Radici del nazifascismo in Ucraina. Una genesi che viene da lontano (II PARTE: fino al 1945)

Radici del nazifascismo in Ucraina. Una genesi che viene da lontano (II PARTE: fino al 1945)

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E' CONSIGLIATA LA LETTURA DELLA PRIMA PARTE DELL'APPROFONDIMENTO DI ENRICO VIGNA:

Radici del nazifascismo in Ucraina. Una genesi che viene da lontano (Prima Parte: dalle origini al 1941)

 

SECONDA PARTE (FINO AL 1945)

 

Molti storici Indicano che il pogrom contro la popolazione ebraica iniziò dopo l’ingresso delle truppe di occupazione tedesche a Leopoli, i rastrellamenti iniziarono la mattina del 30 giugno 1941, da parte delle forze della milizia OUN, che avevano i bracciali giallo e blu sul braccio sinistro, contemporaneamente all’ingresso della Wehrmacht a Leopoli. La propaganda antisemita tra la popolazione locale dell’Ucraina occidentale era stata condotta instancabilmente dall’OUN, la cui posizione nazista e xenofoba era propagandata apertamente dalla sua leadership e dai suoi membri. All’inizio di luglio del 1941, l’OUN emise un proclama con le parole: “Gente! Ascoltate! Mosca, la Polonia, i magiari, gli ebrei, i comunisti, i “Lyakhs” ( polacchi) sono i vostri nemici. Distruggeteli! Distruggeteli senza pietà”.

 Le trasmissioni radiofoniche dell’OUN invitavano la popolazione a uccidere gli ebrei. Il programma di “soluzione finale” in stile tedesco della ” questione ebraica” era popolare nell’Ucraina occidentale quanto lo era l’OUN. Il pogromdiretto dai banderisti….fu fermato il 2 luglio1941 dalle forze della Wehrmacht!!

 

 

Uno dei comandanti dell’OUN era il futuro comandante in capo dell’UPARoman Shukhevych

Al processo di Norimberga vi furono una serie di testimonianze dei comandanti delle unità della Wehrmacht che entrarono a Leopoli, dove furono trovati nelle prigioni molti cadaveri torturati e mutilati. Il 2 luglio 1941, il 49° Corpo da montagna tedesco prese provvedimenti contro il maltrattamento degli ebrei e dei vari prigionieri da parte dei nazionalisti ucraini locali. Il pogrom provocò la morte di circa 4.000 ebrei entro il 3 luglio, di cui mille furono uccisi durante l’assalto alla prigione di Brigidki e in altre prigioni di Leopoli, oltre a 3000 ucraini sovietici..

Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini. Dipartimento principale di propaganda

28 luglio 1941 Protoc.N. 82/p. Leopoli 28 luglio 1941. Servizio di sicurezza OUN a Leopoli

Ci viene comunicato dall’arcivescovo padre Tabinsky: la nostra milizia sta ora conducendo numerosi arresti di ebrei con le autorità tedesche. Prima della liquidazione, gli ebrei cercano salvezza con tutti i mezzi, principalmente con il denaro. Secondo padre Tabinsky, tra i nostri poliziotti ci sono quelli che, per oro o denaro, rilasciano ebrei che dovrebbero essere arrestati. Non abbiamo dati specifici, ma vi trasmettiamo per informazioni e ulteriore utilizzo. Gloria all’Ucraina! “

 

 

Negli anni successivi fino all’arrivo dell’Armata Rossa nel ’44, i banderisti continuarono a partecipare agli stermini della popolazione ebraica e sovietica nelle regioni occidentali e orientali dell’Ucraina. Molti loro membri erano anche impiegati come guardie dei campi di concentramento per prigionieri di guerra e dei ghetti ebrei.

Come ha dichiarato l’ex deputato ucraino e direttore del Comitato ebraico ucraino, Eduard Dolinsky: “Bandera, l’OUN e l’UPA hanno partecipato attivamente all’Olocausto. È stata una partecipazione consapevole derivante dalla loro ideologia e dalle loro opinioni politiche”. Questa è una citazione da un’intervista allo storico tedesco-polacco Grzegorz Rossolinsky-Libe,che vive a  Berlino, dove insegna al Friedrich Meinecke Institute della Libera Università di Berlino. È specializzato in storia dell’Olocausto e dell’Europa centro-orientale, fascismo, nazionalismo, storia dell’antisemitismostoria dell’Unione Sovietica e politica della memoria. Egli è autore dell’unica biografia scientifica di Stepan Bandera. Il libro è stato pubblicato in inglese, tedesco e polacco. In Ucraina, non solo non è mai stato tradotto, ma è stato sottoposto a censura e minacce all’autore, accusandolo di essere al sevizio di Mosca. Stepan Bandera: La vita e l’aldilà di un nazionalista ucraino. Fascismo, genocidio e culto

In una intervista fatta da Dolinsky allo storico, così espone alcune parti contenute del libro:

“  – In Ucraina sei un nemico.

– Ho semplicemente documentato la figura di Stepan Bandera e tutti gli eventi in cui è stato coinvolto direttamente o indirettamente: nazionalismo, fascismo, Olocausto, genocidio…Nel massacro di Volyn. Ungenocidio. A livello scientifico, è stata sicuramente una forma di genocidio…L’OUN prevedeva di rimuovere le minoranze etniche dall’Ucraina anche prima della guerra. Nella seconda metà degli anni ’30 furono scritti testi e fatti piani per effettuare la pulizia etnica o come ripulire l’Ucraina durante una rivolta. Durante la guerra fu deciso di sterminare i polacchi a Volyn nel 1943 e nella Galizia orientale nel 1944, poiché in questi territori non c’era praticamente alcun fronte militare, l’amministrazione era debole. Gli ucraini sapevano che se avessero iniziato a uccidere i polacchi, nessuno li avrebbe fermati… Nella primavera del 1943, circa 5.000 poliziotti ausiliari galiziani abbandonarono il servizio e si unirono all’UPA. Queste erano individui che avevano avuto esperienze pratiche di esecuzioni, perché avevano precedentemente partecipato allo sterminio degli ebrei. Sapevano come uccidere migliaia di persone in poco tempo e come mobilitare i contadini locali in aiuto.È interessante che ora gli ucraini lo stiano cancellando, credendo che ciò non sia accaduto. Tuttavia, molti documenti sono sopravvissuti e ci sono storici che studiano e scrivono di questi eventi. In un certo senso, stanno combattendo la memoria politica come strumento.

– Chi era Bandera?

— Nazionalista ucraino e fascista. Questi due concetti non si escludevano a vicenda. I membri dell’OUN volevano appartenere a un insieme di movimenti fascisti europei. Si definivano nazionalisti ucraini, ma si identificavano con movimenti come gli Ustascia croata, la Guardia di ferro rumena, i fascisti italiani, che li ispirarono profondamente, e i nazisti tedeschi, che li ammiravano principalmente per il loro antisemitismo sincero e razzista. Negli anni ’50, i documenti relativi all’OUN e all’UPA furono ripuliti dai contenuti fascisti come il saluto. 

– Chi l’ha rimossi?

– Rappresentanti della diaspora ucraina che prestarono servizio nell’OUN e lo praticarono da soli, e nel 1944 fuggirono con i tedeschi. Fino alla fine degli anni ’40 vissero nei campi per sfollati nella Germania Ovest, per poi recarsi in Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre altri rimasero in Germania. Hanno riscritto la loro storia e riprodotto i documenti, ritagliando, tra l’altro, il saluto fascista. In ogni caso, la falsificazione della storia iniziò già nel 1943, quando in Volinia l’OUN uccise i polacchi e gli ebrei fuggiti dal ghetto. Già in quel momento iniziarono a raccogliere e distruggere documenti che dimostravano che stavano aiutando i tedeschi. Bandera e altri membri dell’organizzazione già negli anni ’30 avevano affermato che il programma politico dell’OUN era la pulizia dell’Ucraina da polacchi, ebrei, comunisti e quegli ucraini che avevano posizioni diverse dai nazionalisti. Nel 1940 e nel 1941 Bandera preparò una rivoluzione nazionale, parte della quale si rivelò come una pulizia fisica di questo territorio. E anche la pulizia del territorio nell’estate del 1941 si concretizzò in pogrom efferati. Politicamente, tutta questa rimozione è proprio oggi molto importante per Kiev, all’interno della sua guerra contro la Russia.

– Su che scala avvenne lo sterminio degli ebrei in Ucraina da parte dell’OUN,

In Ucraina, gli stessi tedeschi non potevano distruggere tutti gli ebrei. Avevano bisogno di collaboratori locali, persone che sapessero in che tipo di case vivono gli ebrei in una determinata zona, dove possono nascondersi, come trovarli. Solo nell’Ucraina occidentale furono uccisi circa 800.000 ebrei.

Il 29 settembre 1941, iniziò il massacro di Baby Yar a Kiev, dove tra i 100.000 e 150.000 civili furono sterminati nella omonima fossa. Una tragedia che durò 104 settimane: dal 29 settembre fino alla liberazione della capitale dell’Ucraina dell’Armata Rossa nel novembre 1943. Furono massacrati ebrei, comunisti, zingari, prigionieri di guerra sovietici di diverse nazionalità e religioni.

 

   

 

Klara Vinokur Semyonovna una sopravvissuta miracolosamente scampata al massacro ha dichiarato: “…è importante non solo perpetuare la memoria di coloro che sono morti a Babi Yar, ma anche evidenziare le radici di quella tragedia. La cosa principale è impedire l’ipocrisia e la frode storica. I nazionalisti ucraini furono i più zelanti in quelle esecuzioni insieme ai nazisti: tra i 1.500 punitori a Babi Yar, 1.200 provenivano dall’OUN. Oggi in Ucraina i loro eredi ideologici glorificano Bandera e tutti gli altri nazionalisti e oltraggiano i Veterani della Grande Guerra Patriottica…”.

 

In Bielorussia nel marzo 1943 ci fu il massacro di Khatyn, dove il 118° battaglione punitivo, formato dai nazionalisti ucraini bruciò 149 civili in un fienile, metà dei quali erano bambini. Dalle testimonianze al processo del’ex poliziotto Vasily Meleshko la verità è emersa brutalmente: gli stessi punitori del 118° battaglione, diventati famosi per il massacro a Babi Yar, dove furono particolarmente atroci, dopo il sanguinoso lavoro di “alta qualità” a Kiev, divennero una garanzia di tetra scrupolosità per l’invio del 118esimo battaglione punitivo della polizia nazionalista ucraina a Kathin.

 

     

I battaglioni ucraini parteciparono al controllo di 50 ghetti ebraici e 150 grandi lager creati dai nazisti in Ucraina, si occuparono anche della deportazione degli ebrei dal ghetto di Varsavia nel luglio 1942. La polizia dell’OUN ha partecipato anche alle stragi della popolazione a Chudnov (500 persone, 16 ottobre 1941), a Radomyshl e Belaya Tserkov. A Dubno , il 5 ottobre 1942, la polizia ausiliaria ucraina sparò a 5.000 ebrei e sovietici.

Per avere un’idea del radicamento storico nella popolazione della Galizia dei nazionalisti fascisti, un dato è significativo: quando il fronte sovietico-tedesco si avvicinò alla regione occidentale, in documenti ritrovati, la commissione interna dell’OUN, prevedeva di mobilitare un numero enorme di ucraini per combattere per la creazione dello stato ucraino: 300mila dall’Ucraina sovietica e 500mila dalla Galizia, cioè quasi 1 milione di persone

 

 Massacro di polacchi compiuto dall'OUN (b) il 26 marzo 1943 nel villaggio di Lipniki, (Volyn), poi distrutto

 

Dopo l’occupazione tedesca i militanti dell’OUN attaccavano le unità in ritirata dell’Armata Rossa, minacciavano la popolazione per non far aiutare l’Armata Rossa, attaccavano le carceri con prigionieri nazionalisti. L’OUN riuscì anche a sollevare una rivolta sul territorio di 26 distretti delle attuali regioni di Leopoli, Ivano-Frankivsk, Ternopil, Volyn e Rivne, stabilendo il proprio controllo su 11 centri regionali. In totale, durante la rivolta, l’Armata Rossa e le milizie sovietiche persero circa 2.100 uccisi e 900 feriti negli scontri di quelle giornate.

Nei giorni successivi all’entrata nazista in Ucraina, i rappresentanti dell’OUN-B formarono un organo esecutivo, il Consiglio di Stato ucraino (UGP), ottenendo anche il sostegno del clero greco-cattolico, compreso il metropolita Andrey della Galizia. Il 3 luglio Yaroslav Stetsko, numero due dell’OUN-B inviò lettere di saluto ai leader dei paesi dell’Asse: Adolf Hitler, Benito Mussolini, Miklos HorthyIon AntonescuCarl Gustav Mannerheim,Francisco Franco, Ante Pavelic e Josef Tiso, sottolineando che il nuovo Stato era membro della “Nuova Europa“, di cui ora cercava il sostegno. In una lettera a Paveli?, affermava che “ ucraini e croati, popoli rivoluzionari, induriti nella battaglia, garantiranno la creazione di una situazione sana in Europa e di un nuovo ordine”. Nei giorni seguenti si svolgerà a Leopoli un pogrom le cui vittime saranno diverse migliaia di ebrei e sovietici.

Come riferito nell’estate del 1941 dal direttore regionale dell’OUN nelle terre ucraine nord-occidentali Ivan Klimov (“Leggenda”), solo in sette regioni occidentali della RSS ucraina, secondo dati incompleti, c’erano 3.300 cellule OUN con un numero totale di fino a 20mila membri.

“Alzati per combattere il bolscevismo nei ranghi della divisione galiziana”. Un poster che invitava ad entrare nella divisione SS “Galizia

Nella Divisione Volontari delle SS “Galizia” (che fu una delle più efferate e feroci divisioni naziste), in un mese e mezzo nel 1943 si iscrissero oltre 80mila volontari ucraini galiziani (circa 63mila del distretto di Leopoli/Lvov e circa 19mila del distretto di Cracovia).

All’inizio di marzo 1943, i giornali del distretto galiziano pubblicarono il “Manifesto alla gioventù pronta al combattimento della Galizia” del governatore tedesco del distretto galiziano, Otto Wechter, che sottolineotò il devoto servizio “a beneficio del Reich” degli ucraini galiziani e le loro ripetute richieste al Führer di partecipare alla lotta armata, il Führer, tenendo conto di tutti i meriti degli ucraini galiziani, permise la formazione della divisione fucilieri SS “Galizia”.

Rapporto dell’Ufficio stampa tedesco sulla formazione della Divisione SS “Galizia” (18.07.1943). Materiale primario segreto dell’Ufficio stampa tedesco (MFN) –

N° 199 Servizio proprio 18 luglio 1943 Lettera – 54 –

Leopoli. 18 luglio (rappresentante MFN). – Circa 25 mila ucraini provenienti da Leopoli, dai suoi dintorni vicini e lontani erano presenti oggi alla partenza per il campo di addestramento di 200 ufficiali e 1700 membri del personale che costituivano la prima unità militare dei volontari della divisione fucilieri “Galizia”. In meno di tre mesi, almeno 84.000 ucraini hanno risposto volontariamente alla richiesta di creare una divisione fucilieri della Galizia, di cui 54.000 sono stati accettati, e 25.000 sono ora riconosciuti come capaci di servizio militare e saranno gradualmente inviati per l’addestramento.”

La formazione della Divisione avvenne con il sostegno attivo della Chiesa greco-cattolica ucraina , che inviò cappellani tra le sue fila.

La portata del collaborazionismo ucraino, secondo i dati del comando tedesco e le stime degli storici russi, si può desumere dal numero di legionari ucraini che facevano parte delle formazioni armate alleate alla Germania nazista, nelle truppe delle SS polizia, era di 250 mila.

Altre migliaia di volontari ucraini erano nelle unità della Wehrmacht. Più di 700 collaborazionisti prestarono servizio come soldati nella 5a divisione SS Panzer “Viking“, 1000 erano nella divisione SS Panzer Frundberg“, altri erano soldati della 22a divisione di Keitel, della brigata Norae in altri reparti.

Il 19 aprile 1945, la divisione fu formalmente ritirata dalle Waffen-SS e rinominata  Divisione Ucraina, come parte dell’Esercito nazionale ucraino formalmente esistente, subordinato al Comitato nazionale ucraino, un organo politico creato con il sostegno delle autorità naziste.

Il 17-23 febbraio 1943 nella regione di Leopoli/Lviv, fu decisa la costituzione dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), per intensificare le attività e avviare la lotta armata dispiegata. Circa 6mila membri della polizia ausiliaria “ucraina” si unirono ai ranghi dell’UPA, i cui membri nel 1941-1942 furono attivamente coinvolti nello sterminio di ebrei e prigionieri di guerra sovietici. Gli ex poliziotti ausiliari che si unirono all’UPA per ordine della fazione banderista dell’OUN, rappresentavano circa metà dell’intera composizione dell’UPA. I nazionalisti di Bandera non davano battaglie frontali ma agivano principalmente con atti terroristici e imboscate, i partigiani sovietici che venivano catturati erano sottoposti a crudeli torture dall’OUN e poi uccisi; molti massacri furono commessi con particolare crudeltà, decapitazioni pubbliche, impiccagioni, rappresaglie feroci, ecc..

Le direttive dello Stato maggiore sovietico dal 1943, ai partigiani sovietici nelle regioni occidentali ucraine di Volyn e Rivne, secondo un dispaccio di Nikita Khrushchev dell’aprile 1943, indicavano che il compito prioritario dei partigiani era di combattere i tedeschi. Quando i nazionalisti ucraini attaccavano le unità partigiane sovietiche, allora i partigiani rispondevano. “Non lasciarsi coinvolgere nella battaglia con i nazionalisti, ma quando interferiranno con il vostro compito, dovranno essere presi a calci sui denti. Coloro che vengono catturati con le armi, se civili, vengano disarmati e rimandati a casa, mentre i comandanti siano fucilati“. 

Un altro principale oppositore dell’UPA fu la “Armata Nazionale” (AK), un’organizzazione clandestina polacca che si poneva l’obiettivo di riportare la Polonia ai suoi confini prebellici, considerando l’Ucraina occidentale loro territorio. Unità dell’AK si scontrarono ripetutamente con l’UPA, spesso conducendo azioni militari contro i nazionalisti insieme a partigiani sovietici. Dalla primavera del 1943, l’UPA condusse una campagna in Volinja per lo sterminio di massa della popolazione polacca, uccidendo almeno 30-40mila polacchi, ma le perdite totali, secondo stime storiche, morti, feriti, deportati in Germania per lavoro e ricercati, raggiunse le 150.000 vittime nella sola regione.

In contrasto e concorrenza con l’UPA, vi erano altre due formazioni armate: la fazione dissidente dell’OUN-M, legata a Andrey Melnyk e l’altra i nazionalisti di Taras Borovets, che aveva il soprannome di Taras Bulba e bulbashi erano chiamati i suoi membri. Uno per uno, i distaccamenti di Melnik e Borovets furono attaccati e distrutti in gran parte dai distaccamenti dell’UPA, oltre che dai partigiani sovietici ucraini. Dal febbraio 1944, i reparti dell’UPA, insieme alle unità della 14a Divisione Granatieri delle Truppe SS “Galizia“, combatterono contro i partigiani sovietici e polacchi nel territorio del distretto della Galizia del Governo Generale.

Alla fine di settembre 1944, i reggimenti pronti al combattimento della Divisione furono inviati a sopprimere la rivolta slovacca, e a metà ottobre 1944, la divisione fu in Slovacchia in piena forza. All’inizio del 1945, la divisione fu trasferita nei Balcani, dove partecipò alle operazioni contro partigiani jugoslavi.

Secondo la testimonianza di Vasily Dyachuk, un seguace di Bandera, il leader dell’OUN fuggì dal quartier generale della Gestapo a Berlino nel febbraio 1945 e si trasferì nella Germania meridionale utilizzando documenti falsi. Lì riuscì a nascondersi fino alla fine della guerra nella zona del Tirolo austriaco, successivamente si trasferì a Vienna, e poco prima della capitolazione della Germania nazista, si spostò nella Baviera occupata dagli americani. 

Dopo la sconfitta del nazismo i soldati ucraini della Divisione furono separati da quelli tedeschi e degli altri paesi, collocati in un campo nelle vicinanze di Rimini (Italia). Grazie all’intervento del Vaticano , che considerava i soldati della Divisione come “buoni cattolici e devoti anticomunisti“, il loro status fu cambiato dagli inglesi da “prigionieri di guerra” a “personale nemico arreso” e non furono estradati in Unione Sovietica, a differenza della maggior parte dei collaborazionisti di altre nazionalità.

Invece la Polonia, dopo aver adottato una risoluzione parlamentare, ha ritenuto colpevoli di genocidio di polacchi, Stepan Bandera e Roman Shukhevych.

Da qui comincia la seconda parte della ricostruzione storica del fascismo ucraino e della rinascita del neonazismo ai tempi nostri.

Fonti:

DefendingHistory

Archivi storici Repubblica Polonia

Archivi Tribunale Norimberga

Istituto Storico Grande Guerra Patriottica Russia

Archivi storici Federazione Russa

Comitato Ebraico ucraino

Archivi VUCHK-GPU-NKVD-KGB Mosca

Ukrainian Historical Journal”, Kiev: Istituto di storia dell’Accademia delle scienze dell’Ucraina

BBC Russian Service

Jewishen

LiveJournal

Nikolai Ivanovich Ulyanov, Yale-USA University

Enciclopedia Treccani

Enciclopedia Britannica

Libera Università Berlino

Friedrich Meinecke Institute

Rusvesna

Enrico Vigna

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