nostra medicina del territorio che è straordinaria in singoli operatori non lo è nell’organizzazione. Allora facciamo ospedali Covid in modo che chi ha paura possa esservi ricoverato. Lì la maggior parte di loro guarirà. Potranno andare in ospedali grandi le persone che hanno davvero bisogno di cure intensive”. E comunque “adesso l’occupazione delle terapie intensive rispetto ai posti disponibili nella maggior parte d’Italia non arriva al 25%, quindi abbiamo ancora un certo margine”.


Remuzzi ha concluso così: “Un’altra cosa molto importante secondo me è capire chi sono le persone che muoiono. Non vengono dalla terapia intensiva, e lo dicono i numeri. Dobbiamo capire da dove vengono per capire dove intervenire. Potrebbero essere dalle Rsa, e lì dobbiamo mettere un impegno enorme. Ma molte potrebbero anche essere persone che muoiono per essere arrivate in ospedale per le malattie per le quali si arriva normalmente, e che sono positive al Covid”.


Siamo d’accordo con queste ultime parole (a parte la continua confusione fra il virus Sars-CoV-2, la cui presenza è accertata dal tampone positivo, e la Covid-19, ovvero la malattia eventualmente determinata dal virus stesso).


In effetti, per capire sia la crisi da Covid-19 che i punti deboli del sistema, partendo appunto da ciò che più conta – tristemente -, ovvero i decessi, è indispensabile capire: a) dove queste persone muoiano, b) quale sia il loro quadro clinico e c) alla fine, se per caso in una parte di loro, l’essere risultate positive al Sars-CoV-2 sia un particolare accessorio (constatato per via della prassi che richiede giustamente il tampone a chi entra in ospedale per qualunque ragione). E non una causa della morte e nemmeno una circostanza aggravante tale da far precipitare le altre patologie fino all’esito infausto. 


E la domanda è: chi deve rispondere a quel "dobbiamo capire" espresso dal dottor Remuzzi?


La redazione

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