Salvini e la "sconfitta del sovranismo": perché è vero l'esatto contrario
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Ora, lungi da me difendere Salvini e men che meno avallare la narrazione mainstream sulla sua presunta vocazione "sovranista" - che è sempre stata, nella migliore delle ipotesi, uno specchietto per le allodole. Ma spacciare il crollo della Lega nelle elezioni amministrative come «una sconfitta del sovranismo» è una distorsione della realtà che grida vendetta, anche per gli standard della carta da pesce nostrana.
Non servono master in scienze politiche, infatti, per rendersi conto che la realtà dei fatti è diametralmente opposta: Salvini e Movimento 5 Stelle hanno trionfato alle ultime elezioni politiche anche se non soprattutto grazie alla loro linea "anti-sistema", "sovranista" e "antieuropeista" (confusa, ipocrita e gattopardista quando volete, ma comunque percepita e soprattutto presentata dai media come tale), mentre oggi si vedono azzerato quel consenso proprio per aver completamente abbandonato quella linea ed essersi progressivamente piddinizzati.
Mi pare evidente, infatti, che se c'è una "linea" da mettere sotto processo nella Lega è quella - ormai dominante - del centrismo liberal-europeista di Giorgetti e non certo quella "sovranista" di Salvini, ormai messo all'angolo anche all'interno del suo stesso partito.
Stesso discorso per il Movimento 5 Stelle contizzato. L'enorme numero di astenuti indica semmai l'esistenza di una voragine politica in questo paese, rappresentata proprio dall'assenza di una qualsivoglia forza politica (di peso) anti-sistema - e dunque necessariamente "sovranista" e "populista". Non si può che ripartire da questo dato.