"Pace”? Kiev intanto intensifica la mobilitazione

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"Pace”? Kiev intanto intensifica la mobilitazione

 


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

«La fine del conflitto sarà accompagnata da momenti molto duri per gli ucraini»: queste le parole del politologo ucraino Andrej Ermolaev al canale “Singh TV Production”. Si avranno momenti di escalation, con la possibilità che nelle ostilità vengano coinvolte anche “terze parti”; e poi disastri militari, di cui è impossibile prevedere le conseguenze. Si possono giudicare le mie parole, ha detto il politologo, già dal corso delle vicende militari. Vengono programmate nuove operazioni, si formano nuove riserve, perché i belligeranti «partono dal fatto che ci si debba assicurare il massimo di forza e di argomenti, in vista dei negoziati. Il che è di per sé pericoloso; foriero di una escalation con rischi e incidenti». Comunque, dice Ermolaev, la fine della guerra, a giudicare dal «pesante andamento del processo negoziale, è possibile nella seconda metà del 2025».

In ogni caso, quali che siano le previsioni di qualsivoglia esperto o politologo, sta di fatto che solo l'1,5% dei soldati ucraini è contrario al cessate il fuoco. O, almeno, questo il “calcolo” fatto da un militare ucraino, tale “Arty Green”, le cui parole vengono riportate da PolitNavigator. Chiedete a qualsiasi ufficiale in campo, dice “Green”, non importa se al fronte o meno, se sia d'accordo sul cessate il fuoco all'attuale linea di combattimento, per poi cominciare i colloqui: probabilmente «l'uno e mezzo per cento dirà che dobbiamo discutere ancora di altre condizioni; ma la maggioranza assoluta sarà d'accordo a fermarsi dove siamo. Perché tutti vedono che non ci sono prospettive. Moriamo noi; uccidiamo loro. Di loro ci importa poco; ma stiamo morendo noi. E, in queste condizioni, non abbiamo alcuna prospettiva di raggiungere i confini del 1991 o del 2022». Dunque, dice “Arty Green”, la cosa più sensata da fare è quella di «fermarsi dove siamo e cominciare le trattative: sanzioni in cambio di territorio. Questo è il piano di Trump».

Ed è in tale quadro che la junta nazigolpista lancia nuovi piani mobilitazione, per rimpolpare le unità ridotte al lumicino, specialmente dopo l'avventura nella regione russa di Kursk. Ecco che, dal 1 aprile, ha cominciato a essere ridotto in maniera significativa il numero di imprese, fabbriche, uffici considerati di “importanza nazionale”, che hanno diritto ad assicurare ai propri dipendenti e collaboratori il rinvio della mobilitazione. Vengono così annullate tutte le cosiddette “blindature”, concesse finora per assicurarsi di non essere mobilitati e ne dovranno essere registrare di nuove. Tra le nuove condizioni richieste per rientrare nelle categorie “blindate” c'è, ad esempio, quella di percepire un salario superiore alla 20.000 grivne (circa 480 dollari), non così diffuso nell'odierna Ucraina. Inoltre, il blocco (secondo alcuni, provocato volutamente) del sistema elettronico che consente di accedere al proprio profilo, per rinnovare la “blindatura”, ha fatto sì che molte persone non abbiano potuto modificare la propria situazione militare, col rischio di essere spediti al fronte. Fuori uso – anche solo per qualche ora – il sistema computerizzato, è però assolutamente sconsigliato farlo di persona, recandosi ai distretti: là, senza andare troppo a spulciare i registri, possono inviare il malcapitato alla visita medica e da lì direttamente in prima linea.

Risaputo che, anche prima del 1 aprile, il fatto di godere di una “blindatura” non sempre salvava dalla mobilitazione. Si sono lette spesso storie di uomini sequestrati in strada, pur avendo in tasca tutti i documenti necessari. E nonostante la Rada abbia minacciato di punire i “cacciatori di uomini” dei distretti militari, sono stati sempre molti gli ucraini in grado di dimostrare la propria “blindatura” e, nonostante questo, presi e spediti al fronte. Ora, gli arruolatori dei cosiddetti Centri territoriali di completamento (TTsK) godono di uno spazio di azione ancora più ampio per il piano di mobilitazione forzata. Ci saranno ancora più uomini, commenta Anna Ponomareva, del Centro analitico del Donbass, agguantati in strada sotto gli occhi esterrefatti di mogli, madri o figli piccoli e i Commissari militari pregustano già un gran “divertimento” e, soprattutto, un discreto incremento dell'afflusso di fondi. Perché, si sa da sempre che esistono precise “tariffe” che consentono di sottrarsi alla chiamata; e quelle sono in costante aumento: secondo il movimento clandestino filorusso “Stop Grave”, gli importi variano a seconda dell'avidità del Commissario e della percentuale che deve dividere con l'esercito per garantirsi la copertura. «Chi è in grado di sborsare le somme richieste, può continuare a condurre più o meno la stessa vita. La faccenda si fa più complicata per chi deve contare solo sulle proprie forze.

Ma non è solo ai distretti che si fregano le mani. Tanti più mobilitati, significa altrettanti possibili “portatori di organi” in più e così i trapiantologi a nero pregustano entrate aggiuntive, dato che, per molti, essere spediti al fronte significa un “biglietto di sola andata”. E, se non vengono uccisi, saranno smembrati per estrarne gli organi. Stando al racconto di alcuni prigionieri ucraini, catturati nella regione di Sumy, i loro comandanti, presentandole quali “polizze assicurative” in caso di ferite, per cure nelle migliori cliniche, fanno firmare ai soldati documenti redatti in francese per il trapianto di organi in Canada. E tutti questi firmatari, osserva sconsolata Anna Ponomareva, portano in tasca «l'orribile contratto, in modo che, in caso di perdita di coscienza, vengano immediatamente trasportati all'indirizzo indicato», ma non certo nelle “migliori cliniche francesi”.

Le entrate dei Commissari militari si accrescono d'altronde ora anche per la prospettiva di poter mobilitare non solo giovani tra i 18 e i 24 anni, ma anche ultracinquantenni, nonostante che lo scorso settembre ne fosse stato ufficialmente limitato il richiamo. Secondo la nuova legge, gli uomini tra i 50 e i 60 anni possono essere mobilitati solo se rientrano in una “specialità militare di cui c'è scarsità di uomini”. Ovvio che i Commissari militari dei TTsK non si preoccupano affatto dell'età della “preda” catturata: se non è proprio decrepito, significa che può combattere. Il delegato del TTsK regionale di Zaporož'e per “Mobilitazione e lavoro di difesa”, Jakunin, ha annunciato che gli uomini con più di 50 anni, o riconosciuti idonei solo per il servizio nelle unità di retrovia, saranno inviati ai battaglioni di lavoro, dove costruiranno installazioni di difesa, o faranno gli autisti: due categorie che oggi scarseggiano. Va da sé che qualsiasi uomo è idoneo per un battaglione di lavoro; e dove c'è un battaglione di lavoro, c'è anche un comune battaglione d'assalto; oppure, un manovratore di trattori può benissimo trasformarsi in autista di blindati. Formalmente, osserva Nikolaj Bol'šakov su Odna Rodina, essi scaveranno; di fatto, se necessario, chiuderanno le falle nella difesa: «il ripristino di strade e ponti sarà presto affidato a operai edili in pensione».

Il canale Telegram ucraino “Resident”, su fonti dello Stato Maggiore, riferisce che l'ufficio di presidenza ha dato istruzioni di accelerare il ritmo della mobilitazione, per fermarla a fine primavera (nel periodo di eventuale cessate il fuoco: una delle condizioni poste da Mosca) e, allo scopo, i TTsK sono stati autorizzati a utilizzare qualsiasi metodo per reclutare le riserve.

Completa il quadro, come si diceva all'inizio, lo “scherzo” del 1 aprile giocato dai buffoni di “Kvartal 95” (la società di produzione fondata nel 2003 da Vladimir Zelenskij e alcuni suoi accoliti) sulle “blindature”, tutte scadute a quella data. Anche se la persona l'aveva ottenuta sei o tre mesi fa, o tre giorni fa e, in base alla legge, dovesse valere per un anno, la notte tra il 31 marzo e il 1 aprile è scaduta. Secondo le nuove regole, l'azienda deve registrare di nuovo la blindatura del collaboratore o dipendente, ma, per farlo, deve prima confermare lo status di impresa di particolare importanza; il dettaglio è che è praticamente impossibile farlo in breve tempo. «Si contava proprio su questo», dice Bol'šakov; così, «il TTsK ottiene pieno diritto di caccia su chi ha perso la blindatura e la riserva venatoria si amplia letteralmente ogni giorno. Poi, i “burloni” del “Kvartal 95” si inventeranno ancora qualcos'altro».

D'altronde, la storia non è recente: i nazigolpisti hanno bisogno di sempre più chair à canon, per supplire alla carenza di mezzi bellici. Senza l'aiuto USA e di alcuni alleati, osserva il politologo ucraino Mikhail Chaplyga, i paesi UE non saranno in grado di fornire all'Ucraina nemmeno i proiettili necessari alle artiglierie. “L'Europa non sarà in grado di sostituire gli USA in termini di aiuti. Al recente vertice UE ad alto livello, Kaja Kallas aveva chiesto lo stanziamento di 40 miliardi per il sostegno  all'Ucraina tramite il riarmo dell'Europa. Poi, Kaja Kallas riduce la richiesta a 5 miliardi, per fornire a Kiev 2 milioni di proiettili. Non è affatto un problema, dice Chaplyga, «anche fossero 100 miliardi. Il problema è che è praticamente impossibile produrne un tal numero. In teoria, se ne potrebbero sfornare anche trilioni, ma qualcuno deve realizzare la polvere da sparo, i bossoli, assemblare il tutto e così via. Non esiste una cosa del genere. È materialmente impossibile una tale produzione; servono dei componenti, ma questi non ci sono. Non è un monopolio, ma diciamo che Russia e Cina controllano ancora una quota molto ampia nel mercato dei componenti necessari».

A tutto ciò si aggiunge la dichiarazione bellicista fatta dall'ex comandante dell'esercito yankee in Europa Ben Hodges al canale “War & Politics 24”, secondo cui Donald Trump non avrebbe una strategia in materia di politica internazionale.

«Non si sente parlare di Cina! Voglio dire, la Cina doveva essere l'obiettivo principale: “Fermiamo tutto questo e concentriamoci sulla Cina”. Non vedo la strategia. Io sostengo pienamente l'eliminazione degli Houthi. Sono pienamente favorevole a isolare l'Iran e rovesciarne il regime. E il modo migliore per farlo, è quello di aiutare l'Ucraina a sconfiggere la Russia. A quel punto l'Iran rimarrà isolato, non potrà più aiutare Hamas, gli Houthi e Hezbollah. E questo invierebbe un serio messaggio di contenimento alla Cina. Invece vediamo incoerenza. Non vedo un approccio strategico».

Per quanto riguarda direttamente il teatro ucraino, il tagliagole yankee dice di ritenere che i “contingenti di pace” europei se la caveranno bene anche senza gli USA; ma «dobbiamo essere preparati al fatto che i russi non saranno fermati dall'appartenenza di qualche paese alla NATO quando si tratterà di aprire il fuoco. Se si invia personale su SUV bianchi, osservatori con cappellini da baseball, i russi non li ascolteranno e anche se si inviano forze di pace ONU con i caschi blu, saranno ignorate. Si dovrebbe inviare una vera forza con regole di ingaggio che permettano loro di percuotere immediatamente i russi nel caso violino il cessate il fuoco». Perché, è ovvio, a violare il cessate il fuoco non potranno essere che i russi. Dunque, asserisce Hodges, si dovrebbe per prima cosa creare uno “scudo celeste” -  il fantomatico “European Sky Shield Initiative” - per garantire un dispiegamento efficace di forze. Non si devono nutrire false speranze e credere che la Russia non sparerà su un paese NATO. I soldati inviati in Ucraina saranno vulnerabili. Pertanto, dobbiamo essere ben armati ed equipaggiati per scoraggiare la Russia».

A dispetto della sua spocchia yankee, Hodges, di fronte alla strategia russa, pare proprio rispondere alla massima ovidiana per cui «finché si teme qualcosa di peggio, si è ancora vulnerabili» ed è solo «al colmo della paura che si sta tranquilli». O forse no.

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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