Trump e "l'astuzia della ragione"
La ragione umana si afferma sì progressivamente, ma a modo suo: non procede come un Dio onnipresente e onnisciente, ma libertario e imprevedibile La rivoluzione politica in corso negli Stati Uniti procede sulle montagne russe, in maniera spesso sorprendente. Sarà a lungo imprevedibile nei dettagli, ma univoca nella direzione: un nuovo ordine internazionale. Oltre che in tempi caratterizzati da una politica tumultuosa, viviamo in tempi caratterizzati da un tumultuoso progresso scientifico e tecnologico. L’idea di progresso e molte altre affini sono fondate sull’idea che l’intera vicenda umana sia riassumibile come una graduale affermazione della ragione, anche se intermittente, sussultoria e a volte dolorosa. Il “progresso” comincia con l’addomesticazione del fuoco, con l’invenzione della ruota, con la nascita della scrittura, ed è continuato in mille modi fino ai giorni nostri. In questa prospettiva, non soltanto è possibile una spiegazione razionale degli avvenimenti, ma, in più, gli individui, soprattutto i più eminenti, pur avendo ciascuno i propri fini particolari, possono essere considerati come interpolazioni, incuneate nella quotidianità dall’astuzia della ragione (o eterogenesi dei fini, detto in maniera complicata). Tanto vale per Alessandro Magno come per Napoleone o per Donald J. Trump: sono vistosi strumenti di uno Spirito del mondo che domina il corso degli eventi, al di là delle ambizioni e della consapevolezza delle singole persone. Dire che esiste uno Spirito del mondo significa entrare nella logica di un ordine creaturale e comunque dare senso e significato all’infinità del divenire del mondo, che altrimenti sarebbe desolatamente priva di senso e significato. L’immagine dell’astuzia rinvia alla dissimulazione e all’imperscrutabile. Il meccanismo non è perfetto; la ragione umana si afferma sì progressivamente, ma a modo suo: non procede come un Dio onnipresente e onnisciente, ma libertario e imprevedibile. Auschwitz e Hiroshima dimostrano che è possibile un uso perverso della ragione e della scienza. Questa maniera di interpretare il progresso umano ha impegnato larga parte della cultura occidentale, da Origene ad Hegel, da Adam Smith ad Hayek, da Vasilij Vasil’evi? Rozanov a Nikolaj Aleksandrovi? Berdjaev, con declinazioni molto differenziate. Quando, nel mondo dell’intelligenza artificiale benintenzionata, è stata creata la Habermas Machine, si è voluto rendere omaggio all’autore contemporaneo che più di tutti ha incarnato la fiducia nella possibilità della ragione umana di arrivare alla comprensione, al consenso, alla convivenza, sulla base del ragionamento e del processo di civilizzazione. Anche in un dissenso apparentemente inconciliabile esistono margini di reciprocità, un minimo di intesa, un terreno in comune. L’astuzia della ragione procede in maniera spesso subdola e ironica. Quelli che sottolineano aspetti esagerati o discutibili in Donald Trump, JD Vance, Elon Musk, Peter Thiel, Curtis Yarvin, Marc Andreessen, sopravvalutano i singoli e sottovalutano l’astuzia della ragione. La percezione della rilevanza dell’individuo oscura la percezione delle profonde innovazioni di cui questi individui sono portatori, più o meno consapevoli: un cambiamento storico dirompente, uno dei maggiori nella storia dell’umanità, l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa. Non assistiamo alla presa di potere delle Big Tech sulla democrazia, ma all’inserimento delle Big Tech nella democrazia A differenza di quanto è stato scritto e ampiamente condiviso non assistiamo alla presa di potere delle Big Tech sulla democrazia, ma all’inserimento delle Big Tech nella democrazia, o, detto altrimenti, dentro il procedere razionalizzatore della storia. Chi sta al potere è molto importante per certi versi e relativamente importante per altri versi. È sulla cresta di onde immense; sull’alta marea della prodigiosa ondata scientifica e tecnologica che è in corso, dicono che porterà all’uomo aumentato, ad un salto di specie. Di fronte a noi c’è uno scenario radicalmente nuovo. Gli occidentali hanno bisogno di un insieme di New Deal, Yalta e Manhattan Project, contemporaneamente e con l’intelligenza artificiale generativa al centro, motore di un futuro che stiamo costruendo mentre indistintamente lo immaginiamo. L’IA generativa trasformerà settori cruciali come sanità, educazione, tempo libero, difesa, attraverso capitomboli e traumi nei fondamentali dell’economia e del mercato del lavoro, dall’energia alla geopolitica. Si distingue già per la scoperta di proteine, farmaci, terapie. Oltre che all’IA, il concetto di “generativo” è stato applicato in vari ambiti delle biotecnologie e delle nanotecnologie, dalla produzione agricola all’editing genetico di CRISPR/Cas9. Il mondo globalizzato degli anni recenti è stato travolto. Un altro ordine internazionale sta nascendo e questo è il punto fondamentale che unisce e divide. In questa prospettiva risultano largamente inutili le vecchie categorie di destra e sinistra. Alcuni nomi eccellenti della galassia trumpiana testimoniano in tal senso. Tulsi Gabbard ha fatto parte della direzione del Democratic National Committee; Robert F. Kennedy Jr. ha sostenuto posizioni non di sinistra, ma di estrema sinistra su molti temi cruciali, dall’aborto al libero possesso ed uso di armi da fuoco. La politica estera è un terreno speciale di questo nuovo mondo in elaborazione. Come ha sottolineato magnificamente Edward Lozansky, da tempo RFK Jr. ha espresso molto chiaramente la sua opinione sull’attuale conflitto in Ucraina. In maniera chiara si sono pronunciati anche il vicepresidente JD Vance e Tulsi Gabbard. Insomma, persone centrali dell’odierna politica americana dimostrano che c’è uno spartiacque, preliminare rispetto ad ogni distinzione tra destra e sinistra. Quando, prima o poi, ci sarà una nuova Yalta, per le future identità politiche non saranno applicabili le definizioni attuali di destra e sinistra, russofobia e antiamericanismo. Oggi è in discussione una vecchia linea divisoria tra amici e nemici. Domani l’astuzia della ragione troverà modi e maniere per arrivare alla comprensione e al consenso, sulla base del ragionamento e del precedente, glorioso percorso di civilizzazione.
di Francesco Sidoti* - Pluralia
Il mondo globalizzato degli anni recenti è stato travolto, svuotando di valore le vecchie categorie con cui guardavamo al mondo e alla politica. Sta nascendo un nuovo ordine internazionale e ancora non ci rendiamo conto delle profonde trasformazioni che stanno avvenendo
* Francesco Sidoti ha studiato con Norberto Bobbio e con Alain Touraine, ed è stato Guest Scholar alla Brookings Institution. E’ professore emerito di sociologia e criminologia nell’Università dell’Aquila.