I fabbricanti d’armi creano nel Sahel le condizioni per una guerra senza fine

I fabbricanti d’armi creano nel Sahel le condizioni per una guerra senza fine

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di Mauro Armanino - Contropiano

Vendiamo di tutto, dalla sabbia all’uranio, passando per le frontiere. Queste ultime si acquistano bene da quando l’incontro congiunto tra l’Africa e l’Europa della Valletta nel 2015, ha formulato l’importanza di andare alle cause profonde delle migrazioni.

Nel frattempo bisognava frenare, controllare e infine fermare il libero movimento che si faceva pericolosamente importante tra l’Africa subsahariana e la Libia. Sono state così vendute al vento migliaia di vite in cambio di milioni di euro ai governi che avrebbero collaborato nella ricerca delle cause (profonde) dei migranti a lasciare il proprio Paese.

Si sono monetizzate e inventate nuove frontiere, messe in grado di funzionare secondo i dettami dei taciti accordi di repressione e, infine, si interpretano secondo i dettami dei detentori del potere.

Vendiamo di tutto, dal diritto all’istruzione e all’educazione educazione dei bambini, alle università statali. Prosperano le scuole private mentre si facilita lo smantellamento sistematico e coerente di quelle pubbliche. Vendiamo oro, carbone, petrolio, cocaina e sigarette, armi e fuoristrada quando arrivano dalle nostre parti.

Lungo le strade vendiamo frutta, polvere e verdura. Al mercato offriamo vestiti, scarpe, utensili, carne macellata, riso importato, pentole, schede telefoniche, orologi che dimenticano il tempo e cellulari intelligenti ultimo grido.

Vendiamo lo spazio pubblico ai partiti per la campagna elettorale, guinzagli per cani, spazzolini da denti, fazzoletti di carta e maschere per la Covid ai crocevia e nei pressi delle banche e dell’Ospedale Nazionale. Vendiamo direttamente ai conducenti i nuovi giornali che nessuno legge, unità di sacchetti d’acqua minerale trattata direttamente alla fonte e la pulizia dei vetri nella durata consentita dal semafori.

Vendiamo la nostra sovranità di cittadini alle multinazionali, ai Paesi del Golfo, alla Turchia, all’Unione Europea e agli Stati Uniti.

I ladri sono dappertutto. Nei quartieri meno protetti, nei pressi dei cavalcavia, sulle motociclette per scippare le borse delle signore e nelle banche delle città. Gli insospettabili, invece, sono vestiti bene, viaggiano in aereo, prendono appuntamenti, gestiscono contratti per le esplorazioni miniere, rubano alla politica le sue prerogative e ammassano soldi nei paradisi fiscali che la mafie proteggono.

Si ruba di tutto, dalla costituzione alla dignità passando per la sovranità alimentare del popolo. Quest’ultimo non si sa più chi è: i contadini, letteralmete scompari dalla scena, gli allevatori, con sempre meno opportunità di transumanze e acqua disponibile, i cittadini dell’economia informale o coloro che votano perché pagati per farlo.

Rubano senza rendere conto a nessuno il futuro delle giovani generazioni e lo rivendono ai fabbricanti di illusioni di facili paradisi oltre il deserto e il mare. Ladri di calendari che portano via i giorni migliori di una nazione, che poi sono quelli di adesso e non quelli del passato.

Truffatori di parole e manipolatori di ideali, impostori di sabbia e ingannatori di polvere che intrappolano la realtà dietro gli interessi di classe o di religione. I grandi ladri viaggiano impuniti e solo vengono imprigionati gli scarti di una società che ha tradito i poveri affidandoli al competente e attrezzato circo umanitario del sistema.

I guerrafondai prosperano sempre nei tempi di crisi sociale, specie quando i legami sociali sono spezzati e la sovranità del popolo evacuata. I gruppi terroristi armati, i mercenari, i fabbricanti d’armi e i militari creano nel Sahel le condizioni per una guerra senza fine in vista.

L’anno che si chiude, in effetti, si avvera come il più ‘mortifero’ in termini di violenza perpetrata da ‘militanti islamisti’. Si stimano a 4. 250 i decessi, il che rappresenta un aumento del 60% rispetto al 2019.

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara prende come bersaglio i civili nel 45% dei casi. Utilizza la violenza per tassare le comunità locali e semina desolazione e distruzione sul suo cammino. Gli sfollati e i rifugiati si contano a centinaia di migliaia e l’assenza di cibo e di assistenza medica aumenta il numero dei morti, specie tra i bambini.

Eppure loro, i fabbricanti di guerre asimmetriche e ‘insurgenti’, arrivano a giustificare, con ideologie macchiate di sangue, la loro strategia mortale. Guerrafondai non si nasce, ma si dìventa quando si presentano le condizioni propizie nel Paese.

Rimane, infine, une categoria di cittadini non classificabile che la nostra sabbia custodisce in silenzio come si trattasse di una miniera non ancora esplorata. Si tratta dei resistenti che non hanno venduto la dignità.

 Niamey, fine dicembre 2020

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