Pepe Escobar - L'inespugnabile Yemen: gli Ansarallah sfidano l'Impero nel Mar Rosso
“Quando i soldati americani saranno uccisi nel Mar Rosso, cosa diranno al loro popolo e alle loro famiglie? Diranno che sono stati uccisi per la liberazione del loro Paese o che sono stati uccisi per proteggere i terroristi sionisti?”
di Pepe Escobar – Strategic Culture
[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]
SANA'A, Yemen – Non c'è da stupirsi che l'Impero romano lo chiamasse Arabia Felix.
Sono le 15.00 in piazza Al-Sabeen, nel quartiere Haddah di Sana'a, venerdì 28 marzo, giorno di Al Quds, durante il Ramadan, a soli due giorni dall'Eid al-Fikr, e la folla di oltre un milione di yemeniti si estende fino all'orizzonte, dolcemente circondata dalle nude colline in lontananza e con la grandiosa moschea di Al-Saleh che incornicia il primo piano.
Il pellegrino straniero sale su un piccolo palco e, dopo tutti i suoi pellegrinaggi attraverso il mondo e le terre dell'Islam, sa che in un minuto fugace deve essenzialmente ringraziare la folla – e questa nazione – per essere così nobile, così retta, così impavida, portatrice di tanta chiarezza morale e di uno scopo. Deve sapere che l'intera Maggioranza Globale lo capisce istintivamente – e sta con loro.
Non si tratta tanto del sostegno alla Palestina, che hanno manifestato in questa stessa vasta piazza per 17 mesi, senza sosta – come mostrano tutti i social media globali – ma soprattutto della forza interiore dell'Arabia Felix. Palestina libera fa rima – e riecheggia – in eterno con Libertà dello Yemen. Possono essere "Heroes" [eroi] non solo per un giorno – come ha immortalato Bowie il camaleonte occidentale: sono eroi per i posteri.
Una settimana immersa nello Yemen profondo è intraducibile a parole. Ho avuto il privilegio di far parte di un piccolo gruppo – da est a ovest – che ha effettivamente rotto il blocco dello Yemen, come i nostri gentili ospiti non hanno mai smesso di ricordarci. Eravamo soprattutto ospiti di una conferenza di ampio respiro sulla Palestina intitolata, in modo molto appropriato, “You Are Not Alone” ["Non siete soli"].
Ciò che colpisce subito come un fulmine è la generosità illimitata degli yemeniti e il loro fascino naturalmente aristocratico e soave. Sono l'epitome dello chic non solo dal punto di vista sartoriale, ma anche da quello spirituale. Quasi ogni sera della scorsa settimana ho cercato di trasmettere questa magia attraverso diversi podcast, come questo e questo. Oltre alle conversazioni con accademici, diplomatici e membri di spicco dell'Alto Consiglio Politico, la vera delizia dello Yemen è rappresentata dai famosi scambi intrapersonali "people-to-people", in stile Xi Jinping, soprattutto di notte negli ipnotici souk di Saada, nel nord-ovest, e della Città Vecchia di Sana'a.
È questa la vera anima dell'Arabia, i cui segreti profumano l'aria come l'incenso che un Purificatore vestito di bianco sparge intorno alla moschea al-Kabir nella Città Vecchia, con uomini ciechi accovacciati all'ingresso che masticano qat. assorti nella meditazione. Questa magia è ciò che Allah Mohammad stesso caratterizza nel Libro Santo in diversi versetti e capitoli – una generosità concessa solo agli yemeniti.
Combattere una “coalizione” di vassalli volenterosi
Tra una cornucopia di incontri e bicchierini del miglior caffè del pianeta, un convoglio di SUV da richiamo che taglia il paesaggio grezzo da Sana'a a Saada, promesse ininterrotte di solidarietà con la Palestina e casi di vile bombardamento da parte del CENTCOM – da diversi edifici civili residenziali a un ospedale oncologico in corso di costruzione a Saada – diventa presto chiaro che lo Yemen sta combattendo l'ennesimo capitolo letale, ora contro il CENTCOM guidato da Trump 2.0, di quella che è una guerra decennale, iniziata il 26 marzo 2015.
È stata la prima guerra della storia, come definita dal magistrale Undeterred: Yemen In The Face of Decisive Storm, del Prof. Dr. Abdulaziz Saleh bin Habtoor – che ho avuto l'onore di conoscere a Sana'a – “in cui tutti i ricchi Paesi arabi” (con l'eccezione dell'Oman) si sono schierati “sotto il mantello del più potente Paese imperialista in una coalizione poco sacra contro il Paese più povero della Penisola Arabica”.
Una “coalizione” di vassalli volenterosi, guidata dall'Arabia Saudita e per un tratto anche dagli Emirati Arabi Uniti, con gli Stati Uniti del racket Obama-Biden che “guidano da dietro” e forniscono le armi insieme ai britannici, non solo ha bombardato indiscriminatamente lo Yemen, ma ha anche imposto un devastante blocco aereo, terrestre e marittimo, impedendo l'arrivo di medicine, carburante e cibo, e generando almeno 2,4 milioni di sfollati e un'epidemia di colera.
Non è certo un caso che i wahhabiti dell'Arabia Saudita, arrivisti, pacchiani e bling-bling, odino lo Yemen con una certa accanimento. La guerra allo Yemen, praticamente da decenni, come ha notato il Prof. bin Habtoor nel nostro incontro, è stata l'Arma Imprenditoriale Pregiata da una famiglia truffaldina creata dall'Impero britannico negli anni '20 per estrarre le ricchezze dell'Arabia.
Ovviamente nessuno in tutto l'Occidente collettivo – ora frammentato – ricorda che lo Yemen è poi diventato la guerra del “principe ereditario” MbS. L'esistenza del suo regime – oggi beniamino di Trump 2.0 – ha fatto leva fin dall'inizio sulla vittoria di questa guerra, fino a quando MbS è stato costretto a rendersi conto che non ce l'avrebbe mai fatta: solo nel 2017 la guerra gli stava costando più di 300 miliardi di dollari. Ha dovuto accettare un armistizio.
Nessuna “vittoria”: non contro questi eroi inespugnabili.
L'Occidente collettivo, privo di memoria e fratturato, non ricorda nemmeno che la Britannia Rules the Waves fu costretta a cedere il suo ruolo di dominatrice globale agli americani dopo che non riuscì a sottomettere una resistenza estremamente feroce in – dove altro – Yemen del Sud negli anni Sessanta.
Questo ha aperto la strada alla demenza a guida saudita, anche se lo schema è rimasto lo stesso: gli yemeniti non vogliono cedere le favolose ricchezze naturali della loro patria per sovvenzionare il bisogno cronico dell'Impero del Caos, della Menzogna e del Saccheggio di liquidità, di garanzie per nuove manipolazioni del contante e soprattutto delle materie prime che si trovano sotto il ricco suolo dello Yemen.
E questo ci porta all'attuale, incessante bombardamento da parte del CENTCOM di edifici e infrastrutture civili da Sana'a a Saada e al porto di Hodeidah – che non abbiamo potuto visitare perché viene bombardato praticamente ogni giorno. Per quanto abbiamo spiegato ai nostri interlocutori yemeniti quanto siamo preoccupati che l'Impero scateni la sua furia, loro hanno sempre risposto con un sorriso: "Vinceremo”. Questo può venire da Yahya Saree, il portavoce militare delle forze armate yemenite – che contro ogni aspettativa di sicurezza ci ha fatto visita nel nostro hotel – o da un motociclista cammelliere figo da morire nel souk di Saada.
Un'ulteriore malizia contro lo Yemen proviene dagli Emirati Arabi Uniti, partner privilegiato di Trump 2.0 negli affari del Golfo Persico, che hanno la supremazia sui beni petroliferi dello Yemen e l'accesso a gran parte della costa meridionale supremamente strategica dello Yemen, investendo pesantemente nella colonizzazione dell'isola di Socotra. E poi ci sono i procuratori “non ufficiali” di sauditi ed emiratini: al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) e ISIS/Daesh – armi pregiate per alcune fazioni dell'Impero del Caos, della Menzogna e del Saccheggio.
Nel frattempo, Ansarallah non si tira indietro, sfidando l'Impero nel Mar Rosso: “Quando i soldati americani saranno uccisi nel Mar Rosso, cosa diranno al loro popolo e alle loro famiglie? Diranno che sono stati uccisi per la liberazione del loro Paese o che sono stati uccisi per proteggere i terroristi sionisti?”
Inespugnabile.