Noam Chomsky, gli USA e la libertà di espressione

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«In Italia quando si parla di politica internazionale non c’è libertà. Negli Stati Uniti, in un’intervista del 2005, il più grande intellettuale americano, Noam Chomsky, dice testualmente che “gli Stati Uniti sono il Paese più terrorista del mondo”. Quindi, io, nel mio Paese, voglio lo stesso livello di libertà»

Queste sono le parole dette dal professor Orsini con cui ho chiuso un articolo appena pubblicato scrivendo della sua intervista di domenica sera a “La7”, nella quale demolisce il governo Draghi.

Con quella frase, Orsini, voleva evidenziare la libertà degli intellettuali americani di esprimersi contro il Potere di Washington senza essere messi alla gogna dagli stessi politici e dai media a loro compiacenti, a differenza di quello che invece accade in Italia.

Per quanto riguarda Chomsky è senz’altro vero, visto che sono pieni gli archivi di interviste, video e articoli dove si scaglia contro le varie amministrazioni statunitensi denunciandone i crimini commessi nel modo.

L’intellettuale più famoso degli Stati Uniti, nel suo sito ha addirittura una pubblicazione datata 1990, la quale inizia con questa frase:

«Se fossero state applicate le leggi di Norimberga, ogni presidente americano del dopoguerra sarebbe stato impiccato

Per dimostrarlo, tra le tante pubblicazioni, ho scelto un video che è una sintesi di dieci minuti di un’intervista ben più lunga pubblicata nel 2003, ed è anche sottotitolato in italiano.

Come indica la data, partendo dal dopoguerra con Eisenhower, Noam Chomsky si ferma a George W. Bush che era in carica in quel momento, non potendo ancora conoscere i crimini che a breve avrebbe commesso il Nobel per la Pace, Barack Obama.

Per chi non ha nemmeno il tempo per vedersi il video, questi sono solo alcuni dei crimini elencati da Chomsky per ogni presidente.

Dwight Eisenhower:

Rovesciò vari governi con colpi di Stato. “In Guatemala ha commesso terribili atrocità. In Indonesia condusse la maggior operazione terroristica clandestina del dopoguerra, insieme a quella di Cuba e Nicaragua.”

John Kennedy:

“Kennedy è stato uno dei peggiori. Prima di tutto invase il sud del Vietnam.

Durante l’amministrazione Eisenhower […] istituirono una sorta di stato del terrore in stile America Latina che ha ucciso probabilmente sessanta o settantamila persone. Poi Kennedy decise di invadere nel 1962, e inoltre avviò l’uso delle armi chimiche per distruggere le colture alimentari. Avviò programmi che indussero milioni di persone verso ciò che si considerano campi di concentramento.”

Lyndon Johnson:“Johnson ha esasperato la guerra in Indocina al punto da provocare probabilmente qualcosa come tre o quattro milioni di morti.

Richard Nixon:“Su Nixon, Chomsky, preferisce non approfondire perché dà per scontato che tutti conoscano i suoi crimini. Queste le sue parole: “Di Nixon non credo ci sia bisogno di discutere, possiamo saltarlo, ok?”

Gerald Ford:“Beh, Ford è stato in carica solo per un breve periodo, ma sufficiente per sostenere l’invasione indonesiana di Timor Est che diventò molto simile a un genocidio dell’età moderna. L’ambasciatore Moynihan disse che nei mesi successivi all’invasione circa 60.000 persone furono uccise. I morti sono poi aumentati fino ad arrivare a centinaia di migliaia.”

Jimmy Carter:“Le atrocità in Indonesia stavano aumentando. Carter aumentò il flusso di armi verso l’Indonesia […] per far sì che l’Indonesia completasse ciò che risultò un genocidio, uccidendo circa un quarto della popolazione.”

Ronald Reagan:“Reagan? Credo non ci sia bisogno di parlare nemmeno di lui. Voglio dire, Reagan è stato il primo presidente ad essere stato condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia per quello che chiamano ‘uso illegale della forza’ ovvero terrorismo internazionale nella guerra contro il Nicaragua.”

George H. W. Bush:“Possiamo iniziare con l’invasione di Panama che ha ucciso circa 3.000 persone.

Potremmo entrare nei dettagli della guerra in Iraq, […] L’amministrazione Bush attaccò e l’attacco fu considerato criminale stando al diritto bellico. Attaccarono le infrastrutture.

Per intenderci, se tu attacchi New York, e distruggi il sistema elettrico, il sistema delle fognature, etc., ciò equivale a dire guerra biologica, e quella è la natura dell’attacco.

Poi ci fu il regime delle sanzioni, (che fu principalmente di Clinton) […] che ha ucciso centinaia di migliaia di persone.”

Bill Clinton:“Una delle “minori” bravate di Clinton, e soltanto minori, fu quella di inviare un paio di missili da crociera in Sudan per distruggere quello che loro sapevano essere uno stabilimento farmaceutico. […] Stimate decine di migliaia di morti derivati da un solo missile da crociera. Roba pesante.”

George W. Bush: Anche qui, come per Nixon, Chomsky dice: “Di Bush (figlio) non credo ci sia bisogno di parlarne.”

Per chi invece volesse sapere qualcosa su Barack Obama, Premio Nobel per la Pace, suggerisco questo video dove, oltre agli indicibili crimini messi in atto dal presidente statunitense, Naom Chomsky parla anche dell’arresto di Julian Assange, il quale ha accusato Obama di “aver criminalizzato la libertà di parola più di qualsiasi altro presidente statunitense”.

Il titolo del video dice tutto: “Noam Chomsky su WikiLeaks, gli omicidi mirati di Obama e la rottura dell'America Latina dagli Stati Uniti”.

Come ha detto il professor Orsini nella sua intervista, a differenza di casa nostra, sembrerebbe che negli Stati Uniti gli intellettuali siano veramente liberi di accusare il Potere, senza alcuna riverenza nei suoi confronti.

Così come è libero il Potere di Washington di infischiarsene altamente delle loro accuse, e continuare a compiere i loro crimini contro l’umanità ricevendo perfino premi Nobel per la Pace.

A meno che non esca fuori un Julian Assange, e allora la tanta libertà statunitense verso chi li accusa… si va a far fottere.

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Questo l’articolo sull’intervista del professor Orsini: “Il Governo Draghi è un governo di burattini nelle mani della Casa Bianca

 

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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