Tragedia Hawaii: ancora tanto da chiarire...

Tragedia Hawaii: ancora tanto da chiarire...

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PICCOLE NOTE

Il bilancio delle vittime di Maui è il più alto registrato negli incendi che hanno imperversato negli Stati Uniti nell’ultimo secolo. Finora sono state identificate 106 vittime, ma il numero è destinato a salire; e purtroppo di molto. “Tutto questo ricorda quanto si osserva in una zona di guerra o quanto abbiamo visto l’11 settembre”, ha dichiarato il governatore delle Hawaii Josh Green (CNN).


Cause concomitanti, ma…

Ancora da chiarire le cause del disastro, anche se sembra che si tratti di una combinazione di più fattori. La siccità degli ultimi giorni, che ha creato un ambiente infiammabile, la forza del vento generato dall’uragano Dora, che ha alimentato le fiamme e abbattuto alcuni tralicci della linea elettrica, interrompendo la vitale elettricità e forse addirittura scatenando i primi focolai d’incendio, tanto che sembra siano in corso class action contro la Hawaiian Electric.

A complicare le cose sembra che sia stata anche la diffusione di piante non autoctone. Infatti diverse piante infestanti di origine africana “sono state introdotte alle Hawaii per usarle come foraggio per il bestiame e ora occupano quasi un quarto della massa continentale delle isole. Dilaganti quando piove e resistenti alla siccità quando la terra è arida, queste erbe stanno alimentando gli incendi in tutte le Hawaii, compreso l’incendio di […] Maui” (New York Times).

Le fiamme hanno incenerito Lahaina, che nel corso dell’Ottocento per diversi anni fu capitale del Regno delle Hawaii prima che la capitale si spostasse a Honolulu (dove ebbe luogo lo storico attacco di Pearl Harbor).

Ma a fare della tragedia un’ecatombe hanno contribuito altri fattori. In effetti, quando è stato avvistato il primo focolaio su una collina sovrastante Lahaina, “i vigili del fuoco accorsi a contenerlo sono rimasti sgomenti nello scoprire che i loro idranti stavano iniziando a esaurirsi”.


L’acqua scarseggia

A riportare l’informazione è il New York Times, che prosegue: “Sperando di controllare l’incendio mentre ancora era limitato alle case che si trovavano sulla collina che sorge a quasi un miglio dal centro della città, i vigili del fuoco hanno però visto la pressione dell’acqua diventare sempre più debole, con il vento che trasformava i deboli getti in nebbiolina”.

E mentre “l’inferno di fuoco, alimentato dalle raffiche dell’uragano, cresceva, ruggendo e avventandosi verso il centro storico della città dell’isola di Maui, gli idranti iniziarono funzionare a singhiozzo, diventando così inutili”. Senz’acqua, ai vigli del fuoco non è rimasto che tentare di portare in salvo gli abitanti di Lahaina, molti dei quali si sono messi in salvo da sé gettandosi in mare.

Problemi di elettricità, sembra, e di malfunzionamento della rete idrica avrebbero causato il fatale inconveniente, che si è verificato ovunque i vigili del fuoco si siano trovati a combattere le fiamme. “La pressione dell’acqua era un problema continuo”, ha dichiarato un vigile del fuoco anonimo, interpellato dal Nyt.

Qualcuno ha dichiarato che l’incendio avrebbe lesionato le tubature dell’acqua, causando il calo di pressione. Ma “Charles Jennings, professore associato specializzato in problemi di gestione degli incendi e delle emergenze presso il John Jay College of Criminal Justice, ha affermato di non essere a conoscenza di altri casi in cui tubature aggredite dagli incendi abbiano causato perdite di acqua così ingenti da influire sull’approvvigionamento idrico complessivo”.


Le sirene mute

Di interesse un altro cenno dell’articolo del Nyt citato: “I problemi relativi alla scarsità di acqua sono stati aggravati da altri, dal momento che molti cittadini [di  Lahaina] hanno detto di non aver ricevuto l’ordine di evacuazione e le sirene installate per dare l’allarme in caso di emergenze simili non hanno suonato”.

Su questo particolare si focalizza un altro articolo, sempre del New York Times: “I sopravvissuti all’incendio si sono chiesti perché nessuno avesse attivato una delle 80 sirene di allarme installate su tutta Maui, che emettono suoni che raggiungono un livello di decibel più alto di quelli che si registrano in un concerto rock scatenato e possono essere sentite a più di mezzo miglio di distanza”.

“Le Hawaii, infatti, vantano quello che viene vantato come il migliore sistema di sirene di allarme all’aperto del mondo”.

“Il portavoce della Hawaii Emergency Management Agency, Adam Weintraub, ha confermato che le sirene non sono state affatto attivate”: un altro punto da chiarire (problemi, anche qui, di elettricità? Nel caso, il sistema di allarme sarebbe stato realizzato in maniera alquanto bizzarra: non prevedendo il collasso delle rete elettrica, che sistema di emergenza sarebbe?).

Duplice tragedia per il capo della polizia

Doppia tragedia per il capo della polizia di Maui. In un articolo del 2 novembre del 2021 un giornale di Honolulu dava notizia che il 5 ottobre precedente John Pelletier era stato nominato comandante della polizia dell’isola, nomina alla quale aspirava da tempo.

Nel 2017 – si legge sul media citato – Pelletier comandava la polizia di Las Vegas ed ebbe così a gestire l’attentato contro “un festival di musica country”. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, un pazzo, suicidatosi prima di essere arrestato, aveva sparato sulla folla uccidendo 58 persone, 60 se si sommano due feriti deceduti successivamente (la ricostruzione ufficiale non fugò, però, tutti i dubbi, vedi Piccolenote).

Come nella precedente occasione, riporta lo Star Advertiser – il più importante giornale delle Hawaii – anche dopo la tragedia di Maui, Pelletier ha chiesto “pazienza, preghiere e perseveranza”.

Ma al di là del destino infausto di Pellettier, chiamato a gestire una nuova tragica emergenza, resta la sensazione diffusa tra i cittadini delle Hawaii che tanti sono i punti oscuri da chiarire.

 

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