Dopo le Fake news, giornalisti occidentali in fila per il vaccino russo Sputnik V

Dopo le Fake news, giornalisti occidentali in fila per il vaccino russo Sputnik V

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La Russia, come è noto, è stato il primo paese ad annunciare la creazione di un vaccino contro il Covid-19, lo Sputnik V.

Di questo vaccino, in occidente, tranne qualche eccezione, il solito mantra che si ripete è il fatto che non ci siano pubblicazioni scientifiche in merito.

Si è messo in dubbio l'efficacia del farmaco, non osiamo immaginare se i creatori di Sputnik V avessero detto che bisognava conservarlo a -80 gradi, si sarebbero sprecati le facili ironie unite alla propaganda contro la Russia.

Tra l'altro, come leggerete nelle testimonianze che seguono, in caso di effetti collaterali per il vaccino, la Russia offre dei risarcimenti.

Ebbene, dopo alcuni mesi, sempre più giornalisti, inviati in Russia, testano Sputnik V, testimoniando non solo l'efficacia del farmaco e la mancanza di effetti collaterali gravi, senon quelli di ruotine, ma elogiano anche la macchina organizzativa per la vaccinazione.

Venerdì scorso, Andrew Kramer del New York Times ha rivelato di aver ricevuto la sua prima dose di Sputnik V, elogiando il "risultato in buona fede per gli scienziati russi che continuano una lunga e leggendaria pratica di sviluppo di vaccini", notando anche che Mosca ha evitato alcuni dei problemi logistici visti in Occidente.

"Gli esperti occidentali si sono concentrati principalmente sulla discutibile approvazione precoce, non sul progetto del vaccino, che è simile a quello prodotto dall'Università di Oxford e da AstraZeneca", ha osservato. Anche il capo dell'ufficio di Mosca della pubblicazione, Anton Troianovski, ha ammesso di aver ricevuto il vaccino.

Il vaccino sviluppato a Mosca è stato somministrato anche a Oliver Carroll di The Independent e Nataliya Vasilyeva del Telegraph. Da quando ha preso la sua prima dose, Carroll è stato relativamente prodigo di complimenti per l'intero processo, rivelando in seguito di avere anticorpi. 

Ha solo parlato di effetti collaterali "simili ai postumi di una sbornia", che si sono rapidamente attenuati. Questa settimana ha ricevuto il richiamo. 

Anche l'emittente tedesca Deutsche Welle ha cambiato tono, con il giornalista Sergey Satanovski che ha elogiato la logistica sulla vaccinazione. In particolare, ha notato che il medico gli aveva consegnato un opuscolo informativo di 16 pagine. Nel suo reportage emerge che in caso di effetti collaterali, è elargito anche un risarcimento, a secondo del grado di gravità.

Tuttavia, l'articolo più curioso, che testimonia dove arriva la propaganda anche su un tema così delicato e sentito dall'opinione pubblica, giunge dalla piattaforma di notizie Meduza con sede in Lettonia. 

Svetlana Reiter, una giornalista inviata a Mosca, ha scritto due articoli sulla sua esperienza di partecipazione al processo di vaccinazione. Nel primo, ha sottolineato gli effetti collaterali sia sulla prima dose che sul richiamo, descrivendo nei minimi dettagli come soffrisse di mal di testa e dolori muscolari. 

Gli articoli, scritti in russo, sono stati tradotti per la versione inglese del sito Web e condivisi su Internet lanciando allarmi e mettendo in guardia sui pericoli di Sputnik V.

Due mesi dopo, Reiter ha redatto un altro articolo: aveva avuto sintomi, ma non erano causati dal vaccino. Leggete bene: le era stato invece somministrato un placebo. 

Meduza, con grande "professionalità" nel rispetto dei propri lettori, e fedele alla propaganda, ha scelto di non tradurre l'ammissione, lasciando anche gli articoli inesatti in inglese senza rimuoverli o modificarli. 

Per i russi, le ragioni dell'attacco occidentale allo Sputnik V sono chiare: soldi e xenofobia. 

Tuttavia, sia per i corrispondenti occidentali che per i comuni cittadini, quando la tua salute è in pericolo, non importa da dove provenga un vaccino: se funziona. Funziona.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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