Il fascista Zelensky mette al bando il partito comunista ucraino

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Il fascista Zelensky mette al bando il partito comunista ucraino

 

di Fosco Giannini

 

Solidarietà combattiva alle compagne e ai compagni dell'Ucraina!

La notizia può sorprendere solo le anime belle, coloro che - anche "a sinistra", anche tra i "partiti comunisti" filo-Zelensky come il PMLI col quale il PCI costruisce "fronti di lotta"- non hanno ancora capito l'essenza nazi-fascista dell'Ucraina di Biden e Zelenski: la Corte d'Appello ucraina ha messo definitivamente al bando, con sentenza di ieri, martedi 5 luglio, l'attività del Partito Comunista dell'Ucraina. 

Lo riferisce Ukrinform, che rende pubblica la sentenza del tribunale ove è stabilito che "le attività del Partito Comunista dell'Ucraina debbono tutte, in ogni territorio, immediatamente cessare e le proprietà, i fondi e ogni bene del Partito, ogni bene delle sue organizzazioni regionali, cittadine e distrettuali vengono trasferite allo Stato". 

In verità questa sentenza non fa altro che ratificare la messa fuori legge del Partito Comunista dell'Ucraina, già avvenuta ufficialmente nel 2015 e già avviata, nella pratica politica repressiva, dal 2014, dopo il colpo di stato nazi-fascista di Piazza Majdan Nezaležnosti.

Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere bene, da responsabile esteri del PCI e attraverso diversi incontri ufficiali e personali, il compagno Piotr Simonenko, Segretario Generale del Partito Comunista dell'Ucraina. I suoi racconti della repressione fascista e anticomunista successiva al colpo di stato del 2014 condotta dai governi golpisti e filo americani di Oleksandr Turynov prima e di Mykola Azarov poi, erano veri e propri racconti dell'orrore. L'orrore di Pinochet e di Videla trasferito a Kiev.
 
Simonenko mi raccontava dei dirigenti, dei militanti comunisti assassinati lungo le vie oscure di Kiev e dell'intera Ucraina; dei compagni strappati nella notte dai lori letti e dalle loro famiglie e portati, dopo essere stati picchiati e torturati, alla fucilazione o nelle galere; dei compagni sui quali veniva esercitata una terribile pressione psicologica: o abiuri pubblicamente la tua scelta e la tua militanza comunista o perdi immediatamente il lavoro.

Simonenko era un parlamentare e raccontava che anche all'interno del Parlamento i deputati comunisti venivano perseguitati, oltraggiati e picchiati.
Un racconto che Simonenko mi fece a Lisbona, alla Festa del PC Portoghese, mi colpì particolarmente: in un giorno successivo al golpe del 2014 il segretario del Partito Comunista esce dal Parlamento assieme alla responsabile esteri del PC dell'Ucraina (una docente universitaria che il nuovo regime fascista aveva cacciato dall'università). I due entrano nell'auto di Simonenko per andarsene, quando un militante del Battaglione Azov lancia una molotov dentro l'auto. Solo la prontezza di spirito della compagna, che raccoglie la molotov dall'auto e la rilancia immediatamente all'esterno, salva la vita e lei stessa e a Simonenko.

Il 2 dicembre del 2017, il dipartimento esteri del PCI, che guidavo, riuscì a portare Simonenko a Milano, per una grande iniziativa pubblica al "Concetto Marchesi".

Il racconto della feroce repressione anticomunista svolto in quell'occasione da Simonenko è ancora nei pensieri e nell'animo di chi era al convegno.

La compagna Nunzia Augeri, che scrisse la cronaca di quel convegno, riportò il discorso di Simonenko.

Della cronaca di Nunzia riportiamo solo un passaggio:
"Il discorso del Segretario del PC dell'Ucraino è molto ampio e prende in considerazione lo stato generale del paese, prima che del partito e della vita politica. Dopo i ringraziamenti di rito, Simonenko descrive senza mezzi termini le forze che sono al potere in Ucraina dopo piazza Maidan: è un triunvirato composto dagli oligarchi che si sono impadroniti dei gangli economici del Paese, dalle organizzazioni neofasciste e dai poteri criminali. Tutti sostenuti dagli Stati Uniti, che con le ONG da loro dirette e sovvenzionate, nonché coi loro servizi segreti, hanno favorito il sorgere del governo nazifascista. E con un benevolo appoggio anche da parte dell’Unione Europea. Il quadro internazionale è quanto mai minaccioso: infatti la guerra civile attuale può facilmente ampliarsi e diventare guerra interstatale per via delle tensioni esistenti con i paesi confinanti che avanzano rivendicazioni su territori oggi inclusi nell’Ucraina: la Bessarabia interessa alla Romania, la zona montuosa dei Carpazi fa gola all’Ungheria, mentre la Polonia rivendica i territori che le appartenevano nel 1939. Inoltre i tre paesi in questione stanno concedendo la propria cittadinanza e passaporto ai cittadini ucraini che abitano nelle zone interessate dal conflitto, creando con ciò una situazione molto pericolosa. Il governo neonazista, che ha assunto il monopolio assoluto dell’informazione, ha spinto sul nazionalismo antirusso e ha convinto l’opinione pubblica che l’unico nemico dell’Ucraina è la Russia. Anche gli ucraini che sono immigrati in Italia sono portatori di questa ideologia. Nel Paese sono state distribuite ai nazionalisti sette milioni di armi, e le bombe a mano si vendono a peso: il tutto diretto contro la  Russia, gettando sulla Russia – e sull’Unione Sovietica – la colpa di tutti i problemi e le tragedie ucraine, a cominciare dagli eccidi compiuti dalle truppe tedesche, anche quelli inventati, come il preteso genocidio degli anni '30. I collaboratori dei nazisti durante la seconda guerra mondiale sono diventati i nuovi eroi dell’Ucraina".

Le parole che Simonenko pronuncia a Milano il 2 dicembre del 2017 sono, alla luce di tutti gli orrori perpretati dai governi ucraini successivi al golpe del 2014 sino a Zelensky, profetiche.

Alle elezioni politiche del 2012 il PC dell'Ucraina aveva visto un forte aumento di voti, giungendo al 13,2% (+7,8% rispetto alle precedenti elezioni), conquistando 32 seggi. Alle elezioni del 2014, già "nell'aria nera" del golpe fascista e sotto la sanguinaria repressione anticomunista, il PC dell'Ucraina scende al 3,88%, uscendo dal Parlamento. Queste elezioni sono del febbraio 2014, e già il 24 luglio del 2015 la  Corte amministrativa distrettuale di Kiev mette il Partito Comunista fuori legge.

Oggi, mentre Draghi, Di Maio, Macron, il cancelliere tedesco Scholtz e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen spingono forsennatamente e irresponsabilmente per l'entrata dell'Ucraina nazifascista nell'Ue, è bene ricordare la parole di Neoklis Sylikiotis, dell AKEL di Cipro (partito comunista di Cipro), che nella fase successiva al golpe ucraino, da vicepresidente al Parlamento europeo del  GUE / NGL, scrisse:

 "Le forze di sicurezza ucraine hanno fatto irruzione nella casa del Presidente del Partito Comunista Piotr Simonenko e nell’ufficio del Comitato Centrale a Kiev, alla vigilia delle commemorazioni per la Grande Vittoria Antifascista dei popoli (9 maggio). Denunciamo nel modo più forte possibile questi attacchi e dichiariamo la nostra solidarietà con il Partito Comunista Ucraino. Dopo il colpo di stato del febbraio 2014, le autorità ucraine, sostenute da forze nazionaliste e fasciste estreme, hanno asfissiato e perseguitato sistematicamente il Partito Comunista del Paese. 
“L’UE, che si presume sia interessata alla democrazia e ai diritti umani in tutto il mondo e che ha concluso un accordo di associazione con l’Ucraina, sta chiudendo un occhio su questi atti non democratici senza precedenti.
“Ricordiamo le lezioni della storia europea moderna: i fascisti iniziano i loro attacchi contro la sinistra ma prima o poi prendono di mira ogni democratico”.

Oggi, di fronte all'odierna, nuova messa al bando del PC dell'Ucraina, di fronte all'indegna, per lo stesso popolo ucraino, trasformazione dell'Ucraina in una servile e tragica base USA-Nato contro la Russia, noi comunisti italiani rivolgiamo innanzitutto i nostri pensieri ed esprimiamo la nostra totale e combattiva solidaretà al compagno Piotr Simonenko, a tutti i militanti e i dirigenti del Partito Comunista dell'Ucraina, nella speranza che il regime fascista di Zelenski crolli presto su stesso, che la democrazia torni in Ucraina e che i nostri compagni, le nostre compagne ucraine tornino alla libertà.

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