Furto di petrolio in Siria: ecco chi sono i complici degli USA (Inchiesta the Cradle)

Furto di petrolio in Siria: ecco chi sono i complici degli USA (Inchiesta the Cradle)

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Almeno fu onesto l’ex Presidente degli Stati Uniti d’America quando dichiarò che in Siria c’erano soldati statunitensi solo per appropriarsi del petrolio. In questo furto continuato che si ripete ogni giorno ai danni del popolo siriano che subisce già feroci sanzioni, oltre ai danni di dieci anni di guerra, ci sono delle complicità evidenti. Il portale the Cradle, a questo proposito, ha realizzato un’inchiesta.

Si parte dal confine tra Siria e Iraq, dove la coalizione interazionale guidata dagli USA giustifica la sua presenza con il pretesto di combattere l’ISIS.

Secondo l’inviato di The Cradle, “con il pretesto di questa coalizione internazionale, l'esercito statunitense controlla i confini tra Iraq e Siria, in particolare al valico di Fishkhabour-Semalka , il valico illegale di Al-Waleed tra il Kurdistan iracheno e il territorio siriano occupato dagli Stati Uniti e il valico di Mahmoudiyah . Tutti questi valichi di frontiera sono diventati famosi per il contrabbando illecito di petrolio greggio siriano nel nord dell'Iraq, con il coinvolgimento diretto  delle forze militari statunitensi.”

Quando l’inviato ha raggiunto uno dei punti di confine, ha avuto la conferma in qualche modo di certe complicità: “Quando The Cradle  ha raggiunto l'area di confine per indagare ulteriormente, ci è stato impedito di andare oltre il punto di controllo congiunto delle forze Peshmerga e Asayish, rispettivamente dell'esercito curdo e delle forze dell'agenzia di intelligence”, precisando che  “questo posto di blocco riflette il coordinamento della sicurezza tra il Pentagono e il Governo dei Peshmerga nel Kurdistan iracheno e viene condotto all'insaputa o con il coordinamento di Baghdad. La mancanza di consapevolezza da parte del governo centrale iracheno della situazione ai suoi confini può essere riassunta in quello che disse un'importante fonte di sicurezza irachena ha detto a The Cradle: che le truppe statunitensi erano lì ‘a sostenere le forze curde come parte del sistema di difesa iracheno per combattere il terrorismo’”.

Destinazione: Kurdistan iracheno

Questa zona di traversate illegali tra Iraq e Siria, decine di camion cisterna cariche di petrolio passano settimanalmente in convogli che trasportano petrolio siriano di contrabbando, accompagnate da aerei da guerra o elicotteri statunitensi.

Secondo il portale “anche i pastori della regione confermano queste affermazioni e indicano che il petrolio siriano viene trasportato al sito militare di Harir a Erbil, capitale della regione del Kurdistan iracheno (KRI), a beneficio della compagnia petrolifera curda KAR Group, di proprietà dello sceicco Baz Karim Barzinji , che è vicino alla famiglia del capo del Partito Democratico del Kurdistan (KDP), Massoud Barzani.”

Non solo “quest'ultimo ha stretti rapporti con il nuovo cosiddetto ‘Club dei Paesi Influenti’ in Iraq, con riferimento agli Emirati Arabi Uniti e alla Turchia. Barzani mantiene anche una forte relazione con le forze democratiche siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti e guidate dai curdi in Siria, i cui membri hanno protetto i convogli di carri armati siriani.”

La logistica del saccheggio

The Cradle, tra l’altro, cita un ex diplomatico iracheno, il quale ha ricordato di aver assistito a un aumento significativo da quando l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump è salito al potere. 

Non è possibile quantificare quanto petrolio ogni è saccheggiato dagli statunitensi e dai loro sodali, ma l’inviato del portale, facendo riferimento a fonti tribali irachene, ricorda “che il viaggio con il camion cisterna dura circa 48 ore attraverso i principali valichi, approvati dall'esercito americano (Fishkhabur, al-Waleed o al-Yaarubiyah), in un processo che si ferma solo per brevi periodi per riempire i serbatoi. Secondo queste fonti, di solito ci sono da 70 a 100 petroliere che trasportano petrolio siriano durante ogni viaggio.”

Inoltre, si precisa che il trasferimento di camion cisterna dal Kurdistan alla base di Ain al-Assad o a qualsiasi altro sito militare statunitense deve ottenere la preventiva approvazione del National Operations Center ed “avvengono con il pretesto di ‘sostegno logistico alle forze della coalizione internazionale’, secondo una fonte della sicurezza irachena in stretto contatto con gli Stati Uniti. Sebbene sia improbabile che Baghdad venga tenuta completamente all'oscuro di questa ripetuta violazione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Iraq, sembra che abbia ben poca voce in capitolo in materia.”

Quanto ne sa il governo iracheno?

Il "lavoro di consulenza" dell'esercito americano alle forze armate irachene per la lotta all’Isis si limita ad alcune immagini satellitari già ottenibili dalle autorità di Baghdad senza l'aiuto degli Stati Uniti, secondo fonti nella sala operativa militare congiunta, la più alta autorità militare e di sicurezza in Iraq.

The Cradle ha tentato di contattare i funzionari del governo iracheno per un commento su ciò che sta accadendo ai valichi di frontiera iracheni, ma non c'è stata risposta.

Sono informazioni “sensibili” in momento difficile per l’Iraq politicamente, si preferisce la prudenza. Ma c’è un timido segnale di cambio di rotta testimoniato dall’incontro tra ufficiali di frontiera irachene e dell'esercito siriano a Baghdad, a gennaio 2021, per rafforzare la cooperazione e fortificare il confine contro il terrorismo e le reti di contrabbando.

Infine, The Cradle avverte che “il fallimento di Baghdad nell'affrontare e reprimere il trasporto illegale di petrolio siriano rubato verso l’Iraq rafforza ulteriormente – e conferma – la percezione di un certo numero di fazioni irachene che il governo di Mustafa al-Kadhimi sia un semplice fantoccio in mano agli americani.”

Le frontiere, senza veri e propri alleati ai confini, cono stati la spina nel fianco della Siria. Quando infuriava la guerra, nei primi anni, soprattutto, dalla Turchia dal Libano, da Israele, dallo stesso Iraq e dalla Giordania sono arrivati centinaia di migliaia di terroristi. Ora, la fragilità di queste frontiere serve a saccheggiare le risorse che appartengono al popolo siriano.

Questa valutazione sui confini l’occidente, che ha promosso questa guerra per procura al paese arabo, in collaborazione co i suoi burattini in questa regione, l’aveva fatta probabilmente fin dall’inizio.

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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