In Africa ad uccidere non è il Covid ma il neo-liberismo. E lo farà sempre di più

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di Mostafa El Ayoubi

Nigrizia - 2 novembre 2020

 
Anche in questa “fase due” del coronavirus l’Africa continua ad essere molto meno colpita dalla pandemia rispetto all’Europa e ad altre parti del mondo. Le previsioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla diffusione del Covid19 nel continente africano si sono rivelate lontane dalla realtà odierna. Secondo l’Oms, tra aprile e ottobre gli africani positivi al virus sarebbero stati 10 milioni. In realtà, stando ai dati ufficiali aggiornati al 18 ottobre, i malati di Covid sono inferiori a 1.650.000. Per di più – ed è il dato più rilevante – attualmente i morti a causa del suddetto virus sono circa 40mila (solo in Italia i morti attribuiti al Covid sono circa 36.500). Ciò significa che, su una popolazione di circa 1,4 miliardi di africani, la percentuale dei decessi è pari allo 0,0028%. E ciò nonostante il fatto che il sistema sanitario nella maggioranza dei Paesi africani sia molto carente.  

Quindi, oggi, il problema per l’Africa non è di per sé il Covid19, ma le gravi conseguenze di questa pandemia sul piano economico. Prima di questa faccenda l’economia africana era già in grande difficoltà e oggi si sta ulteriormente aggravando. Secondo il Segretario generale della Conferenza delle Nazioni unite per il commercio e lo sviluppo, il keniota Mukhisa Kituyi, in Africa le perdite nel settore delle esportazioni potrebbero raggiungere i 500 miliardi di dollari. Per l’Onu, gli africani che vivono sotto la soglia della povertà (meno di 1,9 dollari al giorno) potrebbero raggiungere la cifra di 50 milioni tra il 2020 e il 2021.



Uno dei principali virus che da decenni infetta l’economia africana è il debito estero. Stando ai dati di una commissione del Senato francese, l’Africa subsahariana da sola è indebitata per circa 600 miliardi. E per l’intero continente l’ammontare del debito ha raggiunto i 771 miliardi di dollari nel 2018 (Jeune Afrique 15 giugno 2020). In Sudan il rapporto tra debito e Pil è del 207%.

I principali vettori di diffusione di questo bacillo del fondamentalismo neoliberista del mercato sono il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la Banca mondiale. Queste due istituzioni finanziare – legate al Club di Parigi e controllate dagli Usa – attraverso il famigerato Piano di aggiustamento strutturale hanno devastato l’economia tradizionale africana. Un piano che ha costretto, nel caso specifico, i governi africani a tagliare drasticamente la spesa pubblica per la sanità, per la scuola e per la previdenza sociale e imposto loro una privatizzazione selvaggia. In tempi di pandemia da Covid, il Fmi e la Banca mondiale hanno destinato 64 miliardi di dollari come “aiuti” ai Paesi in difficoltà economica, molti dei quali sono africani. In realtà non sono aiuti, ma prestiti che continueranno a gravare sull’economia già malata di tantissimi Paesi, in particolare quelli africani. La moratoria di sei mesi sul pagamento del debito decisa dai G20 è una presa in giro. Il Fmi e la Banca mondiale di fatto stanno imponendo agli africani di indebitarsi ulteriormente invece di congelare (che sarebbe il minimo) il debito, finché l’altro virus, il Covid 19, non verrà debellato. La soluzione ideale sarebbe quella di cancellare totalmente il debito ed impedire a queste due istituzioni finanziarie e ai loro padroni di interferire malamente nella vita degli africani. Sarebbe una soluzione-vaccino contro il virus del fondamentalismo liberista che finora ha devastato l’Africa.        
 
 

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