Qui non ci sono bandiere dell'Unione Europea a sventolare...

Qui non ci sono bandiere dell'Unione Europea a sventolare...

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Sono giorni che battiamo palmo palmo Creta in auto e confermo quello che ho già riscontrato in molte altre isole del paese.



Ebbene, a differenza di quanto veda da noi o in altri paesi, qui non hanno l’abitudine di esporre la bandiera dell’Unione Europea. È bene non parlare di Europa perché non esiste: non esiste culturalmente e meno ancora politicamente. Esiste un sistema, artificialmente creato, con le sue istituzioni, e si chiama Unione Europea: un apparato che persegue i suoi scopi, professandone altri.

Insomma, dicevo, nessuna bandiera. La cosa non vi nascondo che mi turbi un pochino (ironia): si, perché a noi raccontano che la Grecia sia stata oggetto di “aiuti” da parte dell’Unione, che sia stata persino “salvata”. Quante volte avete ascoltato “studiosi” (quanto sono necessarie queste virgolette!) e opinionisti (prevalentemente giullari, gente di spettacolo che si fa chiamare “giornalista”) ripetere ossessivamente quanto altruista sia stata l’Unione nel voler salvare questo paese di disgraziati?

Se però così stanno le cose, allora questi greci davvero mi deludono: un minimo di gratitudine! Una bandierina ogni tanto giusto per farci capire che hanno apprezzato, per esprimerci un grazie. E che diamine!

Se davvero le cose stanno così, appunto. La verità è che, nonostante i nostri “aiuti” e soprattutto le “riforme” che abbiamo imposto alla Grecia, il suo prodotto interno lordo in questi anni di sorveglianza e di “cura” è crollato di circa il 30%. È un dato enorme: durante la crisi sanitaria i paesi dell’Eurozona erano preoccupati da ipotesi di contrazioni del Pil anche solo del 5-6%: la media europea del 2020 ha registrato un meno 7.8% del Pil. Questo ci fornisce la misura della catastrofe greca.

La disoccupazione greca è altissima: durante questi anni ha toccato soglie spaventose oltre il 30% e quella giovanile è tutt’ora altissima. Il debito greco (che in un sistema privo di sovranità monetaria e autonomia nelle politiche economiche resta un grosso problema) è alle stelle: siamo a circa il 200% del Pil.

Gli stipendi dei greci sono crollati di oltre il 20% e, soprattutto la povertà è cresciuta enormemente e, nonostante il nostro autorevole intervento, gli investimenti esteri sono crollati.

In un paese serio dovrebbe creare dibattito: se non abbiamo stabilizzato la loro economia, accresciuto la loro affidabilità finanziaria e messo in ordine i conti di finanza pubblica, allora cosa abbiamo fatto?

Si stima che in molti siano morti, letteralmente morti, a seguito dei nostri “aiuti” e delle “riforme” da noi pretese: si parla ad esempio di 700 bambini. Se aumenti la povertà la gente muore di fame e se tagli lo stato sociale la gente non può curarsi.

E nulla, allora mi sa che devo rassegnarmi all’idea di non vederle queste bandiere dell’Unione Europea in Grecia e ci sta perché quello che abbiamo imposto non serviva per salvare il paese e la sua gente, ma solo le banche (tedesche e francesi in primis) a rischio: dopotutto una delle menti dietro l’operazione era quella di Mario Draghi…

Non abbiamo salvato proprio nessuno: abbiamo atteso che un “compagno di viaggio” fosse in difficoltà, che inciampasse, per colpirlo a morte alla schiena con lo scopo di portargli via i quattro spiccioli che aveva nelle tasche. Ma chi lo ha fatto e chi si è arricchito? Di certo non gli operai tedeschi e francesi: quelli devono fare i conti con i mini job esattamente come gli spagnoli e gli italiani. Sono i banchieri ad essersi arricchiti.

Era bello investire e speculare sulle cedole a doppia cifra del debito greco: tutti zitti e felici per anni. Quando è arrivato il rischio quello serio, i greci sono diventati fannulloni, spendaccioni che vivevano al di sopra delle loro possibilità. Facile dopotutto giocare in borsa privatizzando i profitti e socializzando rischi e perdite. È successo proprio questo.

Anche il tasso di partecipazione democratica è crollato: l’astensione al voto è altissima, proprio come sta accadendo in Italia. I popoli si rassegnano e la finanza bacchetta, le multinazionali spolpano tutto.

Con una mano li “aiutavamo” e con l’altra gli toglievamo le infrastrutture privatizzando ogni cosa. E adesso che con loro abbiamo finito li liberiamo dalla troika: come siamo umani noi. Intanto Gentiloni dice che è stato uno sbaglio e che non deve ripetersi, ma di restituire a questo popolo quello che gli abbiamo rubato per darlo alla finanza internazionale non se me parla proprio.

Questo è l’Unione Europea: una truffa, un metodo per derubare i popoli più fragili e i più fragili di ogni popolo per arricchire i soliti noti. L’Unione Europea, feudo americano nel vecchio continente, porta morte e disperazione: altro che pace e benessere. E la politica interna non ci provi nemmeno a metterla in discussione (interviene il Quirinale ad orologeria) e difatti quasi nessuno lo fa.

Solo che presto o tardi toccherà anche a noi e allora saranno guai seri.

 

Savino Balzano

Savino Balzano

Savino Balzano, nato a Cerignola nel 1987, ha studiato Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Perugia. Autore di "Contro lo Smart Working" (Laterza, 2021) e di "Pretendi il Lavoro! L'alienazione ai tempi degli algoritmi" (GOG, 2019). Sindacalista, si occupa di diritto del lavoro, collabora con diverse riviste.

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