Perché Pasolini fa ancora tanta paura al potere?

Perché Pasolini fa ancora tanta paura al potere?

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Nell’anno del centenario della sua nascita, Pier Paolo Pasolini poeta, scrittore, regista, giornalista, l'ultimo vero intellettuale in Italia degno di questo nome, è stato celebrato con innumerevoli rassegne, giornate di studio, pubblicazioni. Come giusto che si facesse.

I rischi di queste celebrazioni erano diversi. Pasolini consegnato alla Storia, anche giustamente, essendo lui un monumento, una “pala d’altare”, con la conseguenza però di depotenziare la sua carica vitale e la sua contemporaneità.

Altro motivo che rischia di cristallizzare per sempre il Poeta richiama ad una semplice domanda che ancora non è stata posta, da chi di dovere, in questo centenario. Un quesito che fa riferimento ad un altro anniversario, quella della sua morte, avvenuta all’idroscalo di Ostia nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975: Come è morto Pasolini? Anche dopo questo centenario di celebrazioni resterà quel marchio di infamia che grava sulla morte del Poeta, ovvero un ragazzino di 16 anni che lo ha ucciso per difendersi dalle sue molestie?

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L’operazione di Passione Pasolini nasce e si sviluppa proprio da questa esigenza: far emergere come ancora oggi Pasolini sia vivo e contemporaneo, amato soprattutto da chi è nato dopo il suo brutale assassinio. Liberarlo da quella verità di comodo ripetuta da 47 anni che non permette che sia studiato adeguatamente nelle scuole.

Ci sono diverse persone che hanno conosciuto Pasolini, ma in questo viaggio nessuno meglio di David Grieco rende il Poeta vivo, vicino, presente ancora oggi.

Grieco giornalista, critico musicale e cinematografico dal 1970 al 1982 per “L’Unità”, sceneggiatore, regista, produttore, è stato attore, assistente alla regia e allievo di Pier Paolo Pasolini. Lo ha conosciuto fin da bambino, non è stato un rapporto solo professionale, ma un rapporto umano, profondo che permette di inquadrare Pasolini con i suoi insegnamenti, anche come maestro di vita. Oltre a rimarcare il periodo storico in cui è vissuto.

Scegliere Grieco per questo viaggio non solo fatto di memoria, permette, come ha giustamente evidenziato il Professor Paolo Desogus nella prefazione il “recupero del Pasolini di popolo, del Pasolini visto, studiato, amato con gli occhi del popolo.”

In questo percorso non era possibile evitare di parlare della tragica notte di Ostia. In primis, perché Grieco fu uno dei primi ad accorrere sul luogo del delitto, fu proprio lui a chiamare il Professor Faustino Durante all’idroscalo, oltre a scrivere la memoria di parte civile al processo di primo grado per l’assassinio.

Su quella che il Professor Durante definì “una mattanza”, Grieco ha realizzato nel 2014 il film, La Macchinazione, interpretato da Massimo Ranieri e scritto il libro omonimo uscito nel 2015.

Questo film, unico nel suo genere, nella sua realizzazione, nel racconto dell’ultimo mese di vita di Pasolini, oltre al delitto permette di scoprire aspetti diversi del Poeta il contesto di quegli anni e soprattutto, le motivazioni nate dietro al suo assassinio.

In Passione Pasolini Grieco accompagna l’autore del libro, Francesco Guadagni in vari aspetti della vita del Poeta, dalla morte del fratello Guido, al rapporto con gli intellettuali, il Pci, il Fascismo, il Neocapitalismo, al legame con le città di Roma e Napoli, la sua passione per il calcio, l’approdo al cinema, le sue “due famiglie”, quella elettiva e quella di sangue, fino alla sua febbrile attività per la sua ultima opera, Petrolio, e gli editoriali sul Corriere della Sera con il Romanzo delle Stragi. Non solo, introduce ad un altro compagno di viaggio: Silvio Parrello.

Parrello, atleta, poeta, pittore è il custode della memoria di Pasolini. Nel suo laboratorio-museo situato a Roma in via Ozanam 134, nel quartiere Monteverde che accolse il Poeta nei suoi primi anni di soggiorno nella Capitale, ogni giorno accorrono cittadini comuni, studiosi, studenti di ogni grado, giornalisti da ogni parte del mondo dalla Cina agli Stati uniti d’America, è custodito il ricordo di un Pasolini autentico, che da giovane emigrante dal Friuli viveva con la gente del rione i suoi problemi, i loro sogni di riscatto.

Parrello racconta anche attraverso le sue poesie il clima di quegli anni ma non solo, le incredibili coincidenze che lo hanno portato a scoprire dettagli sul brutale assassinio di Pasolini.

Quella di Parrello è ancora oggi una battaglia per la verità al fine di rimuovere quel marchio di infamia su Pasolini che grava ancora oggi e che neanche il centenario della sua nascita probabilmente ha scalfito.

Una battaglia contro quella che sarebbe l'intellighenzia definita da Silvio “laureati analfabeti” che ancora oggi accettano la verità giudiziaria sulla morte di Pasolini.

Il motivo è semplice: Pasolini fa ancora paura. Il suo pensiero è attuale, i suoi articoli, i suoi film restano una chiave per interpretare i nostri tempi, nonostante siano passati quasi 50 anni dalla sua morte.

Pasolini resta la cattiva coscienza di quel Potere che lo ha assassinato in quel modo. È la cattiva coscienza anche di color che avrebbero dovuto essere i suoi eredi culturali, politici che lo hanno completamente escluso, dimenticato per essere complici di quei cambiamenti che hanno portato l’Italia allo stato attuale.

C’è però una possibilità nel suo piccolo che offre Passione Pasolini, non speranza, parola assolutamente non amata dal Poeta, delineata molto bene Grieco partendo da una sua esperienza personale su quanto Pasolini sia ancora attuale e presente tra i giovani, chi è nato dopo la sua morte: “Pasolini è di chi è nato dopo e cominciano ad essere tanti. La speranza sta lì. Essere nati dopo Pasolini è importante per rendergli giustizia. Rendere giustizia non è trovare l’assassino, è riportare Pasolini in un paese normale. Solo voi che siete nati dopo potete ridare vita a Pasolini.”

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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