Presidenziali Ecuador. Chi è Yaku Pérez e perché gli Usa puntano su di lui

Presidenziali Ecuador. Chi è Yaku Pérez e perché gli Usa puntano su di lui

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Yaku Pérez. Questo è il nome ‘nuovo’ uscito dal primo turno delle elezioni presidenziali in Ecuador. Nuovo, ma forse sarebbe più giusto dire a sorpresa, il nome del candidato che non ti aspetti. 
Il candidato indigeno espresso dal partito Pachakutik in tutti i sondaggi era infatti relegato alla terza/quarta posizione molto staccato da Arauz e Lasso. Invece adesso contende al banchiere della destra neoliberista l’accesso al ballottaggio contro il progressista Arauz che ha vinto il primo turno. 

Intanto un obiettivo Yaku Pérez già lo ha raggiunto: è riuscito a dividere il voto della sinistra in Ecuador presentandosi come un candidato di ‘sinistra’ e ambientalista, pur avendo ricevuto ampio sostegno da uomini d’affari molto vicini alla destra conservatrice e agli Stati Uniti. 

Un candidato indigeno a sostegno delle destre e dell’agenda USA

In un puntuale reportage scritto dal giornalista statunitense Ben Norton, del portale The Grayzone, intitolato “Come il candidato ‘ecosocialista’ golpista sostenuto dagli Stati Uniti in Ecuador aiuta la destra”, Yaku Pérez viene descritto come uomo appoggiato dagli Stati Uniti e che ha sostenuto i colpi di Stato in Bolivia, Brasile, Venezuela e Nicaragua.

Inoltre, il giornalista statunitense aggiunge che «la sua presunta campagna ambientalista di ‘sinistra’ è promossa da lobbisti di destra». 

Pérez emerge come elemento che va ad incunearsi tra i due principali candidati alla presidenza: il «banchiere conservatore sostenuto dalle élite ecuadoriana e statunitense, Guillermo Lasso»; e il «giovane economista di sinistra, Andrés Arauz, che segue le orme dell'ex presidente socialista Rafael Correa e vuole tornare alla sua Revolución Ciudadana».

Un'opzione, quest'uktima, scelta dagli ecuadoriani anche nelle ultime elezioni presidenziali. Poi però il tradimento di Lenin Moreno ha spostato l’asse dell’Ecuador decisamente nel campo della destra neoliberista. 

Nel suo articolo, Norton spiega che questo terzo candidato «ha contribuito a dividere il voto di sinistra dell'Ecuador portando avanti quella che è stata venduta come una campagna ambientalista progressista».

«Yaku Pérez Guartambel, leader indigeno del partito Pachakutik dell'Ecuador, finge di essere la vera opzione di sinistra alle elezioni. Ma i suoi precedenti politici suggeriscono che sia un cavallo di Troia per i nemici più accaniti della sinistra. Pérez ha sostenuto i colpi di Stato di destra sostenuti dagli Stati Uniti contro Bolivia, Brasile, Venezuela e Nicaragua, demonizzando i governi socialisti di questi paesi definiti come ‘razzisti’». 

Ma quali sono le idee politiche di questo candidato?

Scrive Norton: «Le sue opinioni politiche fondono le critiche anarchiche e di estrema sinistra con un'agenda politica oggettivamente di destra. E la sua opposizione al potere statale è profondamente opportunistica. Sebbene Pérez sia un aspro critico della Cina, ha contemporaneamente dichiarato che ‘non ci penserebbe due volte’ prima di firmare un accordo commerciale con gli Stati Uniti». 

«L’ideologia apparentemente progressista di Pérez è piena di contraddizioni. Mentre il candidato ‘correista’ Arauz ha proposto di distribuire assegni da 1.000 dollari a un milione di famiglie della classe operaia ecuadoriana, Pérez ha attaccato il piano con l'argomento che i cittadini poveri spenderebbero tutti i soldi per la birra in un giorno», afferma Norton smascherando il classismo dell’autoproclamato candidato di sinistra. 

Il partito di Pérez, Pachakutik, si identifica come “ecosocialista” e afferma di rappresentare le comunità indigene dell'Ecuador. Ma come il candidato che lo guida, usa una retorica di sinistra per coprire obiettivi regressivi.

Pachakutik è strettamente legato alle ONG finanziate da Washington e dagli Stati membri dell'UE. I leader del partito sono stati formati dal National Democratic Institute (NDI), finanziato dal governo degli Stati Uniti, una costola della CIA che opera sotto gli auspici del National Endowment for Democracy.

Inoltre viene ricordato come in passato Pérez e Pachakutik hanno partecipato alle proteste contro l'ex presidente ecuadoriano Correa, formando un'alleanza tacita con gli oligarchi di destra del paese nel tentativo di destabilizzare e rovesciare il presidente socialista. In effetti, Pachakutik ha svolto un ruolo importante in un tentativo di colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti nel 2010 che si è avvicinato alla rimozione di Correa dal potere in modo antidemocratico, ricorda il portale La Iguana. 

Il cosiddetto ‘ecosocialismo’ di Pérez e Pachakutik sembra non destare troppe preoccupazioni tra le fila della destra neoliberista. Lasso ha dichiarato pubblicamente che se Perez in qualche modo fosse riuscito a raggiungere il secondo turno lo avrebbe sostenuto con convinzione per ottenere la sconfitta della sinistra vicina all’ex presidente Rafael Correa. 

A tal proposito La Iguana evidenzia che l’approvazione del banchiere non sorprende considerando che, nel 2017, prima di cambiare il suo nome da Carlos a Yaku, lo stesso Pérez ha sostenuto la candidatura presidenziale di Lasso. I legami di Pachakutik con Washington sono ampi. Uno dei suoi ex membri più importanti è Fernando Villavicencio, un giornalista ecuadoriano che ha guidato una campagna di disinformazione contro il giornalista Julian Assange attraverso il quotidiano britannico The Guardian.

Yaku Pérez ha sostenuto il colpo di Stato dell'OSA e la dittatura di Jeanine Áñez in Bolivia

Anche in Bolivia troviamo l’accoppiata Yaku Pérez e Pachakutik schierata dalla parte degli USA. Sfruttando argomenti apparentemente di sinistra per portare avanti l’agenda della destra neoliberista.  

Norton spiega nel suo reportage che Carlos Pérez, attualmente Yaku per sfruttare la sua eredità indigena, afferma di rappresentare le comunità native dell'Ecuador, ma molte di queste comunità sono fortemente contro di lui e il suo partito. L’ostilità è cresciuta esponenzialmente quando ha sostenuto il colpo di Stato militare fomentato dagli Stati Uniti e dall'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) contro il presidente Evo Morales in Bolivia nel novembre 2019, che ha portato alla sanguinosa dittatura di Jeanine Áñez. 

«Nell'ottobre 2020, il partito di maggioranza indigeno Movimiento al Socialismo (MAS) di Evo Morales ha vinto le elezioni in modo schiacciante. Numerosi leader indigeni ecuadoriani sono stati invitati all'inaugurazione del presidente del MAS, Luis Arce, ma Pérez no. Alla domanda sul perché, è stato chiarito che Pérez non è stato invitato perché aveva sostenuto il golpe». 

Ma già prima del golpe Pérez aveva duramente attaccato Morales e con lui Rafael Correa accusandoli di «autoritarismo, machismo, estrattivismo e populismo». 
Nel 2017, Pérez ha attaccato di nuovo Evo, twittando: «La sua ignoranza è enciclopedica. Evo è biologicamente autoctono; per quanto riguarda la sua identità, si è imbiancato e colonizzato e non sente né comprende la visione del mondo indigena». 

Però poi dopo il golpe militare Pérez scelse di mantenere il silenzio sulla Bolivia. Nessuna parola sul governo golpista guidato da da estremisti ultra-cattolici, razzisti e aporofobi, autori di massacri contro gli indigeni.  

Il sostegno di Yaku Pérez al golpismo in America Latina non si ferma alla Bolivia. Nel novembre 2016, Pérez ha elogiato il golpe morbido appoggiato dagli Stati Uniti che ha rimosso dal potere il governo di sinistra del Partito dei Lavoratori del Brasile, così come la campagna di "lawfare" in Argentina contro la presidente progressista Cristina Fernández de Kirchner.

Pérez ha anche chiesto apertamente il rovesciamento del presidente di sinistra Correa dell'Ecuador e del presidente socialista del Venezuela Nicolás Maduro.

«La corruzione ha posto fine ai governi di Dilma (Rousseff) e Cristina», twittava Pérez con approvazione e compiacimento. “Adesso devono cadere solo Rafael Correa e Maduro. È solo una questione di tempo».

Non contento l’autoproclamato candidato di ‘sinistra’, nel dicembre 2016, definiva i governi di Correa e Maduro come «coloniali, etnocidi e razzisti». Alla stesso modo Pérez si schierò a sostegno del tentativo di colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti in Nicaragua nel 2018. 

Di fronte alle azioni brutali dei golpisti che con il sostegno di Washington per mesi hanno assassinato, torturato e terrorizzato i sostenitori del Frente Sandinista, Pérez non trovò di meglio che scaricare tutte le responsabilità sul governo sandinista guidato dal Comandante Daniel Ortega. 

"Chi avrebbe mai pensato che i sandinisti che in precedenza combattevano contro la dittatura ora sparino al loro popolo”, scriveva Pérez. 

Uno stretto alleato di Washington

Norton spiega che mentre Yaku Pérez Guartambel non ha problemi a demonizzare i governi rivoluzionari di sinistra in America Latina bollandoli come "coloniali, etnocidi e razzisti", è curiosamente silenzioso sulle massicce violazioni dei diritti umani da parte del governo degli Stati Uniti. Sono infatti stretti i legami del candidato indigeno con Washington. 

Prima di candidarsi alla presidenza, Pérez è stato prefetto della provincia di Azuay in Ecuador, la cui capitale Cuenca è diventata un importante hub per gli espatriati statunitensi.

Ci sono intere comunità di nordamericani a Cuenca, che parlano solo inglese e pagano tutto in dollari USA (valuta ufficiale dell'Ecuador dalla dollarizzazione del 2000, dopo la crisi economica nel 1999 sotto la supervisione dell'allora ministro dell'Economia, Guillermo Lazo).

Nel giugno 2019, proprio quando il nuovo rappresentante dell'amministrazione Donald Trump in Ecuador, Michael J. Fitzpatrick, prestava giuramento, Pérez annunciava il suo incontro con l'ambasciatore degli Stati Uniti a Cuenca. Un mese dopo, il 4 luglio 2019, celebrava in sua compagnia il giorno dell'indipendenza degli Stati Uniti.

"Durante la sua campagna presidenziale, pur avendo poco sostegno da parte del popolo ecuadoriano, Pérez ha trovato un pubblico entusiasta negli ambasciatori di Francia e Germania", aggiunge Ben Norton.

I legami con la destra 

Il giornalista nordamericano nel suo reportage spiega inoltre che organizzazioni ambientaliste statunitensi orientate all'anarchismo come Extinction Rebellion lasciano l’impressione che Yaku Pérez Guartambel sia la migliore opzione per la sinistra dell'Ecuador. Ma uno sguardo ad alcuni dei più importanti sostenitori di Pérez, inclusi potenti lobbisti di destra, illustra il suo programma. 

Il 1° febbraio, il sito web statunitense Americas Quarterly pubblicava un articolo intitolato “Yaku Pérez: il nuovo volto della sinistra dell'Ecuador?”. L’articolo diffondeva informazioni fuorvianti demonizzando al contempo l’ex presidente Correa affermando che «Pérez offre agli elettori un'alternativa alla sinistra autoritaria e corrotta di Correa». 

Americas Quarterly poi affermava che secondo un sondaggio condotto da una dozzina di analisti il candidato Pérez veniva classificato «più a sinistra di Arauz». Confermando inoltre un’informazione che permette di classificare e inquadrare per bene il candidato indigeno aperto a un accordo commerciale con gli Stati Uniti, ma al contempo fortemente critico verso le «le politiche aggressive della Cina in materia di estrattivismo e diritti umani». 

Americas Quarterly è un braccio dell'Americas Society/Council of the Americas (AS/COA), un gruppo di lobby di destra finanziato da buona parte delle principali società statunitensi. L'AS/COA ha svolto un ruolo importante nel sostenere i colpi di Stato contro i governi progressisti in America Latina e nel sostenere i regimi neoliberisti più repressivi e impopolari.

L'elenco dei membri AS/COA è una lista delle aziende più potenti del pianeta, molte delle quali traggono profitto dalla distruzione ambientale e dalla guerra, come Amazon, Apple, BlackRock, Boeing, Caterpillar, Chevron, Chiquita, Exxon Mobil, Ford, GE, Goldman Sachs, Google, JP Morgan, Lockheed Martin, Raytheon e Walmart.

Allora perché un'organizzazione finanziata da queste potenti multinazionali, che normalmente sostiene i politici di destra in America Latina, promuove improvvisamente un candidato di sinistra in Ecuador? E perché vuole farci credere che Yaku Pérez è in realtà ancora più a sinistra di Andrés Arauz? Chiede retoricamente La Iguana. La risposta è palese: Pérez non rappresenta veramente la sinistra; è uno strumento nelle mani di Washington. L'AS/COA ha cercato di ritrarre falsamente Pérez come alternativa di sinistra al progressismo ‘correista’ perché riconosce che servirebbe i suoi interessi se in qualche modo riuscisse a vincere, e sta dividendo la sinistra a tal fine. 

L’obiettivo chiaro degli Stati Uniti è quello di impedire una nuova ondata socialista come quella che ha travolto l’America Latina durante il primo decennio del 21° secolo.

Dopo l’Ecuador la battaglia si trasferirà in Cile e Perù, prossimi campi di battaglia dove l’imperialismo proverà con ogni mezzo a impedire che candidati socialisti o progressisti possano arrivare al potere. 

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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