Conte che scrive a Meloni: il teatrino dell'assurdo

Conte che scrive a Meloni: il teatrino dell'assurdo

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Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha mandato un messaggio (che è possibile leggere qui) al Premier Meloni per sollecitarla su alcune questioni cruciali per l’azione di Governo.

Con questa missiva Conte dimostra ancora una volta la propria vera natura.

Parlando di giustizia e legalità Conte offre sfoggio di un bel repertorio forcaiolo dicendo che “per limitare al massimo il rischio che i mafiosi e i condannati per gravissimi reati possano uscire dal carcere” si devono prendere dei provvedimenti in merito all’ergastolo ostativo. Alla luce delle affermazioni sull’ergastolo e dei silenzi sulla tortura di Stato come il 41bis (a cui non fa alcun riferimento), Conte foraggia l’abominio giuridico secondo cui certe leggi valgano solo per alcuni.

Dalla lettera emerge con chiarezza la voglia di Conte di incoraggiare il fenomeno del pentitismo e della delazione. Di certo non le pratiche più edificanti dal punto di vista umano. Conte afferma che “il detenuto spieghi le ragioni della mancata collaborazione in modo specifico e che non possano essere concessi benefici se le stesse motivazioni non siano ritenute oggettive o concretamente giustificative della mancata collaborazione”, come a dire che chi non si pente o fa il delatore deve morire in carcere.

Appare profondamente ipocrita un qualsivoglia discorso di Conte sulla legalità, fa ridere quando afferma “ ben vengano azioni mirate a maggiore prevenzione e contrasto dell’illegalità”, perché non era di certo legale l’azione del suo Governo in tema di immigrazione e gestione della pandemia.

Inoltre, quando lui sosteneva il Governo Draghi sono stati violati i diritti fondamentali dei dissidenti politici (tra cui chi scrive) che sono stati spiati e messi alla berlina mediatica.

Conte giustamente si lamenta con la Meloni delle cariche della Polizia contro gli studenti, appare però strumentale la sua condanna dell’uso della forza pubblica e della repressione, perché lui da Premier ne ha ampiamente abusato per soffocare il dissenso.

La lettera di Conte assume tratti grotteschi e oltremodo offensivi quando parla di Covid sostenendo che “è però importante che le decisioni [...] continuino ad essere ancorate ad evidenze e criteri scientifici” e “siano sempre oggetto di verifica e confronto da parte di esperti e dell’opinione pubblica”. Lui che ha fatto il più grande sfregio alla scienza, derubricandola ad operazione di controllo sociale, se non addirittura a superstizione. La Pfizer ha ampiamente sbugiardato lui e i fantomatici esperti su tutte le menzogne che hanno raccontato agli italiani.

Conte prova ad incastrare la Meloni sulla sfilata fascista di Predappio toccando così l’apice dell’ipocrisia: “ci aspettiamo dal titolare del Viminale e dal Governo una parola chiara sulla sfilata delle duemila camicie nere di Predappio”. Stando alle biografie di alcuni esponenti delle forze che lo hanno sostenuto quando era Premier, non so quanto possa avere titolo a chiedere ad altri delle prese di posizione chiare sul fascismo. Ma soprattutto, gli inaccettabili fatti di Predappio si erano già visti (certamente non così consistenti, ma della stessa identica natura) anche quando lui era Capo del Governo, eppure non ha fatto nulla per impedirlo o per punirlo. Dunque non si può prendere per buono l’antifascismo di Conte, è chiaramente strumentale: gli serve solo per cercare di mettere in difficoltà la Meloni. Questo finto antifascismo (che poi è lo stesso del Partito Democratico) è svuotato di ogni valore e significato, va respinto e condannato, in quanto avvelena il dibattito politico e in definitiva fa il gioco dei fascisti.

Ma quello che davvero manca nella lettera è ogni possibile riferimento alla guerra. Forse non vuole toccare l’argomento per evitare che emergano le proprie responsabilità poco prima delle imminenti mobilitazioni con cui si vorrebbe rifare una verginità politica? Allora gli va ricordato il suo ruolo non tanto nell’epilogo del Governo Draghi, quanto nei mesi precedenti in cui hanno trascinato l’Italia in guerra rendendoci complici di orribili crimini. Ricordiamogli che con l’invio di armi italiane stiamo contribuendo allo sterminio dei popoli del Donbass. Ritornando sul tema della legalità interna (perché quella internazionale ormai non esiste più), non ci scordiamo che l’Italia ha iniziato ad inviare armi all’Ucraina senza alcuna autorizzazione del Parlamento, in pieno spregio delle nostre leggi.

Come corollario della guerra c’è la crisi economica che investe l’Italia, anche per questa dobbiamo ringraziare pure Conte. Le famiglie non riescono a fare la spesa e a pagare le bollette, le imprese chiudono perché non possono fronteggiare il caro energia o perché non hanno materie prime.

Ovviamente queste non sono dimenticanze, è coscienza sporca, ma anche il popolo non si dimentica.

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo

Alberto Fazolo. Laureato in Economia, esperto di Terzo Settore e sviluppo locale. Giornalista. Inizia l'attività giornalistica testimoniando la crisi del Kosovo e la dissoluzione della Jugoslavia. Ha trascorso due anni in Donbass, profondo conoscitore delle vicende ucraine. Attivo nei movimenti di solidarietà internazionalista, soprattutto in contrasto con le operazioni di "Regime change".

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